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domenica 31 luglio 2011

Daniela Dessì e Fabio Armiliato in importanti appuntamenti televisivi in agosto!


Sarà un’estate all’insegna della lirica quella che si prospetta nei palinsesti televisivi che vedranno impegnati Daniela Dessì e Fabio Armiliato in diverse apparizioni televisive.
Si comincia subito Lunedi 1 agosto, su RAI 1, con la trasmissione Applausi. Dagli studi della RAI di Roma, per questo appuntamento culturale condotto dal giornalista Gigi Marzullo, Daniela Dessì e Fabio Armiliato saranno i protagonisti di un interessante dibattito e confronto su Norma di Bellini, da loro rappresentata al Teatro Comunale di Bologna nel 2008, per la regia di Federico Tiezzi e ormai storico debutto del grande soprano nel ruolo della sacerdotessa druida.
Qualche giorno di breve attesa e, in data Lunedi 8 agosto, in onda su RAI 3 a partire dalle ore 00.30 per il ciclo La grande musica di Rai 3, l’opera integrale Tosca di Giacomo Puccini rappresentata al Teatro Carlo Felice di Genova, città natale di ambedue gli artisti, nel giugno 2010, per la regia di Renzo Giaccheri. Edizione questa che sarà presto commercializzata in DVD per l’etichetta Raitrade-Arthaus come già accaduto per le precedenti produzioni con interpreti Dessì e Armiliato della “ Francesca da Rimini“ e de ”La Fanciulla del West”.
E per non perdere ancora una volta i vostri cantanti lirici preferiti, insieme al baritono Giovanni Meoni nel ruolo di Jago, nuovamente in Applausi nella puntata prevista per martedi 9 agosto con argomento il grande capolavoro verdiano Otello rappresentato fra l’altro dagli stessi artisti la scorsa primavera all’Opéra Royal de Wallonie di Liegi, per la regia del Sovrintendente Stefano Mazzonis di Pralafera e che vedeva il debutto assoluto nel ruolo del tenore genovese e che presto sarà disponibile anch’esso sia in formato CD, prodotto dalla major discografica SoloVoce ed in DVD, prodotto dalla etichetta Dynamic.

Un arrivederci a settembre, con Il Trovatore.

sabato 5 marzo 2011

Daniela e Fabio ospiti a "Ridotto dell'Opera"!


Oggi 05 marzo 2011 Daniela Dessì e Fabio Armiliato parteciperanno alla trasmissione radiofonica Ridotto dell'Opera per parlare dei recenti successi e dei futuri importanti debutti. L'appuntamento è quindi dalle ore 13:30 su RSI Rete Due ed online in streaming sul sito http://retedue.rsi.ch/home/networks/retedue.html.
Buon ascolto!

venerdì 25 febbraio 2011

Daniela e Fabio incontrano i fan a Brescia!


Il prossimo 11 marzo (ore 21:00) al Teatro Centro Lucia di Botticino, in provincia di Brescia, Daniela Dessì e Fabio Armiliato, parteciperanno ad un incontro con i propri fan presentato dal giornalista del quotidiano Bresciaoggi, Fabio Larovere. La serata inizierà con la proiezione di alcune arie tratte da opere cantate dai due artisti; a seguire, una breve intervista per poi aprire alle domande del pubblico in sala. Infine un ultimo spazio sarà riservato alla presentazione dell’ultimo CD della coppia, la registrazione dell’opera La Traviata edita dalla casa discografica tedesca SoloVoce e primo capitolo di una collaborazione che porterà alla pubblicazione di altre quattro opere complete.

L'ingresso è, ovviamente, gratuito... partecipate numerosi!

giovedì 9 settembre 2010

Il PUCCINI FESTIVAL 2010 su Rai Tre!


Per il ciclo La Musica di Rai Tre, questa notte verrà trasmesso (per l'orario preciso meglio attenersi al sito) uno speciale dedicato al Festival Puccini 2010 in cui, tra l'altro, compariranno interviste a Daniela Dessì e Fabio Armiliato.
Buona visione!

mercoledì 2 giugno 2010

"Grazie Daniela Dessì!"


Riporto con enorme piacere questo post uscito sul blog dei Lavoratori del Teatro Lirico di Cagliari:
"UNA GRANDE ARTISTA HA INTONATO PER NOI UNA NOTA DI SOLIDARIETA’ E DI NETTO SOSTEGNO CHE NON PUO’ CHE DARCI SPERANZA E CORAGGIO: IL FAMOSO SOPRANO DANIELA DESSI’ HA PUBBLICAMENTE PRESO LE DIFESE DI NOI LAVORATORI DEI TEATRI LIRICI, DISTINGUENDOSI, PRESSOCHE’ SOLITARIA FRA GLI ARTISTI, DA CHI CI INDICA COME LA PRINCIPALE… CAUSA DELLA CRISI IN CUI I TEATRI VERSANO. GRANDE ARTISTA E GRANDE CUORE.

Scusate l’uso del maiuscolo, ma certe cose vanno dette a voce alta per poter contrastare le grandi voci che invece si esprimono in maniera malevola nei nostri confronti. Non alludo a nessuno in particolare (voglio evitare ulteriori polemiche): con grandi voci non mi riferisco solo a voci di cantanti ma a voci importanti ed autorevoli di ogni altro settore.

Alberto Loi"


Non zittite l'arte, 2 giugno 2010

lunedì 31 maggio 2010

E la tartana arriva finalmente a Genova!


E' grande l'attesa per il ritorno a Genova, loro città natale, di Daniela Dessì e Fabio Armiliato. E il menù previsto per questa importante occasione è decisamente da acquolina in bocca: due recite di gala (8 e 10 giugno) di Tosca, l'Opera che maggiormente ha contribuito a renderli famosi in tutto il mondo, incoronandoli il Mario Cavaradossi e la Floria Tosca di riferimento di questi anni.
Proprio quest'anno, tra l'altro, ricorrono i 110 anni dalla prima esecuzione assoluta del Capolavoro pucciniano e così viene riproposto, in coproduzione col Teatro dell'Opera di Roma, l'allestimento "originale" con le preziose scene di Adolf Hohenstein. Un'occasione in più per non lasciarsi scappare questo evento!

Per chi comunque proprio non riuscisse a raggiungere la Superba, è prevista, in alcune sale cinematografiche (l'elenco sarà pubblicato a breve) italiane ed europee, la tramissione in diretta della recita del 10 giugno.

Ecco infine un'intervista uscita sull'edizione genovese del quotidiano La Repubblica di domenica 30 maggio 2010:

mercoledì 7 aprile 2010

Doppio appuntamento romano per Daniela Dessì!



Lunedì 12 aprile, Daniela Dessì interverrà all'interno della rubrica Meridiana, in onda su RaiNews24 dalle ore 10 e visibile anche in streaming all'indirizzo: http://www.rainews24.rai.it/it/canale-tv.php

Nel tardo pomeriggio invece, alle 18, presenterà il suo nuovo, bellissimo disco Puccini Arias alla libreria la Feltrinelli di via Appia Nuova, 427. L'ingresso ovviamente sarà libero per cui... partecipate numerosi!

martedì 9 marzo 2010

Benedette queste carte!


