
Lodevole iniziativa, quella del Teatro Massimo che, dopo una troppa lunga assenza del capolavoro di Francesco Cilea dalle scene palermitane (l' ultima produzione in città fu tredici anni fa, mentre l' ultima recita sulle tavole del Massimo risale al lontanissimo 1967) ha scelto di puntare sull' eccellenza di due fuoriclasse come Daniela Dessì e Fabio Armiliato.
Fin dal primo declamato di Adriana ("Del sultano Amuratte...") ci si rende conto della miracolosa "vis dramatica" della Dessì. Adriana è un' attrice, deve saper recitare. E Daniela lo fa davvero benissimo, riesce ad essere spontanea e credibile in un susseguirsi di situazioni, dal comico, al lirico, al tragico. Il culmine viene raggiunto in un emozionante monologo di Fedra tutto giocato su accenti vibranti e dolorosi che ci mostrano certo la grande tragedienne ma anche, e soprattutto, la donna ferita e offesa nel più profondo dell’ anima.
Questa piccolo ma doveroso preambolo non vuole assolutamente porre in secondo piano la natura stessa di
Adriana Lecouvreur che, in quanto melodramma, ha nell’ arte del canto la sua più indiscutibile essenza. In questo Daniela oggi si colloca in una dimensione talmente alta da non temere confronti: linea di canto purissima modellata in un susseguirsi di finezze, di filati, di pianissimi e tesa ad una costante ricerca di colori e sfumature. Siamo davvero di fronte ad un Adriana storica, di certo la migliore degli ultimi trent’ anni… e, forse, senza inutili false modestie, la più grande di cui si conservi memoria.
Fabio Armiliato ci regala una prova altrettanto convincente: il personaggio di Maurizio viene reso in maniera, a mio modo di vedere, splendida, privilegiando gli slanci amorosi (e la conseguente profusione di mezzevoci e di accenti palpitanti) alla boria dell’ ufficiale di Sassonia. Una prestazione da manuale che conferma l’ aureo periodo in cui si trova il Nostro Fabio, migliore di recita in recita!
Note meno entusiastiche per il resto del cast, in cui figuravano la principessa di Bouillon dalla nebulosa dizione di Ildiko Komlosi e il nasaleggiante Michonnet di Alberto Mastromarino.
Discreta la folta schiera di comprimari e buona la direzione di Donato Renzetti (anche se qualche maggiore abbandono lirico non sarebbe guastato…).
Meglio tacere sulla prestazione del coro.
Lo spettacolo di Giulio Ciabatti, di proprietà del Teatro dell’ Opera di Roma, segue docilmente lo svolgersi della vicenda, senza pericolose (e stimolanti…) incursioni al di fuori del tracciato di Colautti/Cilea: una gioia per gli amanti della regia d' antan, tutta fondali e prospettive dipinte. Belli i costumi di Maria de Matteis.
24 febbraio 2009
ADRIANA LECOUVREUR
opera in quattro atti
musica di Francesco Cilea
libretto di Arturo Colautti
personaggi ed interpreti:
MAURIZIO, CONTE DI SASSONIA: Fabio Armiliato
IL PRINCIPE DI BOULLON: Roberto Tagliavini
L' ABATE DI CHAZEUIL: Aldo Orsolini
MICHONNET: Alberto Mastromarino
QUINAULT: Paolo Orecchia
POISSON: Gregory Bonfatti
MAGGIORDOMO: Daniele Bonomolo
ADRIANA LECOUVREUR: Daniela Dessì
LA PRINCIPESSA DI BOUILLON: Ildiko Komlosi
MADAMIGELLA JOUVENOT: Patrizia Gentile
MADAMIGELLA DANGEVILLE: Luisa Francesconi
PARIDE: Alessio Rezza
MERCURIO: Giuseppe Bonanno
GIUNONE: Soimita Lupu
PALLADE: Carmen Marcuccio
VENERE: Floriana Zaja
PASTORELLE: Elisa Arnone e Zina Barrovecchio
PASTORI: Ettore Valsellini e Salvatore Tocco
Direttore: Donato Renzetti
Regia: Giulio Ciabatti
Scene: Ettore Rondelli
Costumi: Maria de Matteis
Coreografia: Luciano Cannito
Luci: Claudio Schmid
Allestimento del Teatro dell'Opera di Roma
Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro Massimo
Maestro del coro: Andrea Faidutti
Qualche estratto video:
"La dolcissima effige...""Il russo Mèncikoff...""Giusto cielo! Che feci in tal giorno?...""Poveri fiori..."