lunedì 28 dicembre 2009

"Don Carlos e quelle contestazioni a Pavarotti"


Ricordo bene il Don Carlos alla Scala di Milano, anche se con sentimenti contrastanti: con tristezza perché lo spettacolo fu rovinato da contestazioni all’indirizzo di Luciano Pavarotti per un piccolo incidente occorsogli nel secondo atto (cosa che fu ampliata nei resoconti dei giornali del giorno dopo), ma anche con enorme gioia, perché segnò l’inizio di una mia bellissima e proficua collaborazione con il grande tenore, che ricordo con immensa ammirazione e affetto. Lo scorso ottobre lo abbiamo festeggiato e ricordato al Teatro Comunale di Bologna, in un concerto bello e commovente.

Grazia, 28 dicembre 2009

"Manon Lescaut e un'oca davvero intonata"


Ho partecipato a molte produzioni di Manon Lescaut: il capolavoro di Giacomo Puccini è un’opera che amo particolarmente per la bellezza e la complessità del personaggio femminile. Il primo ricordo associato a Manon Lescaut è quello del debutto a Torre del Lago (Lucca), dove il pubblico chiese il bis dell’aria In quelle trine morbide. Quella sera fu molto divertente l’entrata in scena: il palco infatti è costruito sul lago di Massaciuccoli, un posto bellissimo ma frequentato da una colorita fauna locale come oche e anatre. Nel primo atto ebbi il grande piacere di duettare oltre che col tenore, anche con un’oca che cantava a tempo perfetto di musica.

Grazia, 23 dicembre 2009

lunedì 21 dicembre 2009

"Francesca da Rimini e un bacio lunghissimo"


"Francesca da Rimini è uno dei ruoli più difficili del repertorio sopranile, ma anche uno dei più belli e sensuali. Fino a ora ho interpretato due stupende edizioni di quest’opera; durante quella cantata al teatro Sferisterio di Macerata è stato registrato un video molto bello, che contiene anche il bacio più lungo mai visto in scena: ben 45 secondi! Il pubblico lo ha paragonato a quello tra Ingrid Bergman e Cary Grant nel film Notorius di Hitchkook. Per mia fortuna l’uomo che ho baciato era in realtà mio marito, Fabio Armiliato"

Grazia, 21 dicembre 2009

sabato 19 dicembre 2009

"Casta Diva e un cellulare che non doveva suonare"


"Il debutto in Norma è stato uno dei momenti più importanti ed emozionanti della mia vita. Fu un grande trionfo nonostante all’inizio della celeberrima aria Casta Diva qualcuno avesse tentato di rovinare tutto facendo suonare un cellulare. Ricordo che in un lampo, spalancando gli occhi, decisi che non mi sarei fermata e non avrei dato la soddisfazione a nessuno di rovinare quella mia prima così importante. Alla fine dell’aria il pubblico si alzò in piedi in un’ovazione: per l’esecuzione, ma soprattutto per il sangue freddo!"

Grazia, 18 dicembre 2009

venerdì 18 dicembre 2009

Daniela Dessì ospite della settimana sul blog di Grazia!


Da oggi Daniela Dessì è l'ospite settimanale del blog della rivista Grazia. Si annunciano quindi interventi davvero succosi, visto che il sito già annuncia che ci racconterà qualche momento speciale della sua lunga carriera nelle opere di tutto il mondo. Stiamo anche cercando di farci dire qualcosa su Zeffirelli e su quanto sta accadendo in questi giorni, vedremo.

"Caro Franco, te le canto io!" (intervista a Chi)

Ecco l'intervista uscita nel numero 51 del settimanale Chi (ancora in edicola):



Buona lettura!!!

sabato 12 dicembre 2009

"Per Traviata serve la voce non la taglia 42"

Ecco l'intervista uscita su La Gazzetta del Mezzogiorno di sabato 12 dicembre 2009:


Buona lettura!!!

giovedì 10 dicembre 2009

"Sui commenti di Zeffirelli stendo un velo pietoso"


Roma, 10 dic. - (Adnkronos) - ''Avrei cantato molto volentieri 'La Traviata' all'Opera di Roma, ma Zeffirelli e' intervenuto anche su cose che non gli competono...''. Cosi' Daniela Dessi' commenta all'ADNKRONOS il forfait che il celebre soprano insieme con il marito Fabio Armiliato, star attese sul palcoscenico del Costanzi per il capolavoro verdiano, hanno dato ''per un insieme di circostanze -si legge nella nota della Fondazione lirica capitolina- legate alle scelte compiute nelle regie degli allestimenti''.

''Sui suoi commenti sulla mia vocalita' stendo un velo pietoso'', dice la Dessi' a proposito di quanto affermato oggi da Franco Zeffirelli nel corso della conferenza stampa di presentazione della 'Traviata'. ''Non sono cose che gli competono, i giudizi sulla vocalita' sono di competenza del direttore d'orchestra e non del regista. Ascolteremo le registrazioni della conferenza stampa e, se i miei avvocati lo riterranno opportuno, passeremo alle vie legali. La mia vocalita' e' a posto e lo dimostrano i successi recenti e il premio Abbiati appena vinto. Mi dispiace che le cose siano andate cosi' -aggiunge- avevamo studiato questo progetto con il maestro Gelmetti, e l'intenzione era di fare una 'Traviata' con una voce da soprano lirico, come ai tempi della Tebaldi o della Callas, invece che farla cantare a un soprano leggero. Visto come sono andate le cose, non me la sentivo di fare il 'Falstaff' di gennaio''.

''Quanto al fisico -conclude la Dessi' con ironia- sono alta un metro e settanta e peso 65 chili. C'e' chi mi considera una bella donna, io ho comunque un marito che tiene a me e mi cura e al quale io tengo e che curo''.
''Non mi aspettavo questi attacchi frontali da Zeffirelli -dice il tenore Fabio Armiliato all'ADNKRONOS- Aveva gia' contestato anche me per 'I Pagliacci' dello scorso maggio perche' mi considerava inadatto per il ruolo di Canio per il mio fisico a suo dire 'educato e aristocratico'. E io, per evitare lo scontro, mi ero ritirato''.

Armiliato, che forma con la moglie Daniela Dessi' una coppia nello spettacolo e nella vita, assicura: ''Con l'Opera di Roma abbiamo un solido rapporto da sempre e torneremo a cantarci. Per 'La Traviata' pero', dopo che e' stata contestata Daniela ho rinunciato anch'io. Il progetto -spiega il tenore, reduce dal successo della 'Turandot' al Petruzzelli di Bari- nasceva in un certo modo e non aveva senso che io partecipassi senza Daniela''.


http://www.libero-news.it/adnkronos/view/240580


http://www.libero-news.it/adnkronos/view/240582

"Zeffirelli furioso: insulti a giornalisti e alla Dessì per «La Traviata»"

Ecco quanto uscito sul Corriere della Sera dopo la conferenza stampa sulla Traviata prevista a Roma la prossima settimana. Ogni commento credo sia inutile...

ROMA - Lo Zeffirelli furioso, contro tutti, giornalisti ed artisti noti ed apprezzati. Conferenza stampa movimentata quella che si è svolta al Teatro dell’Opera per presentare «La Traviata» di Verdi, dal 18 dicembre al Teatro Costanzi, ultimo spettacolo della stagione. Le star sul palco dovevano essere Daniela Dessì e il marito Fabio Armiliato, ma è arrivato il forfait «per un insieme di circostanze legate alle scelte compiute nelle regie degli allestimenti». Anzi, la Dessì ha declinato anche la prossima regia di Zeffirelli, il Falstaff.

«LA DESSI' E’ UNA SIGNORA BEN PIAZZATA» - La rottura è chiara e Zeffirelli prima la imputa a ragioni vocali. «La Dessì non fa Falstaff? Beh mi spiace - commenta Zeffirelli - Quanto alla Traviata immagino sia per prudenza. Lei che ha avuto una gran carriera forse nello stato in cui è ora sente un confronto rischioso con il pubblico». Non è d'accordo Gianluigi Gelmetti, il direttore d'orchestra: «Sul fatto vocale non sono d'accordo. La Dessì ha una forma vocale eccellente. E come uomo devo ammettere che mi piace. Un appuntamento con la Dessi io lo prenderei». Ci vuole una seconda domanda a Zeffirelli per far emergere le vere motivazioni dell’esclusione: «La Dessì è magnifica per fare Alice ma non più Violetta, non è più vicina alla mia concezione di Violetta -dice Zeffirelli - ho visto le Violette di questa produzione, molto vicine alla mia idea di Violetta, che non è certo una signora ben piazzata con un marito che la cura sempre. Mi piace pensare ad una Traviata giovane, una cosa di ragazzi. Questa è forse la più bella Traviata che ho fatto, anche di più di quella che feci con la Callas, mi emoziono nel vedere questi due ragazzi con una vera credibilità. Il mio giudizio alla Dessi non è all'artista ma al fatto che non mi dia la Violetta che ho nel cuore».

INSULTA GIORNALISTA E DIFENDE BERLUSCONI - Già prima del giudizio sulla Dessì, Zeffirelli aveva scaldato l’atmosfera con insulti pesanti, a una giornalista Livia Bidoli, del sito di recensioni www.GothicNetwork.org, che ora minaccia una denuncia. Il regista raccontava di una Traviata all'Opera di Amburgo, con la festa di Violetta ambientata in una casa di prostitute che, dietro una parete trasparente, si vedono fare il bidet, e ha concluso: «del resto sono puttane, hanno bisogno di lavarsi, sono lì per fare cose, un po' alla Marrazzo». A questo nome la giornalista ha replicato con indignata violenza che lo stesso vale per Berlusconi, che non è ammissibile continuare a dire queste cose, che bisogna farla finita. A Zeffirelli, che gli chiedeva chi lei fosse, la donna ha risposto di essere della stampa e di aver partecipato alla manifestazione di sabato “No B-Day”. Lui allora si è scaldato ancor di più: «Lei sta insultando un suo amico e una persona di valore». La risposta arriva: «Non cominciamo con questa storia – dice la giornalista - , allora anche come il caso Berlusconi, che ha un casino a casa sua. Stiamo in piena crisi di governo e c'è chi si fa i casini». A questo punto il regista ha perso la pazienza ed è passato agli insulti: «Questo è un teatro serio, vada via mascalzona, cretina, lei è una stronza, vada a fare in culo, lei non ha cittadinanza qui, non si deve permettere, Berlusconi è un amico mio è un uomo straordinario».