Una notiziona!
La dottoressa Serenella Gragnani, nel proprio sito, annuncia che dopo il saggio dedicato a José Cura (Giù la maschera!) il prossimo impegno sarà dedicato a Daniela Dessì!
"Siamo allinizio della nostra esplorazione" scrive, "abbiamo valutato i personaggi che riteniamo più significativi (per citarne soltanto alcuni Francesca da Rimini, Norma, Manon Lescaut, Butterfly, Aida...) e... il lavoro è iniziato!
Per me è particolarmente interessante confrontarmi con il femminile e soprattutto con un'artista che ha un repertorio così vasto, di donne talmente diverse tra di loro, tanto da permettermi di affrontare aspetti a volte anche controversi della
psicologia femminile. La signora Dessì è una compagna di viaggio stimolante. Ha desiderio di entrare nel personaggio sino in fondo, non si ferma ad una lettura di routine, sente profondamente quanto di attuale sia racchiuso nelle tante eroine che si trova ad interpretare. Dal punto di vista umano poi è una donna ricca di umanità e di dolcezza e questo rende ancora più avvincente il lavorare assieme.
"

Che dire, speriamo di conoscere gli sviluppi del lavoro il prima possibile. Io, dal canto mio, non mancherò di riferirvi immediatamente qualunque notizia mi arrivi! A presto!

Fonte: http://www.artistallopera.com/Generale/serenella-gragnani-e-daniela-dessi.html

sabato 23 gennaio 2010

Daniela/Violetta su "TV Sorrisi e Canzoni"!


Nel numero 4 del settimanale TV Sorrisi e Canzoni ora in edicola, compare un'intervista a Daniela Dessì in cui si parla della non-Traviata romana...
Buona Lettura!

Daniela Dessì e Fabio Armiliato ospiti a Radio Nacional!


Questa sera, dalle ore 18:30 italiane, Daniela Dessì e Fabio Armiliato saranno ospiti alla trasmissione radiofonica argentina Una tarde en la opera, per parlare di Traviata, dei nuovi cd in uscita e dei prossimi impegni. Sarà possibile ascoltare la trasmissione anche via web dal sito di Radio Nacional.

Buon ascolto!

sabato 16 gennaio 2010

Daniela Dessì e Fabio Armiliato ospiti a DOMENICA IN!


Domenica 17 Gennaio 2010 Daniela e Fabio saranno ospiti nello spazio di Domenica In condotto da Pippo Baudo! L'appuntamento è quindi domani su Rai Uno (visibile anche in streaming)dalle ore 15:30... Buona visione!

venerdì 18 dicembre 2009

Daniela Dessì ospite della settimana sul blog di Grazia!


Da oggi Daniela Dessì è l'ospite settimanale del blog della rivista Grazia. Si annunciano quindi interventi davvero succosi, visto che il sito già annuncia che ci racconterà qualche momento speciale della sua lunga carriera nelle opere di tutto il mondo. Stiamo anche cercando di farci dire qualcosa su Zeffirelli e su quanto sta accadendo in questi giorni, vedremo.

martedì 20 ottobre 2009

Intervista a Daniela Dessì! (dal blog Qui la Voce)


In vista del suo debutto europeo nella Traviata di Zeffirelli all'Opera di Roma abbiamo incontrato Daniela Dessì, uno dei più grandi soprani italiani attualmente in attività. I suoi esordi, il suo repertorio, riflessioni su musica, teatro, media, i ricordi alla Scala, quelli d'oltreoceano, i progetti futuri... Ecco cosa ha raccontato in esclusiva per Qui la Voce:

Daniela Dessì si rivela al mondo dell’opera vincendo il concorso internazionale della RAI nel 1980, il primo di numerosi riconoscimenti che arriveranno nella sua carriera. Un ricordo di quel momento e del successivo debutto teatrale.
Proprio ieri sera leggevo un libro su Maria Callas, un'artista ma anche una donna su cui è stato detto tanto e forse troppo, e il racconto dei suoi primi anni mi ha riportata ai miei inizi. L'inizio è simile per tutti, si ha voglia di fare e di divenire qualcuno, di dire la propria parola in questo mondo teatrale. Nel mio caso ricordo molto bene che una sera, quando avevo sedici anni, a Brescia davanti ad un cartellone del teatro dissi a un’ amica che era con me: "io voglio assolutamente diventare una grande cantante lirica". Ho studiato tanto per realizzare il mio sogno; in questo campo non bisogna mai farci prendere dalla fretta. Vincere i concorsi è molto importante perchè aprono le porte dei teatri, anche se oggi tanti giovani bruciano le tappe troppo in fretta. Grazie a quel concorso Rai ebbi la possibilità di conoscere il Maestro Herbert von Karajan e di lavorare con lui, e fu un'esperienza meravigliosa.

Da quel 1980 sono passati quasi 30 anni; in questo periodo abbiamo visto spaziare il suo repertorio in varie direzioni. All’inizio è stata impegnata anche in produzioni di titoli settecenteschi, poi via via è arrivata fino a Verdi, Puccini e la giovane scuola. Come ha fatto ad affrontare ruoli così diversi? La tecnica è davvero una sola?
Ho iniziato a cantare quando ero ancora molto giovane, a diciotto anni e per una ragazza di quell'età pensare ad un repertorio di melodramma puro (Verdi, Bellini, Puccini) sarebbe stato folle. E' un omicidio vocale affrontare quel tipo di repertorio con una voce ancora giovane e quindi non ancora allenata per quei ruoli. All'inizio, volente o nolente, ho dovuto pensare a fare cose più semplici che mi hanno però arricchito in esperienza musicale, anche perchè realizzate in contesti prestigiosi. Nel tempo ho potuto usufruire dell'aiuto che mi hanno dato queste opere del Settecento. Quando la voce matura, e questo può avvenire solo con la tecnica (che è la base di tutto) e lo studio, si possono affrontare i grandi personaggi del repertorio. Con la tecnica si arriva ad avere anche sicurezza come attori, perchè se abbiamo preoccupazioni o difficoltà sul piano vocale non si è liberi di recitare e cantare bene. La base tecnica è una sola, poi chiaramente bisogna passarla attraverso la propria personalità e quindi possono variare alcuni aspetti.

Oltre a Verdi e Puccini, al settecento e al novecento, anche il belcanto nel suo repertorio, da Rossini a Bellini, alle regine donizettiane. Quali sono le difficoltà nell’eseguire questo tipo di repertorio e nel confrontarsi con la scrittura impervia che i compositori riservarono alla Pasta, alla Ronzi e alle altre grandi dive del passato?
Direi che oggi affrontare ruoli simili è una vera scommessa. Sono estremamente impervi rispetto forse ad anni fa in cui si potevano affrontare meglio per un’altezza diversa del diapason. Vanno affrontati con coraggio ed un pizzico di presunzione, bisogna sfidare la musica e la partitura, superare queste sfide ci aiuta a gestire anche l’aspetto visivo ed auditivo. La preparazione vocale di queste opere in particolare deve essere fatta con uno studio tecnico rigoroso perché le note vanno messe a punto una per una.


Parlando invece dei cantanti del passato più recente, quali sono quelli che l'hanno colpita di più e perchè?

Conoscere il passato e i suoi cantanti è un bagaglio molto importante per un artista di ora, è come studiare la storia. Ci sono stati per me tanti modelli da seguire anche per prendere da ognuno un piccolo segreto. Tra i soprani amo Rosa Ponselle che è stata una delle più grandi cantanti di tutti i tempi, amo Maria Callas per lo spirito di innovazione vocale e teatrale che aveva, e poi potrei citare la Tebaldi o la Scotto. Ammiro comunque sempre chi è bravo e si sa distinguere e questo vale per il passato così come per il presente.

Daniela Dessì ha avuto il privilegio di cantare diretta dalle più grandi bacchette. Sappiamo che il direttore d’orchestra ha un ruolo fondamentale nella preparazione di uno spettacolo. Quali sono i direttori che le hanno dato di più in termini sia musicali che umani?
Non sempre la musicalità si sposa con l’umanità, però quando si fa musica una delle cose belle è che si è uniti da questo filo invisibile che è la musica stessa e tutti parliamo la solita lingua. Non potrei citare un direttore o due o tre, perché ognuno mi ha dato qualcosa, da Karajan ad Abbado a Muti, Kleiber o Sinopoli. Per me è stata una grande scuola poter seguire i consigli di così grandi direttori, è stato importantissimo perché mi hanno sempre dato la sicurezza per tirare fuori le mie possibilità e confrontare le mie idee con le loro. Dico volentieri che ho COLLABORATO con loro più che lavorato, perché lo spettacolo si fa tutti insieme ed ognuno ha una parte che è fondamentale. Da giovane è importante incontrare figure così significative e da grande posso dire che quelle collaborazioni hanno costituito momenti di grande confronto musicale.

