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martedì 5 ottobre 2010

La stagione 2010-11 di Daniela Dessì!


Eccoci di ritorno dopo i trionfi estivi de La Fanciulla del West al Festival Puccini e del recital di canto a La Coruña!
E si ricomincia alla grande, con I vespri siciliani (10, 13, 17, 20, 24 ottobre) al Festival Verdi di Parma. Praticamente un debutto, visto che Daniela ha affrontato, ad oggi, solo la versione francese dell’Opera in una famosa produzione romana del 1997. Al suo fianco un cast di brillanti stelle verdiane: Fabio Armiliato, Leo Nucci e Giacomo Prestia.

Si vola poi a San Francisco dove ritroviamo i ciliegi e le “piccole cose, umili e silenziose” di Madama Butterfly (5, 11, 14, 17, 21, 27 novembre), uno dei ruoli indiscutibilmente più legati alla notorietà mondiale di Daniela Dessì.

In dicembre (8, 11 e 14) è poi previsto l’atteso ritorno, accanto a Fabio Armiliato, in Francesca da Rimini al Teatro Verdi di Salerno ed un concerto (22), sempre a fianco del Tenore genovese, a Caracas, con la direzione del Maestro Gustavo Dudamel.

Il nuovo anno si apre in maniera grandiosa, con l’inaugurazione della stagione 2011 del Teatro Regio di Parma con La Forza del Destino. Daniela Dessì sarà quindi di nuovo Leonora dopo la splendida prova fornita all’Opéra de Monte-Carlo due anni fa.

Per febbraio invece è previsto l’importante debutto ne La Gioconda di Amilcare Ponchielli, al Teatro Massimo di Palermo. Al fianco di Daniela, ci saranno Salvatore Licitra, Marianne Cornetti ed Alberto Mastromarino.

Il 19 di aprile Daniela Dessì tornerà infine ad indossare gli splendidi panni di Desdemona nella prima di sette recite previste tra tra Belgio ed Olanda (Liegi, Heerlen e Charleroi) per il debutto di Fabio Armiliato come Otello (19,22,28/04 e 01,03,07,11/05).

Una bellissima carrellata nella grande Opera italiana, da Verdi a Ponchielli, da Puccini a Zandonai... non resta quindi che prepararsi a partire sulle tracce della nostra inarrivabile Daniela!

martedì 9 marzo 2010

Benedette queste carte!


Una notiziona!
La dottoressa Serenella Gragnani, nel proprio sito, annuncia che dopo il saggio dedicato a José Cura (Giù la maschera!) il prossimo impegno sarà dedicato a Daniela Dessì!
"Siamo allinizio della nostra esplorazione" scrive, "abbiamo valutato i personaggi che riteniamo più significativi (per citarne soltanto alcuni Francesca da Rimini, Norma, Manon Lescaut, Butterfly, Aida...) e... il lavoro è iniziato!
Per me è particolarmente interessante confrontarmi con il femminile e soprattutto con un'artista che ha un repertorio così vasto, di donne talmente diverse tra di loro, tanto da permettermi di affrontare aspetti a volte anche controversi della
psicologia femminile. La signora Dessì è una compagna di viaggio stimolante. Ha desiderio di entrare nel personaggio sino in fondo, non si ferma ad una lettura di routine, sente profondamente quanto di attuale sia racchiuso nelle tante eroine che si trova ad interpretare. Dal punto di vista umano poi è una donna ricca di umanità e di dolcezza e questo rende ancora più avvincente il lavorare assieme.
"

Che dire, speriamo di conoscere gli sviluppi del lavoro il prima possibile. Io, dal canto mio, non mancherò di riferirvi immediatamente qualunque notizia mi arrivi! A presto!

Fonte: http://www.artistallopera.com/Generale/serenella-gragnani-e-daniela-dessi.html

domenica 3 gennaio 2010

Questa o quella...


Che annata carica di successi! Abbiamo girato tutta l'Europa per inseguire i trionfi della nostra amata Daniela: dalla calda Siviglia, alla piovosa Verona alla gelida Vienna...

Anno nuovo, vita nuova. Insomma, tiriamo le somme! Qui a lato trovate il nuovo sondaggio: quali sono state le migliori performances del 2009?
Beh avete capito... votate numerosi!!!!


Ah, per chi si fosse perso qualche produzione, ecco che youtube ci viene in soccorso!

Dall'Adriana Lecouvreur di Palermo: Poveri fiori, monologo di Fedra

Da La Fanciulla del West di Siviglia: Laggiù nel Soledad

Dalla Madama Butterfly di Hannover: Con onor muore

Dall'Aida di Verona: O terra, addio

Dalla Manon Lescaut di Bucarest: Sola, perduta, abbandonata

Dalla Tosca di Vienna: E qual via scegliete?

mercoledì 28 ottobre 2009

"Di sua voce il mistero l'anima mi colpì... certo quando è sincer l'amor parla così..."


