lunedì 20 ottobre 2008

Tosca (davvero) divina!


Finalmente, passando attraverso una tracheite che l' ha costretta ad abbandonare la prima e a cancellare la seconda recita, Tosca è arrivata al Teatro Comunale di Firenze!! E che Tosca... La Floria di Daniela Dessì è una creazione perfetta, oggi più che mai senza rivali. Lo si percepisce sin dal suo ingresso in scena: in quei "Mario" che racchiudono tutta l' impazienza della donna fremente, palpitante, gelosa; lo conferma la vis drammatica ma nello stesso tempo dolorosamente vera esibita nel confronto con Scarpia; lo rende indiscutibile la duttilità con cui nel terzo atto riesce a passare magistralmente attraverso momenti così diversi come l' angosciato ricordo dell' omicidio, la visionaria certezza di un futuro assieme all' amato ed infine la rapida presa di coscienza dell' inevitabile finale. E non sto parlando di semplice capacità attoriali. Daniela Dessì è un' Artista talmente intelligente e raffinata da capire che la ricerca dell' espressione nel canto lirico passa innanzitutto attraverso la voce, attraverso i colori e gli accenti di quello comunemente definito appunto "fraseggio". Così, recuperando la lezione callassiana prima e scottiana poi, giunge a comprendere, per esempio, tutta la potenza che si cela nelle consonanti (illuminante in questo senso l' ultimo "perchè me rimuneri così?"), tutta la meraviglia del recitar cantando. Sì, perchè è bene ricordare che il canto della Dessì, come spesso Lei stessa ama sottolineare, è sempre e comunque di matrice belcantista, che si tratti di Mozart come di Mascagni. Una serata trionfale quindi, con autentiche ovazioni alla fine del "Vissi d' arte" e numerosissime richieste di bis. Che Daniela, sempre generosissima, soddisfa regalandoci così per ben due volte un magistrale compendio di tecnica ed espressività. Tra l' altro, sperando di non sbagliarmi, credo di poter affermare che fosse dalla Traviata della Tebaldi del '56 che a Firenze non si concedevano bis...
Tornando a questa "Tosca" aggiungo inoltre che nel cast figuravano lo squillante Cavaradossi di Marco Berti (che delude un po' nel terzo atto per la mancaza di mezzevoci e quindi del necessario aspetto malinconico) e il nasaleggiante (come già in Arena...) Scarpia di Alberto Mastromarino. La regia era curata da Mario Pontiggia che, cancellando tutte le innovazioni teatrali dell' ultimo cinquantennio, ci fa tornare alle (oggi decisamente anacronistiche) tele dipinte creando così uno spettacolo di pseudo-archeologia teatrale.

18/10/2008 Teatro Comunale di Firenze

Floria Tosca: Daniela Dessì
Mario Cavaradossi: Marco Berti
Il barone Scarpia: Alberto Mastromarino
Cesare Angelotti: Filippo Polinelli
Il sagrestano: Matteo Peirone
Spoletta: Mario Bolognesi
Sciarrone: Giovanni Bellavia
Un carceriere: Alessandro Luongo
Un pastore: Livio Menicucci

Orchestra e coro del Maggio Musicale Fiorentino
direttore: Antonio Pirolli
maestro del coro: Piero Monti
I Ragazzi Cantori di Firenze

regia: Mario Pontiggia
scene e costumi: Francesco Zito
luci: Giancarlo Salvatori
nuovo allestimento

10 commenti:

ClaudiaO. ha detto...

Strepitosa. Davvero magistrale. Meravigliosa. Divinaaa!

Il II atto è stato bellissimissimo (anche se a me Mastromarino... Inzomma...). Una Daniela in ottima forma, fraseggio perfetto (come suo solito), voce sicura, ottima presenza scenica... E poi s'è capito dall'inizio che ci sarebbe stato quel bis. Da quel "Sooolo sììì" urlato a Scarpia con quella vemenzaaa che solo Tosca ha... E la Dessì sabato sera ERA Tosca.

Io son, io son feliceee... Che poi sentire gente che a teatro non c'è mai stata e commenta: "Cla, alla prossima dimmelo che ci torno!" non ha prezzo... (ma non ci sono faccine a cuoricino nemmeno qui?!?)

Numisia_Maximilla ha detto...

Serata veramente bellissima! Una Tosca assolutamente impeccabile, sia per quanto riguarda la recitazione, sia ovviamente, per il canto! In certi momenti era davvero da standing ovation, veniva quasi da interrompere tutto per applaudirla! Meravigliosa davvero! Che poi uno già lo sa che è meravigliosa, ma quando poi sei a teatro pensi "ma COSI' TANTO meravigliosa?!" ovvio sì! Le uniche pecche dello spettacolo però, sono state regia, scene e resto del cast... insomma, scarpia su tutti, nel secondo atto non ha contribuito a creare un minimo di atmosfera...

Testa ha detto...

Scenografie,regia,resto del cast...Con una Floria Tosca Così grande come solo è Daniela passa tutto in secondo piano!Erano esattamente 52 anni che non si sentiva un bis in quel di Firenze e solo Daniela poteva interrompere questo lungo digiuno!E allora...Evviva Daniela alias Floria Tosca!