Grandi bacchette e grandi teatri: tra tutti il Teatro alla Scala, considerato il massimo teatro lirico italiano e uno dei più grandi al mondo, nel quale ha cantato più volte trionfando davanti a quello che viene considerato il pubblico più esigente. Cosa rappresenta per lei la Scala? E cosa rappresenta oggi in generale?
Amo molto la Scala, è indubbiamente il tempio della lirica. Il pubblico è sincero e diretto e ti da sicurezza. Purtroppo oggi rappresenta per i giovani cantanti un punto di partenza quando invece secondo me dovrebbe rappresentare un punto di arrivo come era anni fa, è stato un errore degli ultimi anni questo, ma spero che si capirà. Avere dei trionfi alla Scala ti riempie di gioia e di forza per andare avanti nel tuo mestiere…e poi…è il teatro di Verdi…

A proposito di Verdi e della Scala, guardando ed ascoltando l’ultima inaugurazione scaligera col Don Carlo, a noi è venuto subito in mente il suo famoso Don Carlo alla Scala col maestro Pavarotti (debuttante nel ruolo dell’infante), Riccardo Muti e la regia di Franco Zeffirelli. Pavarotti stesso rinnegherà la propria interpretazione, noi riascoltando alla luce di questi anni, diciamo che fu un grandissimo allestimento e grandissime furono le interpretazioni dei protagonisti. Un ricordo di quell’evento e del maestro Pavarotti.
Ti dico subito che quella produzione l’ho sempre difesa perché l’ho apprezzata molto, l’abbiamo voluta tutti e abbiamo lavorato tanto per realizzarla. In molti hanno disprezzato quello spettacolo, tanto rumore poi in particolare per una nota strozzata di Luciano contro cui era stata organizzata una vera e propria battaglia. Ricordo con molta precisione le parole che mi disse mio padre in quell’occasione:”vedrai che tra tanti anni potrai dire, io a quel Don Carlo c’ero”, colse pienamente nel segno. Per Luciano questo è stato un grande cruccio per molti anni, ho trovato irriverente fargli un torto così grande e anche se è ovvio che il teatro è fatto anche di queste cose lui non doveva assolutamente aspettarsi niente del genere, poi per una nota soltanto. Ad alcuni cantanti si perdonano cose ben peggiori. E’ stato un tenore veramente meraviglioso.

Qual’è la sua concezione registica di uno spettacolo? sappiamo e vediamo che molti registi oggi tendono a prendersi troppe libertà nell’opera, spesso andando in direzione completamente contraria alle volontà degli autori dell’opera stessa.

Hai detto bene. Io credo che la produzione debba essere rispettosa per la voce e per la musica. Bisogna che il cantante, già sottoposto allo stress vocale debba riuscire a muoversi e cantare liberamente. Per me la classe, il gusto e l’equilibrio sono cose fondamentali per l’allestimento di uno spettacolo.

L'aspetto scenico nell'opera, come già sottolineato, è fondamentale, e Daniela Dessì è una grande cantante-attrice, come ha più volte dimostrato. Com’è cambiato negli anni il suo rapporto tra canto e recitazione? Quale preparazione c’è dietro? come si può governare l’emozione in scena?
Sicuramente qualcosa è cambiato perché l’esperienza teatrale migliora anche l’equilibrio tra resa vocale e resa scenica. Per recitare bene bisogna avere certamente una sicurezza vocale grande, i problemi fisici e quindi vocali ostacolano la buona riuscita della recitazione. Fin dall’inizio della mia carriera sono sempre entrata nel personaggio, dicendomi:se fossi lei cosa farei? Bisogna capire lo stato d’animo del personaggio, che cambia del tempo. A seconda di come mi sento chiaramente ogni sera l’interpretazione sarà diversa nelle piccole sfaccettature. Purtroppo non ci sono trucchi per governare l’emozione, si deve riuscire a limitare l’azione dell’immedesimazione sul nostro stato d’animo; quando entro in scena e mi succede di essere ansiosa mi dico sempre:”se ora hai paura, ricordati che la paura frega e otterrai un risultato negativo”. Quando vado davanti al pubblico penso che questo sia li per darmi carica e non per togliermela, entrare nel personaggio è molto importante appunto anche per eliminare l’ansia.

Cosa significa lavorare al fianco della persona che le è accanto anche nella vita (Fabio Armiliato)? è più difficile o più facile che cantare con altri colleghi?
Ovviamente è più facile, è chiaro che tutto si semplifica perché c’è un modo diverso di capirsi e quindi di agire di conseguenza, basta uno sguardo per comunicare qualcosa e quindi si risolvono tante problematiche. C’è però anche uno stress maggiore per l’altro da parte di entrambi ed in questo senso è più difficile che cantare con altri colleghi.

A proposito di emozioni, personalmente ho un ricordo molto emozionante della Madama Butterfly del centenario a Torre del Lago nel 2004. Che legame ha con questo personaggio e che emozione ha provato nel cantarlo a Nagasaki?
Ho un rapporto straordinario col personaggio di Butterfly, anche perché l’ho cantata in tutti i più grandi teatri dal Metropolitan a Madrid alla Scala, quindi diciamo che è un’opera che più di altre mi ha portata in giro. Per Cio Cio San ho davvero un affetto particolare, attraverso lo studio del personaggio ho potuto capire le usanze e i modi di pensare delle donne giapponesi, un popolo dotato di grande sensibilità e che apprezzo moltissimo. Sono stata la prima occidentale a cantare Butterfly a Nagasaki ed in Giappone, ed anche questo è stato molto importante. Poi devo dire che quest’opera è stata sempre boicottata, soprattutto agli inizi, e per amore verso Puccini che ci teneva tanto amo forse ancora di più Butterfly.


Rimaniamo in tema di personaggi ai quali è legata; mi piacerebbe sapere alcuni ruoli che rappresentano su tutti la sua personalità artistica e i carattere psicologici che in essi sente più vicini ai suoi.

E’ una domanda molto difficile questa perché non è facile scindere la musica dai personaggi. Però potrei dire per esempio TOSCA, prima di tutto perché penso che più vicina di Tosca ad una cantante lirica non ci sia nulla, Tosca è una cantante lirica, poi per la sua forza, la passionalità ma anche la fragilità della donna, insomma racchiude alcuni tratti che ritrovo anche in me molto forti. Adoro NORMA che è un personaggio a tutto tondo, fortissimo e allo stesso tempo dolce, di MANON LESCAUT invece mi piace cogliere gli entusiasmi giovanili e le superficialità di un’età ingenua che poi sfociano nel drammatico finale, questo lo trovo molto interessante. Un legame particolare, come ti ho già detto prima, è quello che ho con CIO CIO SAN che se è molto lontana da me perché appartenente a tradizioni diverse mi da molte emozioni, principalmente perché è una mamma e io sento molto forte questo ruolo nella mia vita. E poi direi ancora AIDA di cui mi affascina la forza che sprigiona pur essendo una principessa ridotta in catene ed infine FRANCESCA DA RIMINI un ruolo sensuale e dolcissimo, affascinante la sua storia ma di grande difficoltà vocale e interpretativa.