http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_dicembre_10/zeffirelli_furioso_deleo-1602135254443.shtml

lunedì 7 dicembre 2009

Concerto di Natale e Solidarietà in Vaticano


Dalla nostra inviata ClaudiaO.:
Venerdì 4 dicembre 2009, nella solenne cornice della Parrocchia di S. Anna in Vaticano, si è tenuto il 7° Concerto di Natale e Solidarietà, in occasione dell’80mo anno dalla fondazione dello Stato Città del Vaticano.
Presentato da PIPPO BAUDO, e presenziato da S. Eccellenza MONS. PAOLO SARDI, il concerto, a scopo benefico per la popolazione peruviana di Apurimac, ha avuto un ospite d’onore di tutto riguardo: DANIELA DESSI’ che, accompagnata al pianoforte dal Maestro CHRISTIAN MAGGIO, ci ha regalato momenti di forti emozioni e inteso trasporto.
Il concerto è stato diviso in due parti. La prima – corale – ha visto impegnati il Coro “La Rocca” di Altavilla Vicentina (in attività dal 1978) e il Coro “S. Michele Arcangelo” di Loreo (nato nel 2001), che hanno interpretato in maniera ottimale i più svariati pezzi natalizi – da DeMarzi a Mozart. La seconda parte – solistica – ha, invece, potuto sfoggiare il nome di ANDREA CASTELLO (buon baritono dalla voce sempre chiara e pulita, nonché organizzatore dello stesso concerto) e la vera protagonista della serata: DANIELA DESSI’.
La voce della Dessì, sempre sapientemente controllata, sempre dolce nei passaggi, ha da subito riempito l’intera Parrocchia di Sant’Anna, creando un’atmosfera solenne e allo stesso tempo aggraziata, come solo una grande artista riesce a fare. Applauditissima nel Domine deus di Vivaldi, è quindi passata al Vidit sum dallo Stabat Mater di Pergolesi, dove con misurata eleganza, senza mai eccedere e sempre regalando fortissime emozioni, ha proseguito su una linea di canto morbida, dai colori pastello, perfettamente a suo agio nello scenario della Parrocchia settecentesca. A concludere l’Ave Maria di Gounod, la cui dolcezza d’esecuzione e la delicatezza dei passaggi resi con estremo garbo, han commosso un pubblico molto partecipe.
A fine serata tutti gli ospiti intervenuti, e calorosamente ringraziati dalle autorità vaticane, ci hanno regalato, fuori programma, una bellissima interpretazione dell’Adeste fideles, magico augurio per il Natale oramai alle porte.

Programma della serata:
• Coro “La Rocca” di Altavilla Vicentina:
- MISSUS EST (Bouzugnac)
- PRESEPIO (DeMarzi)
- NOTTE SANTA (DeMarzi)
- S’ACCESE UN ASTRO IN CIELO (Haendel)

• Coro “San Michele Arcangelo” di Loreo (Rovigo):
- SALVE MATER (Jaeggy)
- AVE VERUM (Mozart)
- PASTORI (DeMarzi)
- TU SCENDI DALLE STELLE (De’Liguori)

• Andrea Castello:
- PIETA’ SIGNORE (Stradella)
- AGNUS DEI (Bizet)

• Christian Maggio:
- O MIO SIGNOR (Haendel)

• Daniela Dessì:
- DOMINE DEUS (Vivaldi)
- VIDIT SUM (dallo STABAT MATER, Pergolesi)
- AVE MARIA (Gounod)

mercoledì 2 dicembre 2009

"Turandot apre in maniera grandiosa la stagione monegasca"


Scrigno ideale, il Forum Grimaldi doveva accogliere almeno una volta l’ultimo capolavoro di Puccini che ha aperto in maniera così grandiosa la stagione del Principato, come lussuoso regalo offerto in occasione della Festa nazionale. Opera complessa, dal carattere monumentale e implacabile, dominata dalla schiacciante personalità del title-role (che appare alla duecentocinquantesima pagina dello spartito!), Turandot, la cui sagoma muta poi minacciosa, incombe da un'estremità all'altra dell'opera, non tollera l'approssimazione o la mediocrità. Occorre per questo vulcanico peplum giocare schietti la carta della super produzione, perfino del grand guignol. Ora che i registi traspongono, riattualizzano, modernizzano, tradiscono senza limite, lo spettacolo firmato originariamente da Chen Kaige per il Palau des Arts Reina Sofia di Valencia è un successo. Con, in più, questa costante abilità dell'arte di far vedere e comprendere, cioè di contribuire largamente alla credibilità psicologica e teatrale delle situazioni di questo crudele racconto, anche sanguinario, che si sfoglia allora come un sontuoso e colorato racconto esotico di fate, che ci fa accomodare nella prima classe di un favoloso, fantasmagorico viaggio in un Cina fuori dal tempo.

I costumi autentici (Chen Ton Xun) e le scene (Liu Qing), le luci poetiche, soprannaturali di Albert Faura rimandano anch'essi ai sogni. Siamo davvero in un manga sontuoso ed irreale, vitaminizzato dalla più inventiva musica del verista in capo Puccini.
Non si esce indenni, ma come storditi, dalla rappresentazione, tanto quello che compare sulla scena è di una fluidità, di una progressione drammatica costante, avvincente dall’inizio alla fine, con questa gestione delle masse degna dei migliori show “made in Broadway”. Anche le ultime pagine, che non sono di mano di Puccini (si percepisce con rimpianto come una carenza strutturale tra testo e orchestrazione), non sono mai sembrate così limpide.
Con i suoi impressionanti effettivi orchestrali e corali che conferiscono all’opera una grande potenza emozionale, noi non demordiamo: per Turandot servono delle grandi voci la cui ampiezza permetterà di cantare naturalmente, senza quegli sforzi che producono una perdita della qualità del canto e dell’organo.

Col suo timbro di bronzo, Ramaz Chikviladze, dà vita ad un imponente e degno Timur. Dei tre ministri, onorevoli come si addice a dei mandarini, uno dopo l’altro ammantati di broccati o di garze cremose, il Ping di Giorgio Caoduro e il Pang di Norbert Ernst fanno del loro meglio per non schiacciare Florian Laconi (Pong).

Specialista del ruolo un po’ ovunque sul pianeta, Sylvie Valayre, sbriga la sua parte con diabolica intelligenza. Dardeggiando brillantemente i suoi si e do, il soprano disegna altrove più una ragazzina capricciosa che una principessa altera, inaccessibile e nevrotica. Ci si aspetta un iceberg cinese, ma qui si ha un ghiacciolo… Peraltro proprio carino e da sgranocchiare…

La simpatica coppia (nella vita come sulla scena) Daniela Dessì-Fabio Armiliato è semplicemente entusiasmante, superlativa! Daniela Dessì, seducente nella sua spontaneità, con una bella padronanza degli acuti tenuti sul fiato, delinea una toccante Liù. Fabio Armiliato infine canta un Calaf con disarmante facilità. C’è tutto: bagliore solare del timbro, orgoglio e dolcezza, vicino al massimo al testo musicale e alle sue sfumature, generosità, raffinata musicalità, sincerità. Ecco un tenore della stirpe di Gigli, Corelli oppure altri Del Monaco!

Osando Puccini in una dimensione da cerimonia funebre, tragica, lunare, Jacques Lacombe rivela un nuovo Puccini! Da tanto tempo la finezza, la ricchezza orchestrale e corale dell’opera non venivano così sontuosamente esaltate. Alla testa della Philarmonique de Monaco (fantastica), dei cori di casa rinforzati dalla falange di Montpellier (dall’esemplare generosità), il direttore originario del Québec, ha donato una lettura spettacolare ma sempre rispettosa delle diafane sfumature d’una partitura magica, unica, soprannaturale. Domanda per un campione: “Qual è dunque quell’opera esotica contemporanea del Wozzek d’Alban Berg?”…

Christian Colombeau
La Théatrotèque, 23/11/2009


jeudi 19 novembre 2009(sur invitation du Palais)
dimanche 22 novembre 2009
mardi 24 novembre 2009 (Monaco-UNESCO Gala 60e anniversaire)
Monte-Carlo, Forum Grimaldi

TURANDOT

direction musicale: JACQUES LACOMBE
mise en scène: CHEN KAIGE

LA PRINCESSE TURANDOT: Sylvie Valayre
CALAF: Fabio Armiliato
LIU': Daniela Dessì
PING: Giorgio Caoduro
PANG: Norbert Ernst
PONG: Florian Laconi
L'EMPEREUR ALTOUM: Guy Gabelle
TIMUR: Ramaz Chikviladze
UN MANDARIN: Gianfranco Montresor

Choeur de l'Opéra de Monte-Carlo; Stefano Visconti
Choeur de l'Opéra national de Montpellier Languedoc Rousillon; Noelle Geny
Choeur d'enfant de l'Académie de Musique Ranier III
Orchestre Philarmonique de Monte-Carlo

sabato 21 novembre 2009

Il Papa incontra gli artisti!


Sulla scia di Paolo VI° e dopo la lettera agli artisti di Giovanni Paolo II°, anche Benedetto XVI° si confronta con il mondo dell’arte.
Parteciperanno all’importante incontro, trasmesso in diretta su Raiuno alle 10.50 di sabato 21 novembre, circa 260 artisti, tra cui Daniela Dessì.
Inoltre A Sua Immagine racconterà l’evento nella puntata di domenica 22 novembre, in onda, sempre su Raiuno, alle 10.30.
Buona visione!

martedì 17 novembre 2009

"L'uomo senza età" ora in commercio!


Dal 13 novembre, in Italia e sul mercato internazionale, è finalmente in commercio Orchestraevoce il nuovo album di Francesco Renga nella cui versione "deluxe" è incluso anche l'Uomo senza età, duetto con Daniela Dessì presentato allo scorso Festival di Sanremo!

martedì 10 novembre 2009

"Premio Myrta Gabardi per la coppia Dessì & Armiliato"

"Milano, 09 novembre 2009 - In un anno ricco di premi da parte di associazioni musicali (Premio Abbiati, Premio Pentagramma d’Oro, Premio Bonci d’Oro, Premio Città Varese e Premio Operaclick), un ulteriore e importante riconoscimento alla coppia d’oro della lirica, Daniela Dessì e Fabio Armiliato, verrà consegnato il prossimo giovedí 12 novembre: il Premio Internazionale per la Musica Lirica Myrta Gabardi, patrocinato dal Comune di Milano e del Consolato Generale della Svizzera. L’evento si svolgerà alle 17:30 presso la Società Svizzera di via Palestro 2 a Milano.
Coppia inscindibile nella vita e nelle più artistiche e raffinate interpretazioni di un vasto repertorio operistico -così come si legge nella motivazione del premio fornita dalla famiglia Gabardi- il soprano e il tenore sono due vere star del mondo della lirica, e hanno cominciato la stagione 2009/2010 con Manon Lescaut a Bucarest, un concerto a Jesi per l’apertura del Festival Pergolesi Spontini, Madama Butterfly dell’amato Puccini a Belgrado, un concerto in omaggio a Luciano Pavarotti a Bologna, Tosca alla Staatsoper di Vienna e un recital a Busseto nella cornice del Festival Verdi in cui hanno raccolto il lungo applauso di un pubblico entusiasta e visibilmente commosso.

Creato dalla famiglia Gabardi in memoria della giornalista lombarda, il premio riservato a chi ha dedicato “una vita per la musica, una musica per la vita”, è stato consegnato in passato a grandi nomi come Roberto Abbado, Carlo Bergonzi, Carla Fracci, Luciano Pavarotti e l’Orchestra Filarmonica della Scala.