Mario Cavaradossi ha detto...

Ringrazio pubblicamente l' autrice della videoripresa del primo bis post-Tebaldi... DOCUMENTO ECCEZIONALE!!!
Grazie!!!

ClaudiaO. ha detto...

A onor del vero devo ammettere che non sono io che materialmente ha filmato il bis... Io stavo praticamente imbambolata a guardare il palco in quel momento...
L'ho solo messo online (e aggiunto l'audio nella prima parte che mancava... e infatti si sente lo scarto che fa un po schifo... Perdooono, perdooono, perdooono)... :-)

Mario Cavaradossi ha detto...

"Maggio:DESSI' come TEBALDI,concede BIS non accadeva dal '56

(ANSA) - FIRENZE, 19 OTT - Storico 'bis' del soprano Daniela
Dessi' al Teatro Comunale di Firenze. La cantante ieri sera ha
concesso la ripetizione di un'aria della Tosca cedendo alle
insistenti richieste del pubblico che non cessava di
applaudirla. Nel teatro fiorentino non accadeva da 52 anni che
un brano da solista venisse cantato due volte.
Le memorie storiche del Maggio - personale, frequentatori
assidui, loggionisti - non ricordano il bis di una romanza dal
1956 quando Renata Tebaldi ripete' 'Amami, Alfredo' dalla
'Traviata'.
Ieri sera Daniela Dessi' ha ripetuto l' aria 'Vissi d'arte'
della protagonista di 'Tosca', raccogliendo cosi' un autentico
trionfo personale insieme agli altri interpreti: il tenore Marco
Berti e il baritono Alberto Mastromarino piu' il direttore
Antonio Pirolli.
In questo periodo al Teatro del Maggio e' in corso 'Recondita
armonia', una rassegna pre-stagionale di opere popolari (Tosca,
Boheme e Cavalleria Rusticana) che si svolge nell'arco di 15
giorni e che ha gia' fatto vendere piu' di 30 mila biglietti.
Tra questi, 5.000 spettatori sotto i 26 anni. (ANSA).

ClaudiaO. ha detto...

Sa... Io quella sera a teatro c'ero...

(Ho sempre desiderato dirlo... :-D)

Numisia_Maximilla ha detto...

LOL Pure io! Ah non vedo l'ora di raccontarlo ai miei nipoti! ^_________^

Mario Cavaradossi ha detto...

"Firenze, teatro Comunale, “Tosca” di Giacomo Puccini

RECONDITA ARMONIA PER TUTTI

Il Maggio Musicale, fondazione che si distingue per programmazione sofisticata rivolta principalmente a un pubblico “scelto”, ha proposto nella stagione autunnale un minifestival “popolare” che comprende tre titoli fra i più amati del repertorio, Tosca, Bohème, e Cavalleria Rusticana in nuovi allestimenti con cast di alto livello ma a prezzi contenuti per riavvicinare il grande pubblico al teatro d’opera. L’operazione, pubblicizzata da locandine sgargianti che ricordano graficamente quelle dei film melò anni Cinquanta tutti amore, gelosia, tradimento e passione (come recita lo slogan della rassegna), riscuote un grande, forse insperato, successo: 30.000 spettatori, fra cui numerosi giovani, per due settimane di continua programmazione.

E così, dopo la rilettura da “Roma città aperta” di Miller che fece tanto scalpore e la visione astratta e inquietante di Barberio Corsetti, Tosca torna al Comunale in un allestimento decisamente tradizionale e didascalico firmato da Mario Pontiggia, che riproduce fedelmente non solo i luoghi, ma tutti, proprio tutti, gli elementi scenici citati nel libretto in una produzione che riecheggia, se pur con meno mezzi e maggiori semplificazioni, gli storici allestimenti della tradizione e che ha il merito di rendere lo spettacolo comprensibile e godibile per un vasto pubblico di neofiti. Riconoscibili e senza sorprese i tre luoghi di Tosca nelle scene di Francesco Zito, fedeli alle indicazioni temporali dell’autore. Sant’Andrea della Valle è caratterizzata dalla cupola affrescata traslata sullo sfondo con buon effetto prospettico; il soppalco del pittore, il dipinto della Maddalena, la statua della Madonna e l’immancabile incenso per il Te Deum contribuiscono all’ambientazione realistica. Palazzo Farnese, oltre agli alti soffitti, affreschi, arazzi e sculture marmoree, ha tutto ciò che serve per supportare l’azione: il tavolino in cui Scarpia consuma effettivamente la cena, la scrivania per scrivere il lasciapassare, la dormeuse per sedurre Tosca. Efficace l’ambientazione del terzo atto con gli spalti di Castel Sant’Angelo immersi in un cielo plumbeo visti oltre la grata di una prigione caratterizzata dall’andirivieni furtivo di funzionari affaccendati fra misteriose scartoffie e valigie.
Anche i costumi sono in linea con l’iconografia tradizionale: camicia bianca a sbuffo, all’occorrenza insanguinata, per il pittore, cappe di taffeta che scivolano mostrando scollati abiti da scena stile impero per la Diva, abiti ottocenteschi di buona fattura per Scarpia e i suoi sgherri.
Troppo amatoriali le luci fisse di Giancarlo Salvatori, che non danno giusto spessore e verità alle scene che risultano un po’ sbiadite come quelle degli sceneggiati di una volta.