Norma in particolare è un'opera che ha debuttato di recente e che le ha regalato un grandissimo successo; può raccontarmi brevemente come si prepara e in quanto tempo una parte così impegnativa?

Norma l'ho preparata teatralmente in una sola settimana, perchè nonostante avessi voluto riservare più tempo alla realizzazione scenica i miei impegni non me lo hanno permesso. Dal punto di vista psicologico e musicale ho avuto modo di prepararla mentalmente fin da ragazzina, è stata un'opera che ho sempre amato tanto. Era matura dentro di me. Prima di prepararla con lo spartito nei dettagli musicali e vocali avevo già una conoscenza completa del ruolo.

Tra i suoi imminenti impegni invece c’è una Traviata con Zeffirelli all’Opera di Roma. Ci parli un po’ del lavoro dietro a questo personaggio e del lavoro con uno dei più grandi registi italiani.
La Traviata l’ ho già cantata qualche anno fa in Giappone, è ruolo meraviglioso per me, e sarà a Roma il debutto europeo. E’ un personaggio che conosco da tanto tempo, perché come per Norma è una delle prime opere che si ascoltano e Violetta ha avuto una lunga maturazione dentro di me da quando sono molto giovane. E’ ricchissima emotivamente e come personaggio teatrale. Vorrei dire però questo: che sono una Traviata un po’ “all’antica”, nel senso che la risolverò con la mia voce da lirico spinto come facevano Renata Tebaldi o Virginia Zeani. Spesso è stata ed è affidata a soprani leggeri che risolvono il primo atto ma poi hanno difficoltà negli altri due proprio perché la scrittura di verdi cambia col cambiare del personaggio. La mia Traviata mirerà alla drammaticità. Con Zeffirelli non ho ancora lavorato su Violetta, ma ne parleremo poi…

Sappiamo tante cose sul teatro d’opera passato, ma oggi cosa significa essere una cantante di primo livello e come si vive nel mondo operistico?
Il teatro è sicuramente cambiato molto con il passare del tempo ed il conseguente avvento dei media ed oggi è un luogo per i soli amanti della musica; l'opera non è più un genere musicale radicato nella cultura anche di tipo domestico come era anni fa. Di conseguenza è ovviamente diversa la situazione dei divi dell'opera rispetto a cinquanta o sessanta anni fa, quando i cantanti divenivano star in ogni senso. Oggi sicuramente dobbiamo lavorare di più per affermarci rispetto a quanto facessero in passato. Per me è stato sempre il più grande desiderio cantare e fare parte di questo mondo da protagonista. Non so come avrei affrontato il teatro se avessi cantato in quell'epoca, ma oggi lo amo davvero molto.


Parlando appunto dei media, oltre che a teatro, la vediamo anche in tv sia nei suoi panni che in quelli delle eroine che incarna (ricordiamo di recente i telecast di Norma e Francesca da Rimini andati in onda proprio sulla Rai) Il suo rapporto con i media, specialmente con la tv, e più in generale qualche riflessione sul rapporto tra opera lirica e mezzi di comunicazione di massa.

Io considero molto importanti i media per la divulgazione, anche dell’opera lirica, se fatta però con cognizione di causa. Non mi metterei mai a frequentare programmi non utili alla diffusione dell’opera in Italia o all’estero. Però a volte mi piace anche divertirmi in modo intelligente come è accaduto a Sanremo quest’anno, mi piaceva l’idea di collaborare con Francesco Renga e mi piaceva la canzone dedicata ai grandi tenori del passato, portare l’opera a Sanremo che è una grandissima vetrina internazionale è un modo per riproporla anche ad un pubblico diverso. Cerco di far capire anche ai media più leggeri, come i rotocalchi, quando rilascio interviste o fanno servizi su di me che il cantante lirico non è, come in tanti purtroppo pensano, una mummia, una persona che non si stacca dal proprio mondo, ma che è una donna o un uomo normale. Cerco di essere presente in tv quando posso parlare di opera, non sono presenzialista e non cerco in tv un’autocelebrazione, che è un fattore negativo. Essendo presente a volte in alcuni programmi spero di trovare nuove persone che si appassionino al teatro operistico.

Sempre in tema di "comunicazione", Daniela Dessì è anche quotatissima insegnante. Cosa rappresenta per lei l’insegnamento e quali principi generali cerca di trasmettere ai suoi allievi? Ci sono voci interessanti oggi?
Per me l’insegnamento è meraviglioso, è una straordinaria possibilità per poter trasmettere quel poco o quel tanto che ho imparato nella mia carriera. Mi sono resa conto ultimamente che il problema più grande è l’insicurezza, le scuole di canto in Italia sono davvero troppo poche. Vorrei trovare una persona cui poter dare tutto quello che ho imparato, che un giorno qualcuno cantasse come canto io e portasse avanti quello che ho iniziato. Le voci ci sono oggi e c’è anche una buona volontà di imparare, è che vengono gestite male, perché si canta, e si lascia cantare, tutto e subito. Questo è l’errore più grande perché porta a rovinare una voce e una carriera.

Un grazie a Daniela Dessì da Qui la Voce, con la speranza di ritrovarla presto quì come a teatro.


Qui la Voce, 17 ottobre 2009

martedì 29 settembre 2009

"Canto per Renata e Jesi mi resta nel cuore" (intervista a Il Messaggero)


"Jesi-Una delle artiste italiane più importanti, famose e apprezzate dei nostri tempi: il soprano ligure Daniela Dessì (che inaugurerà giovedì sera alle ore 21:00 la Stagione Lirica del Teatro Pergolesi di Jesi con un concerto a fianco del tenore Fabio Armiliato, compagno dell’artista anche nella vita) è quello che si dice una vera primadonna. Artista versatile e completa, nella sua carriera trentennale, la Dessì ha affrontato moltissimi ruoli, distinguendosi proprio a Jesi in alcune rilevanti interpretazioni pergolesiane. «Ricordo Jesi con grandissimo affetto» ci ha detto «ed è una città cui mi sento molto legata: ho cantato a Jesi in tante belle produzioni pergolesiane come Il Flaminio, Adriano in Siria, ma anche lo Stabat Mater»
Pergolesi è un compositore cui è molto legata, quindi...
«Certamente. Credo che se avesse potuto vivere Pergolesi ci avrebbe riempito di capolavori perché basta ammirare quello che ci ha lasciato nei pochi anni in cui è vissuto: ha scritto cose veramente straordinarie, molto innovative musicalmente ma anche ricchissime di soddisfazione per il cantante, che si trova a eseguire pagine di splendida invenzione melodica»
Il concerto di giovedì sarà dedicato a Renata Tebaldi e anche il programma sembra pensato per omaggiare le opere cardine del repertorio della Tebaldi, che poi sono anche le stesse di Daniela Dessì e Fabio Armiliato...
«È vero - ride - ma al di là di questo abbiamo ritenuto doveroso inserire, in un omaggio pensato per un’artista di questo calibro, le incursioni nelle opere di cui la Tebaldi è stata una grandissima interprete, per cui abbiamo scelto Otello, Adriana Lecouvreur, Tosca, Andrea Chénier... tutto quello, insomma, in cui la sua interpretazione è stata grande»
Qual è stato il suo rapporto con la Tebaldi?
«Un rapporto magnifico, anche se limitato ai suoi ultimi anni di vita. Mi ricordo che mi telefonava spesso, dopo avermi sentito per radio in molti ruoli pucciniani, per farmi i complimenti e una volta mi scrisse anche una lettera: per me era un grandissimo sostegno e ne ho un ricordo stupendo»
Da Pergolesi a Puccini... la sua carriera ha coperto un repertorio molto ampio...
«Si è trattato di un’evoluzione naturale. Ho iniziato a studiare canto molto giovane e ho preferito far evolvere la voce con gradualità: ho iniziato quindi con il ‘700 e, pian piano, sono arrivata a Puccini e al Verismo. Affrontare questo repertorio con un bagaglio belcantistico alle spalle credo sia servito per un approccio che ho sempre cercato di rendere nella maniera più musicale e fedele allo spartito possibile»
Le piacerebbe affrontare anche Spontini, magari nella Vestale?
«Sì, mi piacerebbe moltissimo. Si tratta di un’opera stupenda, di grande impatto vocale e scenico, e amerei molto poterla cantare»
E se le proponessero di tornare a cantare Pergolesi oggi?
«Accetterei senza pensarci due volte. Sono sempre disposta a cantare quello che mi riporta indietro nel tempo e a Pergolesi, nonché a Jesi, ho legati ricordi meravigliosi e molto sereni»"
G. Cesaretti, Il Messaggero; 29 settembre 2009

mercoledì 9 settembre 2009

"FESTIVAL VERDI - Parma e il suo Maestro"