Durante l’evento verrano premiati inoltre i Carabinieri della Legione Lombardia (Premio alle Istituzioni), il giornalista Giovanni Morandi de Il Giorno (Premio Giornalistico), Fabio Calvi di TSI (Premio alla Regia Televisiva), Rubrica Storie di TSI (Premio alla Cultura Televisiva), Vittorio Testa (Premio al Giornalismo Musicale), Andrea Vitali (Premio alla Letteratura) e il complesso Sulutumana (Premio alla Composizione Musicale)."

Milano Lorenteggio

venerdì 30 ottobre 2009

"Quando nel canto c'è l'arte" (recensione dalla Gazzetta di Parma)

"Se si va a teatro per opere e concerti, si dovrebbe riuscire a fissare, ogni volta, qualcosa in più dell’emozione: verificare se esiste il segno - o il disegno - di un’interpretazione; capire quando oltre all’attimo di esaltazione (se c'è) sopravvive qualcosa che resta: di solito l’arte è lì.
Questa possibilità viene da tempo offerta al pubblico dal soprano Daniela Dessì e dal tenore Fabio Armiliato. Quando si ha in sorte di ascoltarli - come è avvenuto l’altro ieri al Teatro Verdi di Busseto - ci si accorge che tecnica, stile, qualità vocali sono sì la base imprescindibile per un’interpretazione convincente, ma non sono l’asettico strumentario a cui essi si affidano per cantare.
Daniela Dessì e Fabio Armiliato hanno saputo andare oltre: si avverte in loro una tensione permanente e felice per caricare di senso - che non è semplicemente «effetto» - la parola scenica; ogni respiro, ogni pausa, si associano a una precisa responsabilità musicale; ogni sillaba si sposa alla nota con piena consapevolezza di non dover essere subordinata al «recitare» (cioè di non oggettivare una finzione), ma di dover «esistere» in quanto musica e dramma insieme: verità, in fondo. Concerto finale del Festival Verdi a Busseto: Daniela Dessì e Fabio Armiliato hanno interpretato arie e duetti da I Masnadieri, Macbeth, La forza del destino, Don Carlo, Otello, Aida. Valida, poi, l’idea di proporre trascrizioni cameristiche da Aida e Trovatore con Marco Boemi (pianoforte) Francesco Dessy (violoncello) e Felice Clemente (clarinetto). Armiliato ha sviluppato negli anni un’inattaccabile coerenza psicologica e drammatica - fatta di voce, musica e nessuno sconto su se stesso - per restituire con intensità e dettaglio il profilo di personaggi come Carlo Moor, Alvaro, Don Carlo. Un Armiliato struggente - a Busseto - in «Di ladroni attorniato» dai Masnadieri; elegiaco e afflitto in «O tu che in seno agli angeli» dalla Forza del destino; amaro e sincero - senza beceri retaggi emulativi - in «Dio, mi potevi scagliar» da Otello. Daniela Dessì: quella voce screziata di miele e diamante, quell'aristocratica naturalezza nel cantare come se il soffio perverso di Lady Macbeth o la purezza di Desdemona ti sfiorassero i capelli. Eccola dunque inedita e superlativa nell’aria «La luce langue» dal Macbeth, sospesa fra cupi dubbi e inique speranze. E ancora splendida in «Ritorna vincitor» (Aida), «Pace mio Dio!» (Forza del destino), destrieri sui quali da sempre cavalca divina. Acclamati i duetti «Io vengo a domandar grazia» (Don Carlo), «La fatal pietra» (Aida), «Dio ti giocondi o sposo» (Otello). Teatro gremito, serata febbrile di applausi, ovazioni e bis dalla Traviata. Giusto ciel, ecco che ci voleva a Busseto: la Dessì e Armiliato!"

Elena Formica, Gazzetta di Parma

giovedì 29 ottobre 2009

E avanti a Loro applaudiva tutta Vienna...


Guardare l'aprirsi del sipario della Wiener Staatsoper è un po' come attraversare lo specchio di Alice, si viene trasportati in un'altra dimensione. O meglio ancora, è come fare un salto indietro di mezzo secolo, quando alla regia d'opera altro non si chiedeva che una rassicurante illustrazione delle indicazioni sceniche del libretto. Molto tempo è passato da allora e oggi, grazie a vere e proprie rivoluzioni registiche compiute, a più livelli, prima nel teatro di prosa e poi in quello lirico, la funzione visiva dello spettacolo è passata ad avere un ruolo totalmente attivo nell'interpretazione dell'Opera, un po' come avviene per il canto e la direzione ma (ovviamente) con maggiori margini di libertà. In questa produzione, creata nel 1958 per una leggendaria Tosca con Renata Tebaldi sotto la bacchetta dell'immortale Herbert von Karajan e che porta la firma della ballerina-coreografa Margarethe Wallmann (mentre i bellissimi costumi così come i cupi fondali sono di Nicola Benois), c'è la Maddalena, c'è il canapè nello studio di Scarpia, ci sono i candelabri, c'è l'enorme Arcangelo Michele nel terzo atto. Non manca nulla insomma.
Altrettanto completa è la parte musicale dello spettacolo, a cominciare da una Daniela Dessì in forma smagliante che ci conferma ancora una volta l'indissolubile legame con l'Eroina pucciniana. Già dal primo atto colpiscono la morbida dolcezza donata al duetto con Mario ma anche la dolorosa tristezza dell' "Ed io venivo a lui tutta dogliosa"; negli atti successivi è il versante drammatico a farla da padrone grazie alla prorompente teatralità dell'attrice sempre però al servizio della partitura pucciniana. Interpretazione magistrale insomma, coronata da un "Vissi d'arte", gioiello nel gioiello, di sfavillante emozione.
Prendete un'abbondante manciata di acuti sfavillanti (il "Vittoria!" era in questo senso elettrizzante), una ricca dose di mezzevoci di qualità sopraffina e accostatele ad un physique du role che più idoneo non si potrebbe: ecco il Mario Cavaradossi di Fabio Armiliato. Anche per il tenore genovese è una prova maiuscola, in cui svetta la ricerca di dinamiche espressive sempre varie ed inedite: citiamo, per quanto rigurda questa recita viennese, la lunga serie di pianissimi nel duetto del terzo atto atto, sfumato, anche grazie al dilatarsi dei tempi orchestrali, in una delicata visione quasi onirica. Abbiamo citato l'orchestra e prendiamo qui la palla al balzo per elogiare l'Orchestra della Wiener Staatsoper che, sotto la diligente bacchetta di Keri-Lynn Wilson, realizzano una bellissima prova, in cui le sonorità sono sì ampie ed impetuose, ma mai arrivano a coprire il canto.
Il resto del cast si dibatteva tra la sufficienza e la mediocrità, a cominciare dallo Scarpia di Egils Siliņš, dotato sì di bella voce, ma che (debuttante nel ruolo in questo teatro) fatica perfino a ricordare la parte.
La bella serata si è conclusa in trionfo, tra le standing ovation del pignolo pubblico viennese ed il lancio di fiori alle due star italiane.


17 ottobre 2009
Wiener Staatsoper
TOSCA

dirigentin: Keri-Lynn Wilson
inszenierung: Margarethe Wallmann
buhnebild und kostume: Nicola Benois

FLORIA TOSCA: Daniela Dessì
MARIO CAVARADOSSI: Fabio Armiliato
IL BARONE SCARPIA: Egils Siliņš
CESARE ANGELOTTI: Marcus Pelz

Orchester der Wiener Staatsoper

Qualche video:
- "E qual via scegliete..."
- "Floria... Vittoria!"
- "Oh dolci mani..."

mercoledì 28 ottobre 2009

"Di sua voce il mistero l'anima mi colpì... certo quando è sincer l'amor parla così..."


Dal nostro inviato Testa: "Dopo lo splendido concerto per il 150°anniversario della nascita di Giacomo Puccini dello scorso 27 dicembre, Daniela Dessì e Fabio Armiliato ritornano nel bellissimo Teatro Madlenianum di Belgrado per l'inaugurazione ufficiale della nuova stagione e lo fanno questa volta con una delle opere più celebrate del grande compositore toscano: Madama Butterfly.
Un vero e proprio "battage" di grande livello mediatico anticipa così questa attesissima ed unica recita di Gala del 5 ottobre dove le due stelle della lirica italiana vengono presentate ed attese come grandi protagonisti assoluti all'interno di questa stagione. Altro motivo d'interesse e curiosità oltre all'aspetto canoro già garantito in pieno da questi due grandi artisti, arriva dall'allestimento di questa Butterfly realizzato dal regista e coreografo Dejan Miladinovic. Il design scenico e l'impostazione grafica della scena presentata, trasporta questa opera pucciniana addirittura all'interno di un videogioco con tanto di scelta in video (presente con fondali virtuali e vari loghi e immagini di windows per tutta la durata dell'opera) dei protagonisti all'inizio, e con gli atti che si susseguono, qui tramutati in "livelli da completare" sino allo scontato "game over" finale. Scelta a dir poco bizzarra che se in parte servirebbe a giustificare tutte le trovate e le improbabilità disseminate all'interno dell'opera pucciniana trasposta appunto in un videogame (di cui però in vero non se coglie lo scopo finale) dall'altra parte riesce solo nell'intento di sconvolgere il tradizionale scenario giapponese fatto di porte a soffietto e paraventi, con una visuale ed una ambientazione in pieno stile cyber-virtuale. Forse l'idea era quella di presentare ai giovani d'oggi l'arte teatrale dell'opera come un "mondo" più vicino a loro? Oppure creare il passaggio ideale fra un libro di racconti ormai inpolverato ad una più lucente Playstation? O ancora, forse l'unico messaggio voleva essere ragionando raffinatamente di pensiero:Oggi il giappone è questo e racconterebbe così questa storia? Quello che un melomane si chiede probabilmente invece è soltanto questo:Ce ne era davvero bisogno? Fortunatamente, la musica rimane quella eterna ed immutabile nel tempo del grande Giacomo...
Nonostante il vestito preso direttamente da Guerre Stellari nel primo atto e quelli miracolosamente meno "vistosi" degli atti successivi, Daniela Dessì rimane la grande Cio-Cio-San di sempre: precisa sino al maniacale in ogni piccola sfumatura del suo fraseggio e dotata di una pulizia vocale e di una freschezza di canto senza eguali, passa dal registro acuto a quello grave con una facilità tale che non può che incantare e rapire il fortunato ascoltatore presente. L'attesa aria "Un bel di vedremo" e l'aria finale "Tu tu tu piccolo iddio" sono solo piccole grandi perle incastonate in una performance di estremo altissimo livello. Essa è oltremodo affascinante nelle movenze in scena: sembra infatti aver assimilato in pieno e nel senso questa Cyber-Butterfly, senza però mai snaturarne l'anima ed i suoi contenuti.
Fabio Armiliato ci presenta un Pinkerton gioco forza diverso dai suoi precedenti successi nel ruolo ma con lo stesso entusiasmante risultato. Vocalmente impeccabile per tecnica e coloritura del suono, la sua bellissima timbratura ben si sposa con questo personaggio dove riesce ad imprimere sia tutta la spavalderia dell'inizio opera che lo cotraddistingue sia la drammaticità del suo canto nella parte finale di essa quando nella sua 'interpretazione di "addio fiorito asil" riesce a far risplendere tutta la sua classe a dispetto di un costume a corazza che mal si addiceva a cotanta grazia canora.
Brava e duttile la Suzuki di Nataša Jović-Trivić. Non sempre gradevole nella sua emissione vocale è comunque precisa e scenicamente adatta al ruolo richiesto.
Sharpless era Vladimir Andrić. La sua voce mal proiettata e spoggiata spesso stona sensibilmente. E pensare che questo ruolo non si può dire certo che presenti traiettorie vocali impervie... Meglio vocalmente ma non entusiamanti Darko Đorđević, Predrag Milanović e Nebojša Babić, rispettivamente Goro, Yamdori e il Commissario Imperiale.
L'orchestra del teatro dotata di ben pochi ma validi elementi,è stata ben diretta da Željka Milanović la quale ha avuto il pregio di trovare il giusto equilibrio in termini di volume del suono e di tempi imposti.
Una intensa pioggia di applausi ed ovazioni accompagnano l’uscita dei due protagonisti principali che meglio non potevano dare ed attribuire un vero senso compiuto a questa improbabile Butterfly.
I vertici del Teatro Madlenianum (particolare singolare,il teatro è gestito da una società privata) mai come questa volta dicono, hanno benedetto la presenza artistica di Daniela Dessì e Fabio Armiliato che davvero hanno dato lustro e significato speciale a questa apertura di stagione con una serata di Gala d’altri tempi."