Daniela Dessì, superata la tracheite che aveva compromesso la prima, è apparsa di nuovo in forma e regala un’interpretazione esemplare per drammaticità, giusto colore e spessore vocale, una Tosca di classe dalla linea di canto impeccabile che rammenta il passato belcantista della cantante. A furor di popolo la Dessì, talmente sorpresa e emozionata da doverne ripetere l’attacco, concede il bis a un”Vissi d’arte” esplosivo e struggente, davvero un evento, dato che l’ultimo bis al Comunale risale al 1956 per l'”Amami Alfredo” della Tebaldi. Un trionfo personale meritatissimo.
Marco Berti ha voce generosa e sonora, italianissima, dal facile squillo e acuti solidi è perfetto per un Cavaradossi risolto sulla performance vocale. La potenza, l’ottima proiezione, ma anche il fraseggio naturale sono i punti di forza di questo Cavaradossi nazional-popolare a cui si potrebbe rimproverare assenza di introspezione e sfumature, ma che strappa l’applauso.
Non convince Alberto Mastromarin, la voce è solida, ma nasale e povera di colori e il suo Scarpia è uomo di potere sgradevole ma non abbastanza carismatico e insinuante.
Di buon livello e mai sopra le righe i comprimari: il Sacrestano rubizzo di Matteo Peirone, l’ Angelotti dalla voce scura di Filippo Polinelli, lo Spoletta subdolo e composto di Mario Bolognesi. Giovanni Bellavia è un apprezzabile Sciarrone, gradevole il Pastore interpretato da Eleonora Ronconi.

Inesistente la direzione di Antonio Pirolli, un'esecuzione poco curata, che non mette in luce tensioni e finezze armoniche e che rivela problemi di sfasamento fra buca e palcoscenico con un’orchestra irriconoscibile e svogliata dal suono sporco e opaco.
Eccellente come di consueto il coro preparato da Piero Monti.

Un pubblico attento e caloroso, visibilmente soddisfatto, ha tributato un indiscusso successo confermando che l’opera può essere ancora forma di spettacolo “popolare” dal forte potere di coinvolgimento e attrazione.

Visto a Firenze, teatro Comunale, il 18 ottobre 2008

Ilaria Bellini (teatro.org)

Mario Cavaradossi ha detto...

"IL TRE PIU' DUE DI RECONDIT' ARMONIA

[...]Se nella Bohème Pontiggia sgrezzava personaggi e ambienti, in Tosca egli stesso muove all’indietro il passo stilistico: teatro come si faceva una volta, secondo una tradizione ormai obsoleta, dove l’azione deve insistere sullo sconvolgente visivo e la diva non può rinunciare all’enfasi del gesto e al mantello svolazzante. Un’archeologia che finisce con l’impacciare l’interprete, anziché coll’impressionare lo spettatore: basti pensare a come viene risolto il "Te Deum", con la scena invasa da anticlericali sovversivi; oppure a Cesare Angelotti ritratto come un Quasimodo di Victor Hugo; o ancora al quadro preso in prestito da Hayez, dove - in modo contraddittorio - la Maddalena è più bruna della protagonista. Le scene dipinte Zito non sbagliano tuttavia nell’effetto claustrofobico. È piuttosto nelle mani del concertatore Antonio Pirolli che la partitura pucciniana incespica: la lettura manca di omogeneità tra asprezze ed eccessi, le voci incalzate sono spinte a forzare, legni e ottoni tendono a sporcare l’intonazione. Né l’eroina si spaventa più di tanto: nell’indissolubile binomio Tosca / Daniela Dessì, il soprano fraseggia «Vissi d’arte» con intensità magnetica, dominio di fiati e dovizia di mezzevoci, fulgido registro acuto; il pubblico erompe in un’ovazione che vale il bis del brano: a Firenze non capitava dal 1956. Ma nell’applauso all’aria è premiata l’intera interpretazione, nella quale si trova un personaggio che concilia fragilità e grinta, sensualità e lacerazione; e il retrogusto acidulo di qualche nota scandalizzerà solo l’ascoltatore meno esperto: anche in questi aspetti si riconosce l’ortodossia dell’emissione, a dispetto degli artificii, e il valore della parola in seno al canto. Accanto alla Dessì, il tenore Marco Berti ha fatto valere voce poderosa e squillante, un poco avara di colori, e degna partecipazione attoriale. Non a fuoco la prova del baritono Alberto Mastromarino: la cattiveria del suo Scarpia è troppo esposta, sì che alla liquidazione di ogni sfumatura non può compensare una vocalità generosa ma abrasiva. [...]"

A. Cortese e F. Lora (Gli Amici della Musica)