Ecco l'articolo uscito sulla rivista il Mese Parma magazine di Settembre:
Il Teatro Regio di Parma rinnova anche in questo diffi cile momento di crisi il colossale impegno produttivo e artistico del Festival Verdi, che quest’anno parte da Busseto con l’anteprima di “Messa da Requiem” diretta da Yuri Temirkanov. Inoltre, accanto al ricco programma parmigiano che comprende le produzioni de “I due Foscari” e “Nabucco”, nella piccola città verdiana si assisterà a un ciclo di recital e concerti che avrà per protagonisti le più acclamate star del belcanto della scena internazionale.

Aprono Amarilli Nizza e Roberto Frontali, in procinto di condividere una serie di progetti discografici e teatrali, con un recital di arie e duetti verdiani. “Sono grandi l’emozione e la gioia di tornare in un posto magico dove lo spirito di Verdi è vivo e presente in ogni angolo” ci ha detto il soprano milanese. “Sono molto legata alle terre emiliane e il calore manifestato dal pubblico di Parma è sempre nel mio cuore. Il premio Tosi assegnatomi a Parma Lirica per Tosca nel 2002 è stato per me un grandissimo onore, così come l’affetto del Club dei 27 e sarebbe bellissimo poter calcare nuovamente le scene del Teatro Regio”.
Il cartellone prosegue con un quartetto di eccezionali solisti – Micaela Carosi, Veronica Simeoni, Vincenzo La Scola e Simone Piazzola – impegnati in un concerto diretto da Antonello Allemandi, con i recital di Bruno de Simone e Andrea Rost, un concerto dell’Orchestra del Teatro Regio guidata da Matteo Beltrami ad accompagnare Chiara Taigi e Massimiliano Pisapia, e un recital del tenore Saimir Pirgu.
A Busseto sono attesi anche Daniela Dessì in duo con Fabio Armiliato, la coppia più amata dai melomani di tutto il mondo. “Ritornare nelle Terre di Verdi è sempre una grande gioia” ci ha detto il celebre soprano. “Busseto è una città che ha per me un’importanza enorme. Da ragazzina vi andavo in pellegrinaggio per respirarne l’aria intrisa di atmosfere verdiane e cercare energia per crescere artisticamente e sognavo di diventare una grande artista per poter cantare tutti i più grandi capolavori della storia dell’opera italiana. Sarà una grande emozione condividere, con coloro che assisteranno all’evento, la forte emozione che scaturirà nell’interpretare le note dei grandi capolavori verdiani, per la mia prima volta a Busseto in veste di cantante. Spero anche che questa opportunità possa creare le premesse per una ripresa di collaborazione con il Festival Verdi, dal quale mi sento di non poter mancare per la sempre più crescente presenza di opere verdiane nella mia carriera. Verdi è una grande scuola di canto e tornare a questo repertorio signifi ca per me, ogni volta, ripristinare un equilibrio vocale e stilistico ancora più tecnico”.
Fabio Armiliato, che a Busseto ha già eseguito una recita de "Il trovatore" nel 2002, è entusiasta di tornare nella “città permeata dalla personalità di Verdi e dalle sue creazioni. L’anno scorso, debuttando a Montecarlo “La forza del destino”, ho avuto un irresistibile richiamo verso il canto verdiano. Dopo tanti anni di frequentazione dei ruoli pucciniani e di attenzione verso il repertorio verista, mi sono reso conto di quanto avessi bisogno di ritornare a Verdi. Ho anche avuto la possibilità di studiare lo spartito con il M. Bergonzi, che mi è stato di preziosissimo aiuto, e ho riscosso davvero un grande successo. Ho avuto anche l’opportunità di riprendere il ruolo di Radames in Arena di Verona e mi sono trovato ad affrontarlo con una vocalità più matura e consapevole. Ho quindi dedotto, attraverso queste esperienze, che la scrittura verdiana oggi, nel momento della mia maturità artistica, mi sta veramente aiutando a trovare un maggior equilibrio tra tecnica vocale ed espressività. Da qui la grande soddisfazione di poter eseguire a Busseto un recital e di tornare al Festival Verdi, accompagnato dalla crescente voglia di eseguire di più in futuro opere dello straordinario repertorio verdiano. In effetti il mio futuro mi vede impegnato ancora ne “La forza del destino” a Vienna, Liegi, Barcellona e Siviglia, in Un ballo in maschera a Montecarlo, ne Il trovatore a Verona e Liegi, ne Il corsaro a Bilbao, in Don Carlo a Palermo e finalmente il mio debutto in Otello a Liegi. A Busseto eseguiremo sicuramente un programma verdiano” conclude il tenore. “Speriamo di trovare qualche brano che possa sorprendere e soddisfare il pubblico, ma desideriamo soprattutto mostrare e trasmettere a tutti il nostro amore e la nostra passione per questo splendido repertorio”.
William Fratti

giovedì 18 giugno 2009

"Così Aida mi conquistò" (intervista a Famiglia Cristiana)


Certe voci hanno la strada segnata. Daniela Dessì, premio Abbiati quest' anno, ha scoperto la sua vocazione grazie alla zia, che la portava a teatro. "Vidi un' Aida, la mia prima opera, quando avevo 11 anni. Mi innamorai di quella musica sublime, di quello spettacolo grandioso. Se canto è per l' Aida."
Sulla rotta del destino trovò Herbert von Karajan. Come andò?
"Avevo 18 anni. Ero incredula, voleva sentirmi dopo aver avuto una cassetta del mio primo concorso. Mi fece l' audizione alle 10 di mattina, l' alba per cantare, però feci la mia parte tranquillamente. Ho di lui un ricordo straordinario, mi aspettavo un burbero, severo, invece era delizioso: mi ha messo lì, ha suonato, abbiamo cantato. Fantastico!"
All' Arena riporta proprio Aida: che cosa ha da dirci nel 2009?
"Aida è il personaggio per antonomasia, passionale, melodrammatico. I drammi d' opera forse sono anacronistici, ma non quanto si pensa, in fondo parlano di noi: d' amore, di politica, di passioni, di tradimenti. Poi qui siamo all' Arena, luogo di grandi soddisfazioni per una cantante."
Che sfida è per una voce?
"Ho ricordi stupendi. C'è un' acustica straordinaria in cui ogni voce si può udire, purchè sia ben orientata. All' Arena non c'è bisogno di gridare e lo scenario è un' emozione unica."
Con un pubblico popolare. Come si fa ad avvicinare la gente alla lirica?
"Credo che basti la passione per la musica, ma è una materia troppo assente dalle nostre scuole. Eppure di giovani appassionati ne ho incontrati. Certo, bisognerebbe aiutarli abbassando i prezzi, se non delle prime, almeno delle altre recite."
Dicono che lei porta il teatro dentro la vita. E' vero?
"Un po' devi avere già dentro i caratteri dei personaggi che ami di più, per renderli bene. Io mi sento molto Tosca, passionale, gelosa, forte e fragile."
L' ha cantata quasi 100 volte, avrà il pilota automatico...
"No. L' ansia che provo prima di andare in scena, mi porta a vivere la storia come fosse la prima volta. Ed è quello che mi piace di questo lavoro, che ti tiene sotto esame: amo scoprire sempre qualcosa."