5 ottobre 2009
Belgrado, Madlenianum
MADAMA BUTTERFLY

personaggi principale ed interpreti:
CIO-CIO-SAN: Daniela Dessì
PINKERTON: Fabio Armiliato
SUZUKI: Nataša Jović-Trivić
SHARPLESS: Vladimir Andrić

direzione: Željka Milanović
regia: Dejan Miladinović

venerdì 23 ottobre 2009

"A TAVOLA CON VERDI" (intervista a "Chi"):

Ecco l'intervista uscita nel numero 43 del settimanale Chi (ancora in edicola):


martedì 20 ottobre 2009

Intervista a Daniela Dessì! (dal blog Qui la Voce)


In vista del suo debutto europeo nella Traviata di Zeffirelli all'Opera di Roma abbiamo incontrato Daniela Dessì, uno dei più grandi soprani italiani attualmente in attività. I suoi esordi, il suo repertorio, riflessioni su musica, teatro, media, i ricordi alla Scala, quelli d'oltreoceano, i progetti futuri... Ecco cosa ha raccontato in esclusiva per Qui la Voce:

Daniela Dessì si rivela al mondo dell’opera vincendo il concorso internazionale della RAI nel 1980, il primo di numerosi riconoscimenti che arriveranno nella sua carriera. Un ricordo di quel momento e del successivo debutto teatrale.
Proprio ieri sera leggevo un libro su Maria Callas, un'artista ma anche una donna su cui è stato detto tanto e forse troppo, e il racconto dei suoi primi anni mi ha riportata ai miei inizi. L'inizio è simile per tutti, si ha voglia di fare e di divenire qualcuno, di dire la propria parola in questo mondo teatrale. Nel mio caso ricordo molto bene che una sera, quando avevo sedici anni, a Brescia davanti ad un cartellone del teatro dissi a un’ amica che era con me: "io voglio assolutamente diventare una grande cantante lirica". Ho studiato tanto per realizzare il mio sogno; in questo campo non bisogna mai farci prendere dalla fretta. Vincere i concorsi è molto importante perchè aprono le porte dei teatri, anche se oggi tanti giovani bruciano le tappe troppo in fretta. Grazie a quel concorso Rai ebbi la possibilità di conoscere il Maestro Herbert von Karajan e di lavorare con lui, e fu un'esperienza meravigliosa.

Da quel 1980 sono passati quasi 30 anni; in questo periodo abbiamo visto spaziare il suo repertorio in varie direzioni. All’inizio è stata impegnata anche in produzioni di titoli settecenteschi, poi via via è arrivata fino a Verdi, Puccini e la giovane scuola. Come ha fatto ad affrontare ruoli così diversi? La tecnica è davvero una sola?
Ho iniziato a cantare quando ero ancora molto giovane, a diciotto anni e per una ragazza di quell'età pensare ad un repertorio di melodramma puro (Verdi, Bellini, Puccini) sarebbe stato folle. E' un omicidio vocale affrontare quel tipo di repertorio con una voce ancora giovane e quindi non ancora allenata per quei ruoli. All'inizio, volente o nolente, ho dovuto pensare a fare cose più semplici che mi hanno però arricchito in esperienza musicale, anche perchè realizzate in contesti prestigiosi. Nel tempo ho potuto usufruire dell'aiuto che mi hanno dato queste opere del Settecento. Quando la voce matura, e questo può avvenire solo con la tecnica (che è la base di tutto) e lo studio, si possono affrontare i grandi personaggi del repertorio. Con la tecnica si arriva ad avere anche sicurezza come attori, perchè se abbiamo preoccupazioni o difficoltà sul piano vocale non si è liberi di recitare e cantare bene. La base tecnica è una sola, poi chiaramente bisogna passarla attraverso la propria personalità e quindi possono variare alcuni aspetti.

Oltre a Verdi e Puccini, al settecento e al novecento, anche il belcanto nel suo repertorio, da Rossini a Bellini, alle regine donizettiane. Quali sono le difficoltà nell’eseguire questo tipo di repertorio e nel confrontarsi con la scrittura impervia che i compositori riservarono alla Pasta, alla Ronzi e alle altre grandi dive del passato?
Direi che oggi affrontare ruoli simili è una vera scommessa. Sono estremamente impervi rispetto forse ad anni fa in cui si potevano affrontare meglio per un’altezza diversa del diapason. Vanno affrontati con coraggio ed un pizzico di presunzione, bisogna sfidare la musica e la partitura, superare queste sfide ci aiuta a gestire anche l’aspetto visivo ed auditivo. La preparazione vocale di queste opere in particolare deve essere fatta con uno studio tecnico rigoroso perché le note vanno messe a punto una per una.


Parlando invece dei cantanti del passato più recente, quali sono quelli che l'hanno colpita di più e perchè?

Conoscere il passato e i suoi cantanti è un bagaglio molto importante per un artista di ora, è come studiare la storia. Ci sono stati per me tanti modelli da seguire anche per prendere da ognuno un piccolo segreto. Tra i soprani amo Rosa Ponselle che è stata una delle più grandi cantanti di tutti i tempi, amo Maria Callas per lo spirito di innovazione vocale e teatrale che aveva, e poi potrei citare la Tebaldi o la Scotto. Ammiro comunque sempre chi è bravo e si sa distinguere e questo vale per il passato così come per il presente.

Daniela Dessì ha avuto il privilegio di cantare diretta dalle più grandi bacchette. Sappiamo che il direttore d’orchestra ha un ruolo fondamentale nella preparazione di uno spettacolo. Quali sono i direttori che le hanno dato di più in termini sia musicali che umani?
Non sempre la musicalità si sposa con l’umanità, però quando si fa musica una delle cose belle è che si è uniti da questo filo invisibile che è la musica stessa e tutti parliamo la solita lingua. Non potrei citare un direttore o due o tre, perché ognuno mi ha dato qualcosa, da Karajan ad Abbado a Muti, Kleiber o Sinopoli. Per me è stata una grande scuola poter seguire i consigli di così grandi direttori, è stato importantissimo perché mi hanno sempre dato la sicurezza per tirare fuori le mie possibilità e confrontare le mie idee con le loro. Dico volentieri che ho COLLABORATO con loro più che lavorato, perché lo spettacolo si fa tutti insieme ed ognuno ha una parte che è fondamentale. Da giovane è importante incontrare figure così significative e da grande posso dire che quelle collaborazioni hanno costituito momenti di grande confronto musicale.

Grandi bacchette e grandi teatri: tra tutti il Teatro alla Scala, considerato il massimo teatro lirico italiano e uno dei più grandi al mondo, nel quale ha cantato più volte trionfando davanti a quello che viene considerato il pubblico più esigente. Cosa rappresenta per lei la Scala? E cosa rappresenta oggi in generale?
Amo molto la Scala, è indubbiamente il tempio della lirica. Il pubblico è sincero e diretto e ti da sicurezza. Purtroppo oggi rappresenta per i giovani cantanti un punto di partenza quando invece secondo me dovrebbe rappresentare un punto di arrivo come era anni fa, è stato un errore degli ultimi anni questo, ma spero che si capirà. Avere dei trionfi alla Scala ti riempie di gioia e di forza per andare avanti nel tuo mestiere…e poi…è il teatro di Verdi…

A proposito di Verdi e della Scala, guardando ed ascoltando l’ultima inaugurazione scaligera col Don Carlo, a noi è venuto subito in mente il suo famoso Don Carlo alla Scala col maestro Pavarotti (debuttante nel ruolo dell’infante), Riccardo Muti e la regia di Franco Zeffirelli. Pavarotti stesso rinnegherà la propria interpretazione, noi riascoltando alla luce di questi anni, diciamo che fu un grandissimo allestimento e grandissime furono le interpretazioni dei protagonisti. Un ricordo di quell’evento e del maestro Pavarotti.
Ti dico subito che quella produzione l’ho sempre difesa perché l’ho apprezzata molto, l’abbiamo voluta tutti e abbiamo lavorato tanto per realizzarla. In molti hanno disprezzato quello spettacolo, tanto rumore poi in particolare per una nota strozzata di Luciano contro cui era stata organizzata una vera e propria battaglia. Ricordo con molta precisione le parole che mi disse mio padre in quell’occasione:”vedrai che tra tanti anni potrai dire, io a quel Don Carlo c’ero”, colse pienamente nel segno. Per Luciano questo è stato un grande cruccio per molti anni, ho trovato irriverente fargli un torto così grande e anche se è ovvio che il teatro è fatto anche di queste cose lui non doveva assolutamente aspettarsi niente del genere, poi per una nota soltanto. Ad alcuni cantanti si perdonano cose ben peggiori. E’ stato un tenore veramente meraviglioso.

Qual’è la sua concezione registica di uno spettacolo? sappiamo e vediamo che molti registi oggi tendono a prendersi troppe libertà nell’opera, spesso andando in direzione completamente contraria alle volontà degli autori dell’opera stessa.

Hai detto bene. Io credo che la produzione debba essere rispettosa per la voce e per la musica. Bisogna che il cantante, già sottoposto allo stress vocale debba riuscire a muoversi e cantare liberamente. Per me la classe, il gusto e l’equilibrio sono cose fondamentali per l’allestimento di uno spettacolo.