Elisa Chiari, Famiglia Cristiana n. 25 del 21 giugno 2009

giovedì 28 maggio 2009

"Daniela Dessì: un premio e un cruccio" (intervista a IL SECOLO XIX)


"Un grande riconoscimento, non solo in ambito italiano, ma internazionale, un premio che va a coronare una carriera musicale e artistica attualmente in un momento di massimo fulgore: il Premio "Abbiati" 2008 per i cantanti, riconoscimento che ogni anno la critica italiana assegna ai migliori artisti, società, spettacoli dell' anno, sarà consegnato domani al Teatro Donizetti di Bergamo al soprano genovese Daniela Dessì. Particolarmente lusinghiera è la motivazione, che sottolinea sia la bellezza della voce, che la tecnica che la sorregge, l' eccellenza interpretativa in personaggi del tardo Ottocento e primo Novecento italiano, ma anche in "Norma", un recente debutto, "sempre riportando il belcanto alle ragioni del dramma, senza nulla concedere all' edonismo e al mero sfoggio di bravura". Lei approva: "Parole molto belle e molto reali: io sono così, non ho mai fatto nulla per sfoggio istrionico. Oggi trionfano i fenomeni mediatici, ma i grandi artisti nascono solo dopo vent' anni di lavoro".
Nata a Genova,ma presto trasferitasi a Brescia con la famiglia, Daniela Dessì rivela doti vocali eccezionali già a 11 anni, scoperte dalla sua maestra, Carla Castellani. "Mi ha formato una salda base tecnica, una sicurezza per poter interpretare", dice, scansando i pericoli di una precocità vocale lasciata a se stessa: "Io avrei cantato Aida a 15 anni!". A 17, invece, giunge la smagliante vittoria al concorso Rai, che le apre le porte della carriera: Herbert von Karajan la vuole in un concerto.
Il debutto operistico avviene con il Teatro dell' Opera Giocosa di Savona, con "La serva padrona" di Pergolesi, addentrandosi in un repertorio settecentesco e barocco che avrebbe poi continuato a frequentare anche a Napoli, con Roberto De Simone; poi le opere romantiche, via via allargando i propri orizzonti musicali. Placido Domingo la vuole accanto a sé in "Otello" al Liceu di Barcellona, canta con i più grandi direttori -Abbado, Muti, Mehta, Kleiber- nei maggiori teatri di tutto il mondo, diventando una delle più acclamate interpreti della lirica internazionale. Lavora con grandi registi, in spettacoli memorabili. "Temo solo le regie ignoranti, che non rispettano il canto. E non mi presterei mai a regie, come ho visto sulla copertina di una rivista, con sederi nudi maschili esposti. Bene invece le regie moderne, anche "eccessive", purchè intelligenti. Ho lavorato con Carsen, con la Cavani: lì c' era un pensiero".
Grandi soddisfazioni, ma resta un cruccio. A Genova Daniela Dessì ha cantato davvero poco: nel 1995 per "Le nozze di Figaro" e nel 2001 nell' "Andrea Chénier". Un' assenza dovuta ai ritardi tipicamente italiani nella programmazione, ma non solo: "Non mi è stato mai proposto un progetto sulla mia persona, ma capisco le difficoltà di un teatro in crisi".
La speranza è che in futuro qualcosa si possa fare, anche in coppia con Fabio Armiliato, il tenore genovese con cui ha intrecciato un progetto non solo artistico. E, a domanda precisa su quale sia l' opera in cui questo coinvolgimento traspare con più evidenza, l' indicazione è per la "Francesca da Rimini" di Riccardo Zandonai. "Lì ci vuole un tenore con forte connotazione virile" scherza "ma soprattutto ci vuole un' intesa molto particolare: c'è molta sensualità, aleggia un erotismo palpabile e credo che noi lo possiamo comunicare meglio. E questo vale anche per la "Manon Lescaut" di Puccini".


W. Edwin Rosasco, "Il Secolo XIX"; 28/05/09

martedì 19 maggio 2009

Occhio a quei due... su Rai Due!


Domani 20 maggio 2009 Daniela e Fabio saranno ospiti del programma Tg2punto.it. La trasmissione sarà anche visibile, sul solo territorio italiano, dal sito: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/diretta.html?cid=ContentSet-0c69467b-4d39-43ec-a308-40ae4c37efa6

Appuntamento quindi domani mattina alle 10:00! Buona visione!

lunedì 11 maggio 2009

A Mezzanotte... su Radio 2!

Questa sera, nel nuovo programma di Radio 2, La Mezzanotte, verrà intervistata la nostra Daniela, in collegamento telefonico. Appuntamento quindi a mezzanotte su Radio 2. Ecco il link per l' ascolto in streaming: http://www.radio.rai.it/radio2/

Buon ascolto!

mercoledì 25 marzo 2009

"Daniela Dessì - Fabio Armiliato: una pareja para el Teatro de la Maestranza" (intervista a "Ritmo")


"Hablar de estos dos cantantes de una tacada supone un doble ejercicio: percibimos una energía que va más allá de cada uno, una energía irradiada desde la pareja que forman dentro y fuera del escenario, pero, al mismo tiempo, un uno más uno autónomo de fuerte personalidad individual. Por separado han desarrollado ya una importante carrera, pero desde que comparten más cosas que la escena su trabajo llega al gran público acompañado
de factores para algunos espurios, para otros muy vistosos… Ella ha sido la primera soprano no japonesa que ha hecho Cio-Cio San en la tierra de Cio-Cio San, y él, que, como dice en la entrevista, ha aprendido a cantar escuchando la Andrea Chénier, ha sido saludado por la crítica como uno de los más importantes Chéniers del momento. Ambos recalan ahora en Sevilla para, a partir del 20 de marzo, hacer la pareja Minnie/Dick Johnson en La fanciulla del West de Puccini, que dirigirá Pedro Halffter para una puesta en escena de Gian Carlo del Monaco.

¿Podrían hablarnos del inicio de su carrera?Qué les impulsó a estudiar Canto, qué estímulos tuvieron en su entorno familiar, cuándo empezó su amor por la música…
DANIELA DESSÌ: Mi pasión por la música lírica empezó muy pronto, cuando tenía 9 años. Mi padre me contaba siempre que fui a hablar con él y le dije que quería convertirme en una gran cantante lírica. En la familia había una tía que había estudiado canto y tenía una voz de mezzosoprano muy bonita, además de mi madre y mi abuela, quienes tenían una voz preciosa. No hicieron carrera porque decidieron no lanzarse a este mundo tan complicado y competitivo, pero toda mi familia materna tenía voces importantes y tradición en el canto. Mi abuelo paterno, que me hizo escuchar discos de Beniamino Gigli; era comandante de marina y en sus largos viajes siempre se llevaba consigo discos de este cantante. Pero lo determinante para decidirme fue mi participación como figurante en una Aida en Caracalla. Encontrarme en medio de esta producción, con grandes cantantes y actores, me hizo comprender que mi vida tenía que brindarla al canto, y por eso a los quince años empecé a estudiar.
FABIO ARMILIATO: El amor por la música es algo que es parte de mi ser desde siempre, gracias también a la educación que me dio mi familia. Mi padre ama mucho la opera, es un gran experto, y por eso desde los 3 años ya escuchaba Aida, Ballo in maschera
y Andrea Chénier interpretadas por Beniamino Gigli, que siempre me ha acompañado en mi crecimiento como artista y me ha enseñado el sentido de la correcta vocalidad. Empecé a estudiar a los 18 años, cuando mi voz estaba lista para ello. Cuándo, dónde debutaron como profesionales
D.D.: La primera vez que canté en público fue cuando tenía 15 años, en un concierto en el conservatorio donde estaba estudiando. Mi debut en el teatro fue cuando tenía 18 años, concretamente en el Teatro Grande di Brescia, la ciudad donde vivo actualmente, en una ópera de Gian Francesco Malipiero. Pero el debut más importante a través del cual me conocieron los teatros fue en el Teatro dell’Opera
Giocosa de Génova con La serva padrona, de Pergolesi.
F.A.: Empecé cantando en un coro porque necesitaba trabajar y ganar el dinero necesario para estudiar; después empecé con papeles pequeños como el Minatore en La Fanciulla del West en Torre del Lago, hasta que en el 84 debuté como protagonista como Gabriele Adorno de Simon Boccanegra en el Teatro dell’Opera di Génova, en una gira por la Liguria. Después, en el 86 canté La Vestale en Jesi y a partir de allí empecé mi carrera internacional.