L'aspetto scenico nell'opera, come già sottolineato, è fondamentale, e Daniela Dessì è una grande cantante-attrice, come ha più volte dimostrato. Com’è cambiato negli anni il suo rapporto tra canto e recitazione? Quale preparazione c’è dietro? come si può governare l’emozione in scena?
Sicuramente qualcosa è cambiato perché l’esperienza teatrale migliora anche l’equilibrio tra resa vocale e resa scenica. Per recitare bene bisogna avere certamente una sicurezza vocale grande, i problemi fisici e quindi vocali ostacolano la buona riuscita della recitazione. Fin dall’inizio della mia carriera sono sempre entrata nel personaggio, dicendomi:se fossi lei cosa farei? Bisogna capire lo stato d’animo del personaggio, che cambia del tempo. A seconda di come mi sento chiaramente ogni sera l’interpretazione sarà diversa nelle piccole sfaccettature. Purtroppo non ci sono trucchi per governare l’emozione, si deve riuscire a limitare l’azione dell’immedesimazione sul nostro stato d’animo; quando entro in scena e mi succede di essere ansiosa mi dico sempre:”se ora hai paura, ricordati che la paura frega e otterrai un risultato negativo”. Quando vado davanti al pubblico penso che questo sia li per darmi carica e non per togliermela, entrare nel personaggio è molto importante appunto anche per eliminare l’ansia.

Cosa significa lavorare al fianco della persona che le è accanto anche nella vita (Fabio Armiliato)? è più difficile o più facile che cantare con altri colleghi?
Ovviamente è più facile, è chiaro che tutto si semplifica perché c’è un modo diverso di capirsi e quindi di agire di conseguenza, basta uno sguardo per comunicare qualcosa e quindi si risolvono tante problematiche. C’è però anche uno stress maggiore per l’altro da parte di entrambi ed in questo senso è più difficile che cantare con altri colleghi.

A proposito di emozioni, personalmente ho un ricordo molto emozionante della Madama Butterfly del centenario a Torre del Lago nel 2004. Che legame ha con questo personaggio e che emozione ha provato nel cantarlo a Nagasaki?
Ho un rapporto straordinario col personaggio di Butterfly, anche perché l’ho cantata in tutti i più grandi teatri dal Metropolitan a Madrid alla Scala, quindi diciamo che è un’opera che più di altre mi ha portata in giro. Per Cio Cio San ho davvero un affetto particolare, attraverso lo studio del personaggio ho potuto capire le usanze e i modi di pensare delle donne giapponesi, un popolo dotato di grande sensibilità e che apprezzo moltissimo. Sono stata la prima occidentale a cantare Butterfly a Nagasaki ed in Giappone, ed anche questo è stato molto importante. Poi devo dire che quest’opera è stata sempre boicottata, soprattutto agli inizi, e per amore verso Puccini che ci teneva tanto amo forse ancora di più Butterfly.


Rimaniamo in tema di personaggi ai quali è legata; mi piacerebbe sapere alcuni ruoli che rappresentano su tutti la sua personalità artistica e i carattere psicologici che in essi sente più vicini ai suoi.

E’ una domanda molto difficile questa perché non è facile scindere la musica dai personaggi. Però potrei dire per esempio TOSCA, prima di tutto perché penso che più vicina di Tosca ad una cantante lirica non ci sia nulla, Tosca è una cantante lirica, poi per la sua forza, la passionalità ma anche la fragilità della donna, insomma racchiude alcuni tratti che ritrovo anche in me molto forti. Adoro NORMA che è un personaggio a tutto tondo, fortissimo e allo stesso tempo dolce, di MANON LESCAUT invece mi piace cogliere gli entusiasmi giovanili e le superficialità di un’età ingenua che poi sfociano nel drammatico finale, questo lo trovo molto interessante. Un legame particolare, come ti ho già detto prima, è quello che ho con CIO CIO SAN che se è molto lontana da me perché appartenente a tradizioni diverse mi da molte emozioni, principalmente perché è una mamma e io sento molto forte questo ruolo nella mia vita. E poi direi ancora AIDA di cui mi affascina la forza che sprigiona pur essendo una principessa ridotta in catene ed infine FRANCESCA DA RIMINI un ruolo sensuale e dolcissimo, affascinante la sua storia ma di grande difficoltà vocale e interpretativa.


Norma in particolare è un'opera che ha debuttato di recente e che le ha regalato un grandissimo successo; può raccontarmi brevemente come si prepara e in quanto tempo una parte così impegnativa?

Norma l'ho preparata teatralmente in una sola settimana, perchè nonostante avessi voluto riservare più tempo alla realizzazione scenica i miei impegni non me lo hanno permesso. Dal punto di vista psicologico e musicale ho avuto modo di prepararla mentalmente fin da ragazzina, è stata un'opera che ho sempre amato tanto. Era matura dentro di me. Prima di prepararla con lo spartito nei dettagli musicali e vocali avevo già una conoscenza completa del ruolo.

Tra i suoi imminenti impegni invece c’è una Traviata con Zeffirelli all’Opera di Roma. Ci parli un po’ del lavoro dietro a questo personaggio e del lavoro con uno dei più grandi registi italiani.
La Traviata l’ ho già cantata qualche anno fa in Giappone, è ruolo meraviglioso per me, e sarà a Roma il debutto europeo. E’ un personaggio che conosco da tanto tempo, perché come per Norma è una delle prime opere che si ascoltano e Violetta ha avuto una lunga maturazione dentro di me da quando sono molto giovane. E’ ricchissima emotivamente e come personaggio teatrale. Vorrei dire però questo: che sono una Traviata un po’ “all’antica”, nel senso che la risolverò con la mia voce da lirico spinto come facevano Renata Tebaldi o Virginia Zeani. Spesso è stata ed è affidata a soprani leggeri che risolvono il primo atto ma poi hanno difficoltà negli altri due proprio perché la scrittura di verdi cambia col cambiare del personaggio. La mia Traviata mirerà alla drammaticità. Con Zeffirelli non ho ancora lavorato su Violetta, ma ne parleremo poi…

Sappiamo tante cose sul teatro d’opera passato, ma oggi cosa significa essere una cantante di primo livello e come si vive nel mondo operistico?
Il teatro è sicuramente cambiato molto con il passare del tempo ed il conseguente avvento dei media ed oggi è un luogo per i soli amanti della musica; l'opera non è più un genere musicale radicato nella cultura anche di tipo domestico come era anni fa. Di conseguenza è ovviamente diversa la situazione dei divi dell'opera rispetto a cinquanta o sessanta anni fa, quando i cantanti divenivano star in ogni senso. Oggi sicuramente dobbiamo lavorare di più per affermarci rispetto a quanto facessero in passato. Per me è stato sempre il più grande desiderio cantare e fare parte di questo mondo da protagonista. Non so come avrei affrontato il teatro se avessi cantato in quell'epoca, ma oggi lo amo davvero molto.


Parlando appunto dei media, oltre che a teatro, la vediamo anche in tv sia nei suoi panni che in quelli delle eroine che incarna (ricordiamo di recente i telecast di Norma e Francesca da Rimini andati in onda proprio sulla Rai) Il suo rapporto con i media, specialmente con la tv, e più in generale qualche riflessione sul rapporto tra opera lirica e mezzi di comunicazione di massa.

Io considero molto importanti i media per la divulgazione, anche dell’opera lirica, se fatta però con cognizione di causa. Non mi metterei mai a frequentare programmi non utili alla diffusione dell’opera in Italia o all’estero. Però a volte mi piace anche divertirmi in modo intelligente come è accaduto a Sanremo quest’anno, mi piaceva l’idea di collaborare con Francesco Renga e mi piaceva la canzone dedicata ai grandi tenori del passato, portare l’opera a Sanremo che è una grandissima vetrina internazionale è un modo per riproporla anche ad un pubblico diverso. Cerco di far capire anche ai media più leggeri, come i rotocalchi, quando rilascio interviste o fanno servizi su di me che il cantante lirico non è, come in tanti purtroppo pensano, una mummia, una persona che non si stacca dal proprio mondo, ma che è una donna o un uomo normale. Cerco di essere presente in tv quando posso parlare di opera, non sono presenzialista e non cerco in tv un’autocelebrazione, che è un fattore negativo. Essendo presente a volte in alcuni programmi spero di trovare nuove persone che si appassionino al teatro operistico.

Sempre in tema di "comunicazione", Daniela Dessì è anche quotatissima insegnante. Cosa rappresenta per lei l’insegnamento e quali principi generali cerca di trasmettere ai suoi allievi? Ci sono voci interessanti oggi?
Per me l’insegnamento è meraviglioso, è una straordinaria possibilità per poter trasmettere quel poco o quel tanto che ho imparato nella mia carriera. Mi sono resa conto ultimamente che il problema più grande è l’insicurezza, le scuole di canto in Italia sono davvero troppo poche. Vorrei trovare una persona cui poter dare tutto quello che ho imparato, che un giorno qualcuno cantasse come canto io e portasse avanti quello che ho iniziato. Le voci ci sono oggi e c’è anche una buona volontà di imparare, è che vengono gestite male, perché si canta, e si lascia cantare, tutto e subito. Questo è l’errore più grande perché porta a rovinare una voce e una carriera.

Un grazie a Daniela Dessì da Qui la Voce, con la speranza di ritrovarla presto quì come a teatro.


Qui la Voce, 17 ottobre 2009

MUSICA: applausi per coppia Dessì-Armiliato in "Tosca" alla Staatsoper di Vienna


ANSA - VIENNA, 19 OTT - Grandi applausi alla recita di Tosca alla Staatsoper a Vienna con star tutte italiane, Daniela Dessì e Fabio Armiliato, e un direttore donna sul podio dei Wiener Philharmoniker, la canadese Keri-Lynn Wilson. Giunta alla 529esima recita, questa Tosca - una produzione storica, oggi molto datata, della scomparsa Margarethe Wallmann risalente agli anni '50 nell'era di Herbert von Karajan - era affidata ieri alla rinomata coppia di cantanti italiani, coppia nell'arte e nella vita Dessì-Armiliato,molto popolari a Vienna. Convincente anche la conduzione della Wilson, giovane e bella canadese moglie nella vita di Peter Gelb,sovrintendente della Metropolitan Opera a New York, che ha accompagnato con tensione drammatica e vigore la travolgente musica di Giacomo Puccini. Superba l'interpretazione della Dessì, che nei panni di Tosca ha dominato l'azione scenica. In forma eccellente anche Armiliato (Cavaradossi), degno partner anche sulla scena della cantante. Il basso baritono lettone Engils Silins era Scarpia. Boati a scena aperta nelle arie più famose (Vissi d'arte vissi d'amore... E lucevan le stelle... O dolci mani...) e delirio di applausi alla fine con parecchi occhi rossi in sala dopo la fine tragica deidue amanti.
Flaminia Bussotti: ANSA - Vienna

lunedì 19 ottobre 2009

"Buon compleanno, Maestro" (recensione da Operaclick.com)


"Dolce notte, quante stelle. In questo verso di pucciniana memoria si riassume l’esito del grande concerto di beneficenza organizzato dalla Fondazione Luciano Pavarotti al Teatro Comunale di Bologna in occasione del 74° compleanno del celebre tenore. Il pubblico partecipa numeroso e la sala del Bibbiena si riempie in ogni ordine di posti. Gli spettatori accorrono al richiamo del nome dell’artista e, oltre ad omaggiarne la figura con la propria presenza, contribuiscono alla causa dell’ANT, Associazione Nazionale Tumori, cui l’intero incasso della serata è devoluto. Abbiamo la sensazione che non si tratti però dell’abituale pubblico bolognese, ma di una platea più variamente composta, comprensiva di neofiti, di appassionati venuti da lontano e di tenaci ammiratori di qualche specifica personalità musicale chiamata ad esibirsi nel corso della manifestazione. Sul palco infatti una schiera di fulgidi astri della lirica si raccolgono intorno alla memoria del compianto collega-amico. Non accade spesso di assistere ad un evento musicale così ricco di presenze di spicco. La rosa dei solisti è davvero sorprendente e comprende i nomi di Fabio Armiliato, Fiorenza Cedolins, Carlo Colombara, Daniela Dessì, Marcello Giordani, Andrea Griminelli e Raina Kabaivanska, accompagnati dall’Orchestra Arteatro del Teatro Sociale di Mantova, guidata dal M° Fabrizio Maria Carminati. Lo sviluppo della serata è abilmente concertato da un brillante Lucio Dalla che, in veste di presentatore, condisce l’atmosfera con l’elegante ironia di chi ha intimamente conosciuto ed ammirato Luciano Pavarotti. I numerosi aneddoti di vita raccontati, i videomontaggi commemorativi proiettati sul grande schermo e la voce stessa di “Big Luciano” diffusa in sala hanno contribuito a rievocare la figura semplice ed al contempo incisiva di un uomo che ha fatto la storia della musica.

A completamento della prestigiosa rosa di presenze femminili si fronteggiano, forse per la prima volta sullo stesso palcoscenico, due tra i più celebri soprani della scena lirica odierna: Fiorenza Cedolins e Daniela Dessì.

Daniela Dessì si fa attendere e, stravolgendo l’ordine del programma di sala, non compare in scena che nella seconda parte del concerto. Tuttavia l’affetto che il pubblico bolognese le riserva è grande e sincero, tanto che al termine di una delle romanze eseguite un grido levatosi dalla platea prorompe con ammirazione: “E’ così che si canta!”. E l’applauso abbondantemente fragoroso appena terminato viene subito replicato. In verità appare un poco sbrigativo l’approccio a “Vissi d’arte”, forse penalizzato dalla scelta di una ritmica non particolarmente funzionale all’esaltazione del fraseggio, e la voce, pur distinguendosi per volume e proiezione, incorre talvolta in qualche forzatura nel registro acuto. Ma in “Pace, pace, mio Dio” l’artista raggiunge un livello d’espressività perfettamente compiuto, arricchito da un carisma interpretativo particolare e da una buona disinvoltura nella gestione della massa vocale, sempre preziosa ed abbondante, assolutamente in grado di riempire la sala.

Non è da meno la partecipazione maschile, che vede in Fabio Armiliato uno dei protagonisti più brillanti della serata. Il tenore propone dapprima una convenzionale interpretazione di “E lucean le stelle”, ma convince del tutto in “Un dì all’azzurro spazio”, dove ha modo di cimentarsi in un approccio più autenticamente drammatico e penetrante, costruito su di un canto sfogato di gusto eroico che molto si addice alle caratteristiche vocali dell’interprete e conferisce una vibrante passione all’interpretazione."

Filippo Tadolini
, Operaclick.com

12 ottobre 2009
Teatro Comunale di Bologna
Buon compleanno, Maestro
Fabio Armiliato, Fiorenza Cedolins, Carlo Colombara, Daniela Dessì, Marcello Giordani, Andrea Griminelli, Raina Kabaivanska
Orchestra del Teatro Sociale di Mantova; Fabrizio Maria Carminati

giovedì 8 ottobre 2009

"Emozione Armiliato-Dessì: a Jesi il trionfo del belcanto" (recensione da IL MESSAGGERO - Ancona)


"JESI - Un pubblico entusista, plaudente e festoso ("Siete meravigliosi!" ha detto la Dessì tra gli applausi finali) ha accolto giovedì sera il poderoso recital di Daniela Dessì e Fabio Armiliato che, impegnati in un programma lungo e complesso, hanno inaugurato la 42° Stagione Lirica del Teatro Pergolesi di Jesi. Alle prese con un programma non facile e ricco di pagine amatissime i due artisti hanno saputo galvanizzare e coinvolgere gli spettatore accorsi per l'occasione, prodighi di applausi e di ovazioni dopo ogni esecuzione. Daniela Dessì ha confermato le qualitù che ne fanno una delle primedonne più richieste del presente, grazie alla bellezza del timbro e al' intelligenza di un fraseggio sempre intelligente e curato: più ancora che nell'opulento Vissi d'arte da Tosca o nell'impegnato Pace, pace mio Dio dalla verdiana Forza del Destino (opera che, stando al gossip più accreditato, i due artisti interpreteranno la prossima estate allo Sferisterio di Macerata) la Dessì ha saputo entusiasmare con una Desdemona dell'Otello verdiano assolutamente incantevole per poesia d'accento e innocenza d'espressione. Dal canto suo Fabo Armiliato è sembrato partire un poco in sordina con l'aria di Licinio dalla Vestale di Spontini: la ragione è, forse, da ravvisare anche in una scrittura, quella spontiniana, molto strana, alquanto bassa e comunque difficile da eseguire in apertura di serata (nell'opera, difatti, la scena apre l'atto finale) ma anche nel suo caso si sono fatte valere le ragioni di un grande professionismo e di uno studio attento e incisivo. Molto bravo nel difficile Improvviso dal giordaniano Andrea Chénier, Armiliato ha anche consegnato al pubblico (che lo ha salutato con scroscianti applausi) una ragguardevolissima esecuzione del celebre Nessun dorma dalla Turandot, reso con ammirevole pulizia vocale e intrigante asciuttezza di fraseggio. Inutile dire che i due duetti previsti (il Finale I dell'Otello e il Finale dell'Andrea Chénier) hanno entusiasmato per la bella resa comlessiva e per l'evidente "affinità elettiva" dei due artisti. Ottima pure la prova della Form - Orchestra filarmonica marchigiana, davvero impegnatissima sotto la guida sicura di Marco Boemi, che ha avuto i suoi momenti di gloria in un'ampia scelta di celebri Sinfonie e Intermezzi. Ben quattro i bis finali: il Brindisi della Traviata verdiana, con tanto di applausi e timidi cori di pubblico, poi, con Boemi al pianoforte, O mio babbino caro per la Dessì, I'te vurria vasà per Armiliato e un omaggio a Gigli con un inedito duetto di Non ti scordar di me. La stagione jesina proseguirà dal 23 ottobre con La Traviata di Verdi; sarà poi la volta del rossiniano Barbiere di Siviglia (dal 12 novembre) e del dittico formato da La voix humaine di Poulenc e Pagliacci di Leoncavallo (dal 27 novembre). Info: 0731.206888"

G.Cesaretti, 03 ottobre 2009

sabato 3 ottobre 2009

PREMIO OPERACLICK 2009 e PREMIO CITTA' DI VARESE 2009 a Daniela Dessì!


Carissimi amici,

mi sembra doveroso spendere due parole sulla prossima doppia premiazione di Daniela Dessì che ci vedrà direttamente coinvolti insieme agli Amici della Lirica “F.Tamagno” di Varese.

Dopo aver assegnato la prima edizione del Premio OperaClick a Marcelo Alvarez, non abbiamo avuto dubbi nel pensare a Daniela Dessì per la consegna dell’edizione 2009 del nostro premio.

I meriti artistici del soprano genovese sono tali per cui abbiamo unito con entusiamo le nostre forze a quelle degli Amici della Lirica “F.Tamagno” di Varese, in maniera da dare il maggiore rilievo possibile alla prossima premiazione. Del resto Daniela Dessì merita la massima ammirazione di tutti gli appassionati d’opera e merita di essere festeggiata come si deve.

Tutti voi conoscete la straordinaria parabola artistica del grande soprano genovese: dagli esordi con il barocco, Rossini, Mozart, passando per Bellini e Verdi sino a giungere al più schietto verismo. Sono ormai tanti anni che Daniela Dessì ci offre delle interpretazioni di alto livello, ma credo di poter affermare senza tema di smentita che in questi ultimi anni ci abbia fornito le sue prestazioni più interessanti: tecnicamente ineccepibili e interpretativamente sensibili, raggiungendo l’apice evidente di una grande maturità.

Abbiamo assistito a prestazioni di notevole spessore, anche in ruoli vocalmente ai limiti della sua natura – Fanciulla e Norma – eppure affrontati con grande intelligenza, mettendo la grande tecnica al servizio della propria voce, senza incorrere nell’errore di gonfiare i suoni innaturalmente o scimiottare alcune impossibili virago del passato. Ogni sua recita di Tosca è ormai un evento a cui i giovani devono cercare di partecipare per poter dire, un giorno: "io c’ero". Alcuni anni fa, al termine di una recita di Otello, sull’onda dell’emozione dissi: “Daniela Dessì è senza dubbio la più grande Desdemona del dopo Freni”, ed ora a freddo lo penso e lo ribadisco. Ma se dovessimo citare uno per uno i successi che Daniela costantemente raccoglie in tantissimi ruoli come Manon Lescaut, Maddalenza di Coigny, Adriana, Francesca, ecc. non finiremmo davvero più.

Va detto che Daniela Dessì una buona tecnica di emissione l’ha sempre avuta (al pari del timbro di voce splendido), ma avendo iniziato la carriera, ancor ragazzina, talvolta sembrava peccare un po’ in “grinta” o non sempre era evidente la zampata, cifra distintiva, dell’Artista con la A maiuscola; del resto anche i giovani più talentuosi, hanno bisogno di tempo per apprendere quello che, solo l’esperienza vissuta sul palcoscenico, è in grado di dare. Ma questo ragionamento giustifica parzialmente, a mio avviso, il ritardo con il quale solo quest’anno gli è stato conferito il Premio Abbiati; io ho avuto l’onore di far parte della giuria di questo prestigioso premio della critica nazionale e a maggior ragione sono contento che lo strepitoso debutto di Norma e i successi ottenuti nelle svariate recite di Tosca, effettuate da Daniela Dessì nel corso del 2008, abbiano colto nel segno mettendo d'accordo tutti.

E domenica 11 ottobre, presso l’Atahotel di Varese, anche OperaClick insieme agli Amici della Lirica “F.Tamagno” si ritroverà a festeggiare con assoluta convinzione, proprio la Grande Artista, matura, consapevole della propria originalità e forte di quelle caratteristiche che oggi la rendono immediatamente riconoscibile, come solo alle artiste che hanno fatto la storia dell’opera lirica, accade.