¿Cuál ha sido la evolución de sus voces? ¿Sus definiciones vocales se produjeron desde el primer momento o ha habido cambios hasta asentarse?
D.D.: Mi voz ha pasado por varios momentos, dado que empecé a cantar muy joven. A los 15 años ya tenía una voz formada –de soprano lírica–, pero mi profesora, Carla Castellani, fue muy cauta y no permitió que hiciera barbaridades. Cantaba muchas arias da cámara y óperas barroca. Con el tiempo ha crecido mi voz así como mi seguridad técnica. He pasado por el barroco, Mozart, Rossini y también, más tarde,
por Verdi y Puccini
F.A.: Mi voz ha evolucionado mucho; estudié con profesores que amaban la música barroca, así que al principio canté muchos madrigales. También canté en concursos con un repertorio no apto para mi voz, hasta que al final encontré mi verdadera vocalidad y el repertorio más adecuado. Fue difícil encontrar un profesor de canto; ha habido muchas personas que me han aconsejado y al final yo mismo me he construido mi propio camino, aprendiendo un poco de todos y, sobre todo, escuchando mucha música y muchas grabaciones. También colecciono libros acerca de canto en todos los idiomas. Siempre he hecho caso a mi intuición, y esto me ha ayudado mucho en la elección del repertorio y en mi andadura artística.

¿Podrían definir su tesitura y caracterizar su instrumento por timbre, volumen, etc?
D.D.: Ahora estoy enfrentándome con personajes lirico-spintos, y tanto la crítica como el público me consideran como tal. Yo siempre me he considerado una voz lírica llena, como la de las vocalidades de antaño, una Antonietta Stella o una Renata Tebaldi. Una voz lírica con capacidad de proyección vocal, que puede afrontar un repertorio con un tejido orquestal denso. La soprano lirico-spinto tiene buena proyección y la lírica pura puede conseguir suavidad en el fraseo: para el repertorio verdiano y pucciniano se necesitan ambas, y yo creo que tengo un poco de las dos.
F.A.: Yo prefiero definirme un músico que canta; mi musicalidad y mis estudios me han guiado en mi educación vocal. Aureliano Pertile, el gran tenor, decía que se puede entender la voz gracias a la intuición musical. Definiría mi voz como la de un tenor lírico lleno, que puedo cantar tanto el repertorio lirico-spinto como el repertorio algo más ligero. Mi adaptación se debe a mi musicalidad, es decir, el entender cómo cantar un personaje, y esto te hace la voz dúctil y maleable. Mi timbre ha sido comparado con el de Pertile, a quien admiro profundamente. Cuando se canta es importante que la voz esté libre, ya sea una voz pequeña o grande; lo que importa es que llegue al público, y esto sólo se consigue utilizando una buena técnica, algo que se aprende con el tiempo. Además, mi extensión me ha permitido poder enfrentarme a los personajes de mi repertorio tranquilamente, sabiendo que podía alcanzar con comodidad el registro agudo.

Cómo preparan un rol. ¿Lo hacen desde cero o se fijan en trabajos de colegas consagrados y “de confianza”? Cuando preparan un papel operístico ¿qué orden siguen? ¿Lo estudian primero vocalmente o lo montan dramáticamente y después lo “visten” con su voz?
D.D.: Primero leo la partitura, porque necesito entender lo que el músico ha escrito y las dinámicas musicales. Si se trata de un personaje histórico me informo acerca de él y de su contexto; también me intereso por la obra en la que se basa el libreto de la opera, ya sea novela u obra teatral. Después empiezo la parte musical acompañada de piano y voy metiéndome en la esencia del personaje, siempre a través
de mi propia personalidad artística.
F.A.: Muchos roles están en mi ADN, dado que los conozco desde siempre, así que cuando empecé a estudiarlos en realidad ya los conocía gracias a mi pasión por la ópera. Lo primero que hago cuando tengo que preparar uno es escuchar grabaciones discográficas; siempre se puede aprender del ejercicio técnico de un gran cantante que ya lo afrontó. También, si es necesario, me informo acerca del contexto histórico y de la psicología del personaje. Pero ante todo intento adecuar mi vocalidad a cada personaje: me gustaría que el público pensara que no van a escuchar a Fabio Armiliato cantando a Chénier, si no a Chénier cantado por Armiliato. Por eso me gustaba tanto Pertile, porque su voz era diferente según el personaje que interpretaba.

¿Utilizan los discos como elemento de trabajo?
D.D.: Si, escucho muchos los discos porque creo que es muy útil. Discográficamente, prefiero los discos en vivo porque son más fieles a la realidad. Además, me ayuda a hacerme la idea de la orquestación y a entender la estrategia vocal de la cantante en cuestión.
F.A.: Si, escucho muchos discos, y también DVD. De los videos de cantantes del pasado he aprendido muchísimo; busco grabaciones en vivo de cantantes como Del Monaco y Corelli, por ejemplo. A través de la visión de estos grandes artistas se aprende mucho. Para nosotros, los cantantes, escuchar a los grandes es tan importante como para un pintor conocer la historia del arte.

¿Desde cuándo cantan juntos? ¿Recuerdan la primera vez?
D.D.: La primera vez que cantamos juntos fue en Niza, en Andrea Chénier en el 2000, pero fue en otra Andrea Chénier, cuando me dieron el Premio Giordano, cuando empezó nuestra vida juntos.
F.A.: Si, la primera vez que nos encontramos fue en Japón en 1997, en un tour con el Metropolitan Opera, pero en aquella ocasión estábamos cantando dos óperas diferentes, yo cantaba Cavalleria y Daniela Pagliacci.

¿Cuál es, en su opinión, el momento que atraviesa hoy el espectáculo operístico?
D.D.: Es una situación muy difícil, sobre todo por los teatros italianos, a causa de la crisis económica. Espero que sea un momento que se pueda aprovecharpara mejorar la perspectiva del futuro operístico en Italia. La ópera no debe morir porque forma parte de nuestro patrimonio cultural, italiano y del mundo, y espero que se encuentre una manera de resolver estos problemas porque hay muchísimos jóvenes que tienen un gran entusiasmo; me doy cuenta en las masterclass que hago; los gobiernos, tanto italiano como del mundo en general, deberían cuidar el mundo de la ópera.
F.A.: Es un período de crisis económica, de grandes cambios, un momento en el cual el espectáculo operístico puede ayudar a la sociedad a realizar muchos ámbitos, a reflexionar y a soñar; así se puede descubrir algo bonito en momentos difíciles de la vida. Además, ahora hay un problema de base en el sistema: se quiere el éxito rápido y ser famoso en poco tiempo.Pero esta carrera requiere calma, es un trabajo de fondo.