Editoriale di Danilo Boaretto (operaclick.com)

martedì 29 settembre 2009

"Canto per Renata e Jesi mi resta nel cuore" (intervista a Il Messaggero)


"Jesi-Una delle artiste italiane più importanti, famose e apprezzate dei nostri tempi: il soprano ligure Daniela Dessì (che inaugurerà giovedì sera alle ore 21:00 la Stagione Lirica del Teatro Pergolesi di Jesi con un concerto a fianco del tenore Fabio Armiliato, compagno dell’artista anche nella vita) è quello che si dice una vera primadonna. Artista versatile e completa, nella sua carriera trentennale, la Dessì ha affrontato moltissimi ruoli, distinguendosi proprio a Jesi in alcune rilevanti interpretazioni pergolesiane. «Ricordo Jesi con grandissimo affetto» ci ha detto «ed è una città cui mi sento molto legata: ho cantato a Jesi in tante belle produzioni pergolesiane come Il Flaminio, Adriano in Siria, ma anche lo Stabat Mater»
Pergolesi è un compositore cui è molto legata, quindi...
«Certamente. Credo che se avesse potuto vivere Pergolesi ci avrebbe riempito di capolavori perché basta ammirare quello che ci ha lasciato nei pochi anni in cui è vissuto: ha scritto cose veramente straordinarie, molto innovative musicalmente ma anche ricchissime di soddisfazione per il cantante, che si trova a eseguire pagine di splendida invenzione melodica»
Il concerto di giovedì sarà dedicato a Renata Tebaldi e anche il programma sembra pensato per omaggiare le opere cardine del repertorio della Tebaldi, che poi sono anche le stesse di Daniela Dessì e Fabio Armiliato...
«È vero - ride - ma al di là di questo abbiamo ritenuto doveroso inserire, in un omaggio pensato per un’artista di questo calibro, le incursioni nelle opere di cui la Tebaldi è stata una grandissima interprete, per cui abbiamo scelto Otello, Adriana Lecouvreur, Tosca, Andrea Chénier... tutto quello, insomma, in cui la sua interpretazione è stata grande»
Qual è stato il suo rapporto con la Tebaldi?
«Un rapporto magnifico, anche se limitato ai suoi ultimi anni di vita. Mi ricordo che mi telefonava spesso, dopo avermi sentito per radio in molti ruoli pucciniani, per farmi i complimenti e una volta mi scrisse anche una lettera: per me era un grandissimo sostegno e ne ho un ricordo stupendo»
Da Pergolesi a Puccini... la sua carriera ha coperto un repertorio molto ampio...
«Si è trattato di un’evoluzione naturale. Ho iniziato a studiare canto molto giovane e ho preferito far evolvere la voce con gradualità: ho iniziato quindi con il ‘700 e, pian piano, sono arrivata a Puccini e al Verismo. Affrontare questo repertorio con un bagaglio belcantistico alle spalle credo sia servito per un approccio che ho sempre cercato di rendere nella maniera più musicale e fedele allo spartito possibile»
Le piacerebbe affrontare anche Spontini, magari nella Vestale?
«Sì, mi piacerebbe moltissimo. Si tratta di un’opera stupenda, di grande impatto vocale e scenico, e amerei molto poterla cantare»
E se le proponessero di tornare a cantare Pergolesi oggi?
«Accetterei senza pensarci due volte. Sono sempre disposta a cantare quello che mi riporta indietro nel tempo e a Pergolesi, nonché a Jesi, ho legati ricordi meravigliosi e molto sereni»"
G. Cesaretti, Il Messaggero; 29 settembre 2009

mercoledì 16 settembre 2009

Ogni pensiero si scioglie in pianto! È pianto anche il desìo!

Dal nostro inviato Testa:
La diciannovesima edizione del Festival e Concorso Internazionale George Enescu ha aperto i battenti il 30 agosto scorso a Bucarest. Intestato al celebre musicista e didatta romeno del secolo scorso, questo storico Festival, è considerato un vero e proprio fiore all’occhiello ed orgoglio della capitale rumena e della Romania tutta.
Organizzato e curato dal Sovrintendente della Staatsoper di Vienna Ioan Hollender, questa manifestazione, può vantare un fitto programma caratterizzato da un centinaio di concerti che abbracciano vari generi musicali fra i quali la musica classica, musica jazz, opere e balletti che qui si alterneranno e protrarranno sino al prossimo 26 settembre.
Fra le proposte più interessanti nell’ambito operistico di questa diciannovesima edizione del festival, sicuramente spicca la presenza in cartellone della Coppia Lirica tutta italiana formata da Daniela Dessì e Fabio Armiliato. L’opera da loro qui interpretata è Manon Lescaut andata in scena i giorni 11 e 13 settembre per la regia di Anda Tabacaru sulle scene di Catalin Arbore e la coreografia di Mihai Babushka. La direzione musicale dell’opera è affidata a Keri-Lynn Wilson .
La presenza di questi 2 prestigiosi nomi nei ruoli principali dell’opera e ,a completamento del cast, di alcune promesse emergenti della scuola di canto rumena, rendono praticamente imperdibile questo appuntamento dato già da tempo “sold out” per tutti e due gli appuntamenti.
E i protagonisti assoluti dell’opera,non tradiscono le attese:
Daniela Dessì ha teatralmente di Manon Lescaut, tutta la passionalità, la drammaticità e a volte anche l’aspetto più frivolo, opportunista e superficiale che richiede il ruolo pucciniano soprattutto nel secondo atto.
Il suo canto è un autentico tributo celestiale a questa arte, dalla quale emerge un totale sfoggio di eleganza e colori musicali da far pensare e credere davvero impossibile trovare oggi, un’interprete migliore di lei in questo ruolo per presenza scenica e qualità vocale.
La voce è proiettata e sicura sia nelle note acute sia in quelle gravi con un particolare e calibrato uso dell’emissione che rende così il suo fraseggio quanto più credibile ed armonioso possibile.
Delinea con precisione tutti i tratti emotivi di Manon, da quelli più coinvolgenti dal punto di vista sentimentale (il riuscitissimo duetto con DesGrieux del secondo atto “Tu,Tu amore tu...” può essere preso qui ad esempio riassuntivo di questo aspetto) a quelli più drammatici, dove brilla per straordinarietà assoluta, nella sua magistrale interpretazione della nota aria del quarto quadro “Sola,perduta, abbandonata...”, resa a livelli decisamente insuperabili e nello straziante e coinvolgente finale dell’opera.
Il Cavaliere des Grieux è fra tutti i personaggi tenorili delle opere pucciniane, uno dei più difficili in assoluto per varietà di aspetti caratteriali e tessitura musicale, creati dal grande compositore toscano.
Fabio Armiliato convince ed entusiasma per la sua carica emotiva, presenza scenica e per l’accuratezza e la maturità del suo canto.
Nel primo atto cerca fin da subito di trovare il giusto equilibrio dinamico per permettere di dare alla sua emissione, rotondità e giusto volume ai suoni, calibrando così al meglio il suo importante materiale vocale di cui è saldamente in possesso.
Convince nell’aria cardine dello stesso “Donna non vidi mai...” per poi sfoderare nei successivi atti a lui più congeniali per qualità, fraseggio e registro acuto, un’interpretazione a livelli di assoluta eccellenza.
Dopo l’entusiasmante duetto del secondo atto, con la sua interpretazione di “Guardate, pazzo sono...” al termine del terzo atto, regala una vera e propria perla della sua straordinaria arte, capace di emozionare e coinvolgere, che rimarrà a lungo impressa nella memoria del pubblico presente. Sfodera infine nell’ultimo atto una coinvolgente drammaticità a servizio di una voce ancora fresca nonostante le immense risorse energetiche profuse in tutto l’arco dell’opera.
Davvero ottima soprattutto in prospettiva futura è stata la prova del giovane Ionut Pascu qui nei panni di Lescaut. Pur non essendo il timbro la caratteristica migliore di questo baritono e ancora un poco acerba la sua tecnica vocale, convince in tutta l’opera per resa scenica del personaggio e per l’ampiezza di cui sono dotati i suoni emessi e ancora per una ricerca di colori e gradevole musicalità.
Non pare invece all’altezza della situazione il Geronte rappresentato da Mihnea Lamatic ,troppo spesso impreciso nell’emissione dei suoni e dotato di una certa staticità scenica quasi imbarazzante.Daccordo che Geronte non deve essere un esempio di dinamismo assoluto in questa opera ma un pochino più di “verve” forse avrebbe giovato al personaggio rendendolo almeno più credibile.
Mediocri i comprimari tutti.Nessuno di loro è parso brillare di luce propria e quindi meritevole di attenzione particolare.
Complessivamente buona la prova del coro e dell’orchestra dell’Opera Nazionale Rumena qui ottimamente diretta da Keri Lynn Wilson la quale ha il merito di dare la giusta resa musicale in termine di volume e di tempi all’orchestra.
I protagonisti si muovono all’interno di uno scenario costituito da un arredamento in stile moderno dove prevalgono le tinte forti e sgargianti quali il rosso e l’oro, qui adagiate su sfondi talvolta bianchi e talvolta neri e cupi.Un esperimento sicuramente audace e pretenzioso che se da un lato ha il merito di rendere a suo modo “movimentata” la scena, almeno nei primi 3 atti, purtroppo mal si addice alle vere e varie tematiche dell’opera, facendo poi cadere tutto il possibile discorso intrapreso a livello di idea, con il penoso scenario del 4’atto.
A fine recita,Standing Ovation per i due protagonisti da parte di un pubblico partecipe e competente e grande successo anche per il direttore d'orchestra per una serata che, a detta delle autorità locali e dei molti illustri ospiti presenti, resterà nella storia dell'opera di Bucarest.



11 settembre 2009
Bucaresti, Opera Nationala
MANON LESCAUT

personaggi e interpreti:
Manon Lescaut - DANIELA DESSI
Lescaut - IONUT PASCU
Des Grieux - FABIO ARMILIATO
Geronte - MIHNEA LAMATIC
Edmondo - MIHAI LAZAR
Innkeeper - VASILE CHISIU
Dancing Master - VALENTIN RACOVEANU
Singer - MARIA JINGA
Sergeant - DANIEL FILIPESCU
Lamplighter - LUCIAN CORCHIS
Naval captain - RADU PINTILIE

Conductor of the choir: STELIAN OLARU
Conductor: KERI – LYNN WILSON
Director: ANDA TABACARU-HOGEA
Lights and sets: CATALIN I. ARBORE
Coreography: MIHAI BABUSHKA

Orchestra and choir of the Bucharest National Opera


Qualche video:
- "Gentile damigella... Donna non vidi mai..."
- "In quelle trine morbide..."
- "Dunque questa lettiga? Tu, tu, amore? Tu?"
- "Sola, perduta, abbandonata..."

mercoledì 9 settembre 2009

"FESTIVAL VERDI - Parma e il suo Maestro"

Ecco l'articolo uscito sulla rivista il Mese Parma magazine di Settembre:
Il Teatro Regio di Parma rinnova anche in questo diffi cile momento di crisi il colossale impegno produttivo e artistico del Festival Verdi, che quest’anno parte da Busseto con l’anteprima di “Messa da Requiem” diretta da Yuri Temirkanov. Inoltre, accanto al ricco programma parmigiano che comprende le produzioni de “I due Foscari” e “Nabucco”, nella piccola città verdiana si assisterà a un ciclo di recital e concerti che avrà per protagonisti le più acclamate star del belcanto della scena internazionale.

Aprono Amarilli Nizza e Roberto Frontali, in procinto di condividere una serie di progetti discografici e teatrali, con un recital di arie e duetti verdiani. “Sono grandi l’emozione e la gioia di tornare in un posto magico dove lo spirito di Verdi è vivo e presente in ogni angolo” ci ha detto il soprano milanese. “Sono molto legata alle terre emiliane e il calore manifestato dal pubblico di Parma è sempre nel mio cuore. Il premio Tosi assegnatomi a Parma Lirica per Tosca nel 2002 è stato per me un grandissimo onore, così come l’affetto del Club dei 27 e sarebbe bellissimo poter calcare nuovamente le scene del Teatro Regio”.
Il cartellone prosegue con un quartetto di eccezionali solisti – Micaela Carosi, Veronica Simeoni, Vincenzo La Scola e Simone Piazzola – impegnati in un concerto diretto da Antonello Allemandi, con i recital di Bruno de Simone e Andrea Rost, un concerto dell’Orchestra del Teatro Regio guidata da Matteo Beltrami ad accompagnare Chiara Taigi e Massimiliano Pisapia, e un recital del tenore Saimir Pirgu.
A Busseto sono attesi anche Daniela Dessì in duo con Fabio Armiliato, la coppia più amata dai melomani di tutto il mondo. “Ritornare nelle Terre di Verdi è sempre una grande gioia” ci ha detto il celebre soprano. “Busseto è una città che ha per me un’importanza enorme. Da ragazzina vi andavo in pellegrinaggio per respirarne l’aria intrisa di atmosfere verdiane e cercare energia per crescere artisticamente e sognavo di diventare una grande artista per poter cantare tutti i più grandi capolavori della storia dell’opera italiana. Sarà una grande emozione condividere, con coloro che assisteranno all’evento, la forte emozione che scaturirà nell’interpretare le note dei grandi capolavori verdiani, per la mia prima volta a Busseto in veste di cantante. Spero anche che questa opportunità possa creare le premesse per una ripresa di collaborazione con il Festival Verdi, dal quale mi sento di non poter mancare per la sempre più crescente presenza di opere verdiane nella mia carriera. Verdi è una grande scuola di canto e tornare a questo repertorio signifi ca per me, ogni volta, ripristinare un equilibrio vocale e stilistico ancora più tecnico”.
Fabio Armiliato, che a Busseto ha già eseguito una recita de "Il trovatore" nel 2002, è entusiasta di tornare nella “città permeata dalla personalità di Verdi e dalle sue creazioni. L’anno scorso, debuttando a Montecarlo “La forza del destino”, ho avuto un irresistibile richiamo verso il canto verdiano. Dopo tanti anni di frequentazione dei ruoli pucciniani e di attenzione verso il repertorio verista, mi sono reso conto di quanto avessi bisogno di ritornare a Verdi. Ho anche avuto la possibilità di studiare lo spartito con il M. Bergonzi, che mi è stato di preziosissimo aiuto, e ho riscosso davvero un grande successo. Ho avuto anche l’opportunità di riprendere il ruolo di Radames in Arena di Verona e mi sono trovato ad affrontarlo con una vocalità più matura e consapevole. Ho quindi dedotto, attraverso queste esperienze, che la scrittura verdiana oggi, nel momento della mia maturità artistica, mi sta veramente aiutando a trovare un maggior equilibrio tra tecnica vocale ed espressività. Da qui la grande soddisfazione di poter eseguire a Busseto un recital e di tornare al Festival Verdi, accompagnato dalla crescente voglia di eseguire di più in futuro opere dello straordinario repertorio verdiano. In effetti il mio futuro mi vede impegnato ancora ne “La forza del destino” a Vienna, Liegi, Barcellona e Siviglia, in Un ballo in maschera a Montecarlo, ne Il trovatore a Verona e Liegi, ne Il corsaro a Bilbao, in Don Carlo a Palermo e finalmente il mio debutto in Otello a Liegi. A Busseto eseguiremo sicuramente un programma verdiano” conclude il tenore. “Speriamo di trovare qualche brano che possa sorprendere e soddisfare il pubblico, ma desideriamo soprattutto mostrare e trasmettere a tutti il nostro amore e la nostra passione per questo splendido repertorio”.
William Fratti

domenica 6 settembre 2009

D'aragonese vergine scendeami voce al core...

Dal nostro Jimmy, inviato a Zurigo:
Dopo il fiasco veneziano dei "Lombardi alla prima crociata", insuccesso probabilmente inaspettato visto il vero e proprio trionfo alla prima scaligera del gennaio dello stesso anno, in Verdi matura la consapevolezza della necessità di una decisa virata artistica. Il soggetto per la nuova opera, biglietto da visita per il pubblico della Fenice, viene scelto con cura estrema: scartati (ma solo per ora…) "I due foscari" e "Il Corsaro", comincia a vagheggiare l’idea di mettere in musica quel Re Lear che diverrà poi ossessione per tutta la vita. Quando finalmente il conte Mocenigo, presidente del Teatro veneziano, gli propone di mettere in musica quell’"Hernani" di Victor Hugo, vero e proprio manifesto del teatro romantico che aveva già attratto il genio di Vincenzo Bellini, Verdi ne è letteralmente entusiasta. Scelto come librettista quell’abile e paziente Francesco Maria Piave che diverrà poi fido collaboratore per tanti capolavori, placate le richieste del soprano Sophie Joanna Loewe (Elvira) che pretendeva che l’opera finisse con un rondò tutto per lei in luogo dello splendido terzetto e aggirate le noie della censura che non vedeva certo di buon occhio la messa in scena di una congiura, che mal sopportava la presenza di parole come “sangue” e “vendetta” e che suggeriva di ribattezzare l’opera "L’onor castigliano" o "Il bandito", il 9 marzo 1844 Ernani infine andò in scena. Non fu certo una prima particolarmente fortunata, come ci racconta lo stesso Verdi: “Guasco (Ernani) era senza voce ed aveva una raucedine che faceva spavento. E’ impossibile stonare più di quello che fece ier sera la Lowe”. Nonostante questo però il successo dell’opera crebbe di recita in recita, attraversando le consacrazioni di Vienna e Parigi dell’anno seguente, e giungendo fino a noi con tutto il suo irresistibile fascino di meravigliosa opera di transizione...
Ed eccoci quindi giunti tanti anni dopo ai nostri giorni e più precisamente a Zurigo dove all’Opernaus va in scena l’"Ernani" verdiano come prima opera di repertorio della nuova stagione visto che la stessa, si era aperta con un trittico di balletti e un’opera sconosciuta ai più firmata Salieri dal titolo La Grotta di Trofonio, rappresentata però al Teatro di Winthertur.
Nel gremito teatro di Zurigo, l’"Ernani" proposto si presenta visivamente nella veste sempre gradevole della collaudata produzione scenica di Dante Ferretti,gli eleganti costumi di Gabriella Pescucci e la composta regia di Grisha Asagaroff.
Nel cast spicca per bravura e bellezza l’Elvira di Daniela Dessì: una presenza scenica che finalmente rende almeno più credibile la debole trama del dramma di Hugo, giustificando quindi la battaglia fra i tre pretendenti maschili per conquistare il cuore di questa affascinante eroina.
La difficile aria e la cabaletta iniziali sono risolte dal soprano genovese con grande classe e con una ricchezza di colori e di accenti davvero straordinaria, facendole sembrare persino facili all’ascolto. L’emissione è sempre ben controllata nella costante ricerca delle sonorità più adeguate e la voce risulta quindi sempre ben proiettata in tutta la gamma con acuti facili e note gravi ben timbrate ma mai esagerate. Una prestazione la sua davvero di riferimento, per uno dei ruoli verdiani più difficili e ingrati e accolta dal pubblico da calorosi applausi a scena aperta e da una meritata ovazione finale.
Luci e ombre per quanto riguarda invece il versante maschile del cast: Thomas Hampson è cantante che fa del fraseggio e della musicalità la sua carta vincente, unito ad una presenza scenica impressionante che rendono alla figura di Carlo tutta la sua eleganza e regalità. La voce a volte manca del “mordente” necessario per rendere alcune frasi tipicamente verdiane più incisive (“Lo vedremo o veglio audace”) o eccede a volte un poco nello stimbrare l’emissione per cercare un colore adeguato (“Vieni meco sol di rose”). Risolve però al meglio l’aria del terzo atto e il concertato finale, meritandosi un successo di pubblico davvero notevole.
Carlo Colombara è cantante intelligente e nel suo canto emerge la proprietà di accento, sicuramente frutto di un approfondimento stilistico. Un po’ meno valido il suo approfondimento vocale caratterizzato dalla tendenza a gravare un po’ troppo il registro centrale, a discapito della morbidezza timbrica, ma soprattutto l’emissione delle note acute che risultano leggermente “indietro” rispetto al resto della voce. Una prestazione comunque nel complesso sicuramente buona.
Chi si ricorda Salvatore Licitra come la grande promessa tenorile di qualche anno fa, resta davvero sconcertato dal cambiamento avvenuto in così pochi anni. Il tenore siciliano, che debuttava nel ruolo del bandito Ernani, sembra lottare tutta la sera con se stesso e con le note da emettere: il suo canto è piatto e stimbrato, con un volume incontrollato e costantemente esasperato verso il forte in tutta l’emissione. Questa impostazione vocale, non gli consente quindi di poter legare i suoni e gli acuti sono di conseguenza lanciati a gola spiegata, apparentemente senza un minimo accenno ad un tentativo di cercarne bellezza, qualità o colore attraverso una tecnica educata. L’interprete risulta purtroppo anche inerte e probabilmente troppo condizionato dai problemi vocali: la sua gesticolazione tutta a scatti e pose, accompagnato da un atteggiamento eccessivamente da smargiasso, non hanno nulla a che vedere con l’elegante duca Giovanni d’Aragona che si cela sotto le spoglie del bandito Ernani. Per lui tiepidi applausi di convenienza, a ricordo forse dei suoi trascorsi e nella speranza di una profonda riflessione dopo questa ennesima deludente prestazione.
Davvero maiuscola la direzione di Nello Santi che ha offerto una lettura del capolavoro verdiano caratterizzata dalla perfetta scelta dei tempi, degli accenti e delle dinamiche, sempre al servizio dei cantanti senza mai perdere di personalità interpretativa.
Bene il coro soprattutto nel celebre “Si ridesti il Leon di Castiglia” davvero emozionante e l’orchestra che ha dato sicuramente una fra le sue migliori prestazione, come già menzionato, sotto l’esperta bacchetta del maestro Santi.
Alla fine trionfo per la Dessì e per il “Divo locale” Hampson e successo in generale per lo spettacolo, con il rammarico di serata in cui è davvero mancato il protagonista del titolo.

4 settembre 2009
Opernhaus, Zürich

ERNANI
Giuseppe Verdi

personaggi e interpreti:
ERNANI: Salvatore Licitra
ELVIRA: Daniela Dessì
DON CARLO: Thomas Hampson
DON RUY GOMEZ DE SILVA: Carlo Colombara
GIOVANNA: Huiling Zhu
DON RICCARDO: Miroslav Christof
JAGO: Giuseppe Scorsin

direttore: Nello Santi

regia: Grischa Asagaroff