¿Qué es para ustedes primero, el director musical, los cantantes o el director de escena?
D.D.: Es muy difícil decidir el orden; creo que un gran espectáculo se hace en los tres niveles: vocal, musical y estético. De todos modos, un espectáculo sin buenos cantantes no es un gran espectáculo.
F.A.: Hemos tenido las tres fases: los cantantes superstar, después los directores de escena superstar y los musicales superstar…Creo que se tiene que encontrar un momento de colaboración, también a causa de la crisis que estamos pasando, para que el público tenga más ganas de ir al teatro a ver no solamente al divo sino al espectáculo en su totalidad.

¿Qué opinión les merece las puestas en escena heterodoxas, es decir, las que desubican estéticas, épocas o contenidos en función de una recreación dramática alejada de la consignada en el libreto?
D.D.: El espectáculo lirico se puede hacer con poco, sabiendo usar muy bien las luces y la escenografía. El espectador tiene que poder gozar de un espectáculo, y no solamente pasar el tiempo de la representación pensando lo que quiere decir la puesta en escena. Las puestas en escenas modernas pueden ser interesantes pero siempre manteniendo el respeto por la música, por los cantantes y por lo que el autor escribió.
F.A.: Personalmente no aprecio muchos las puestas en escena que quitan a una ópera su entorno histórico. Creo que se puede hacer si la referencia histórica de la opera no es fundamental, pero por ejemplo Tosca, Aida, Macbeth, Otello… son operas en las cuales se tiene que respetar el libreto y la música. Se puede hacer para provocar, pero en general se puede hacer óperas modernas también respetando el período histórico sin cambiar totalmente el sentido de las mismas.

¿Con qué directores musicales han trabajado más a gusto, o se han sentido más cómodos o identificados?
D.D.: En 30 años de carrera he cantado con los más grandes, Muti, Abbado, Mehta, Gelmetti…y muchos otros. Creo que con cada uno he creado una buena química. En los años de mi crecimiento como artista canté con los más importantes y esto ha sido
fundamental para mi formación. Un gran director es el que te escucha; así se puede crear una gran complicidad artística.
F.A.: He trabajado con muchos y de todos he aprendido mucho. Decir nombres es difícil: entre otros, Levine, Muti, mi hermano Marco Armiliato, Mehta, Sinopoli, Viotti, Pappano, Gatti, Palumbo…

¿Y directores de escena?
D.D.: He trabajado con casi todos los que se consideran maestros de escuela; con los grandes es difícil que se encuentren dificultades, porque entienden las necesidades del cantante. El primero fue Roberto de Simone, que me formó en el arte del recitativo.
F.A.: He tenido la suerte de poder trabajar con muchos de los más grandes y significativos, por ejemplo con Robert Carsen, con el cual he trabajado en un ciclo
de óperas de Puccini en Amberes. Otros han sido Graham Vick, Liliana Cavalli, etc...

En su carrera, ¿de qué función guarda cada uno por separado mejor recuerdo? ¿Y cuál
cree que fue más determinante para su futuro?
D.D.: En especial dos: al principio de mi carrera con Iris de Mascagni en el Teatro dell’Opera de Roma con la dirección de escenas de Hugo de Ana y musical de Gelmetti; entre los últimos, el debut en Norma en el Teatro Comunale de Bologna, un debut que me ha llenado de emoción y felicidad. Sabía que era muy esperado y el éxito que he obtenido ha sido muy emocionante. Ha habido muchos espectáculos determinantes para mi
futuro, y una de las cosas más importantes ha sido el desarrollo de mi técnica en los inicios, con el repertorio barroco y mozartiano, que me ha dado la posibilidad de
cantar ahora de una determinada manera, conservar la voz y entrar en el interior de la música, además de darme la base por la preparación teatral que se necesita.
F.A.: Seguramente mi debut en el Metropolitan de New York con Trovatore en el 93, porque me ha dado más confianza en mí mismo y la posibilidad de trabajar en muchos otros escenarios. También mi Andrea Chénier de Niza, porque la crítica me definió
como “el mejor Chénier en la actualidad”, y para mí, que he crecido escuchando esta ópera, ha sido una gran satisfacción. También recuerdo con ilusión mi primer recital en solitario, en Savonlinna en 2007.

¿Preparan algún papel nuevo?
D.D: En este momento Traviata, que debutaré en diciembre, y Macbeth, para el próximo año.
F.A.: Otello, el sueño de todos los tenores. He querido esperar a tener la experiencia necesaria para enfrentarme a este personaje. Además me gustaría hacer el Romeo e Giulietta de Zandonai, pero es una ópera que no se hace muy a menudo.

¿Les gustan los discos? ¿Escuchan música de otros géneros? ¿Les interesa el jazz o el pop?
D.D.: Amo todos los tipos de música, he crecido cantando música pop italiana y extranjera. A lo me jor la clásica es una música más culta, pero cuando la música es bella, es bella, y no necesita de etiquetas.
F.A: Me gusta la música en todas sus expresiones, aunque prefiero la música clásica en general. En el pop me gustan Queen, New Trolls (grupo de Génova), Deep Purple y he crecido con las canciones de Los Beatles.

¿Creen que el DVD es un buen medio para aficionar a la gente a la ópera o, por el contrario, el sólo poder ver lo que el realizador del vídeo quiere, desvirtúa el espectáculo?
D.D.: El DVD es una forma importante para acercar las personas a la ópera, y, cuando se trata de un “live” que es muy importante, porque es muy verídico, no engaña, no hay trabajo de estudio posible posterior. Además es un modo para dar a conocer una
puesta en escena...
F.A.: Todo lo que sirva para difundir la ópera es óptimo. El DVD puede ser el futuro de la ópera, porque no es el resultado de un “editing” falso, además de tratarse
de un documento histórico que queda para la posteridad. Además me gusta la idea de proyectar la ópera en cines, porque puede acercar a más público.

¿Conocen la producción de La fanciulla del West que van a cantar en el Maestranza de Sevilla? ¿Les ha dirigido alguna vez Pedro Halffter?
D.D.: Si, la cantamos en abril 2008 en Roma. Es una producción muy bonita, cinematográfica, llena de detalles. Giancarlo del Monaco siempre busca la perfección
para que el público tenga la sensación de ver una película de western, y el resultado me gusta mucho y es muy interesante. Nunca he cantado con Pedro Hallfter, seguro que será una buena experiencia.
F.A.: Me gusta mucho la producción de Del Monaco; la canté la primera vez en 2000 en Niza y Montpellier, y después en 2008, en Roma, donde me pasó una cosa insólita: el público pidió que repitiera el aria Ch’ella mi creda, algo que nunca había sucedido,
por lo menos en tiempos recientes. La producción de Del Monaco respeta mucho la partitura, es atractiva para el público y me gusta el hecho de que recuerda al género western de Sergio Leone. No he trabajado nunca con Pedro Halffter, a quien estimo mucho porque tenemos amigos comunes. Estoy seguro de que será una colaboración muy buena.

¿Qué proyectos tienen en estos momentos?
D.D: Después de Fanciulla en Sevilla, cantaré Butterfly en Hannover, Manon en Varsovia, Aida en Verona y Traviata en Roma, entre otras.
F.A.: Entre otras, Pagliacci en Roma con dirección de Franco Zeffirelli y dirección musical del maestroGelmetti; Tosca en Mahón y en Caracalla, con ocasión
de los 20 años de mi debut en ese escenario (2 agosto 1989), que seguro será un momento de gran emoción para mí.

Muchas gracias. Ha sido un placer hablar con ustedes."


Pedro González Mira; "Ritmo", 03/09