Dal nostro inviato Testa: "Dopo lo splendido concerto per il 150°anniversario della nascita di Giacomo Puccini dello scorso 27 dicembre, Daniela Dessì e Fabio Armiliato ritornano nel bellissimo Teatro Madlenianum di Belgrado per l'inaugurazione ufficiale della nuova stagione e lo fanno questa volta con una delle opere più celebrate del grande compositore toscano: Madama Butterfly.
Un vero e proprio "battage" di grande livello mediatico anticipa così questa attesissima ed unica recita di Gala del 5 ottobre dove le due stelle della lirica italiana vengono presentate ed attese come grandi protagonisti assoluti all'interno di questa stagione. Altro motivo d'interesse e curiosità oltre all'aspetto canoro già garantito in pieno da questi due grandi artisti, arriva dall'allestimento di questa Butterfly realizzato dal regista e coreografo Dejan Miladinovic. Il design scenico e l'impostazione grafica della scena presentata, trasporta questa opera pucciniana addirittura all'interno di un videogioco con tanto di scelta in video (presente con fondali virtuali e vari loghi e immagini di windows per tutta la durata dell'opera) dei protagonisti all'inizio, e con gli atti che si susseguono, qui tramutati in "livelli da completare" sino allo scontato "game over" finale. Scelta a dir poco bizzarra che se in parte servirebbe a giustificare tutte le trovate e le improbabilità disseminate all'interno dell'opera pucciniana trasposta appunto in un videogame (di cui però in vero non se coglie lo scopo finale) dall'altra parte riesce solo nell'intento di sconvolgere il tradizionale scenario giapponese fatto di porte a soffietto e paraventi, con una visuale ed una ambientazione in pieno stile cyber-virtuale. Forse l'idea era quella di presentare ai giovani d'oggi l'arte teatrale dell'opera come un "mondo" più vicino a loro? Oppure creare il passaggio ideale fra un libro di racconti ormai inpolverato ad una più lucente Playstation? O ancora, forse l'unico messaggio voleva essere ragionando raffinatamente di pensiero:Oggi il giappone è questo e racconterebbe così questa storia? Quello che un melomane si chiede probabilmente invece è soltanto questo:Ce ne era davvero bisogno? Fortunatamente, la musica rimane quella eterna ed immutabile nel tempo del grande Giacomo...
Nonostante il vestito preso direttamente da Guerre Stellari nel primo atto e quelli miracolosamente meno "vistosi" degli atti successivi, Daniela Dessì rimane la grande Cio-Cio-San di sempre: precisa sino al maniacale in ogni piccola sfumatura del suo fraseggio e dotata di una pulizia vocale e di una freschezza di canto senza eguali, passa dal registro acuto a quello grave con una facilità tale che non può che incantare e rapire il fortunato ascoltatore presente. L'attesa aria "Un bel di vedremo" e l'aria finale "Tu tu tu piccolo iddio" sono solo piccole grandi perle incastonate in una performance di estremo altissimo livello. Essa è oltremodo affascinante nelle movenze in scena: sembra infatti aver assimilato in pieno e nel senso questa Cyber-Butterfly, senza però mai snaturarne l'anima ed i suoi contenuti.
Fabio Armiliato ci presenta un Pinkerton gioco forza diverso dai suoi precedenti successi nel ruolo ma con lo stesso entusiasmante risultato. Vocalmente impeccabile per tecnica e coloritura del suono, la sua bellissima timbratura ben si sposa con questo personaggio dove riesce ad imprimere sia tutta la spavalderia dell'inizio opera che lo cotraddistingue sia la drammaticità del suo canto nella parte finale di essa quando nella sua 'interpretazione di "addio fiorito asil" riesce a far risplendere tutta la sua classe a dispetto di un costume a corazza che mal si addiceva a cotanta grazia canora.
Brava e duttile la Suzuki di Nataša Jović-Trivić. Non sempre gradevole nella sua emissione vocale è comunque precisa e scenicamente adatta al ruolo richiesto.
Sharpless era Vladimir Andrić. La sua voce mal proiettata e spoggiata spesso stona sensibilmente. E pensare che questo ruolo non si può dire certo che presenti traiettorie vocali impervie... Meglio vocalmente ma non entusiamanti Darko Đorđević, Predrag Milanović e Nebojša Babić, rispettivamente Goro, Yamdori e il Commissario Imperiale.
L'orchestra del teatro dotata di ben pochi ma validi elementi,è stata ben diretta da Željka Milanović la quale ha avuto il pregio di trovare il giusto equilibrio in termini di volume del suono e di tempi imposti.
Una intensa pioggia di applausi ed ovazioni accompagnano l’uscita dei due protagonisti principali che meglio non potevano dare ed attribuire un vero senso compiuto a questa improbabile Butterfly.
I vertici del Teatro Madlenianum (particolare singolare,il teatro è gestito da una società privata) mai come questa volta dicono, hanno benedetto la presenza artistica di Daniela Dessì e Fabio Armiliato che davvero hanno dato lustro e significato speciale a questa apertura di stagione con una serata di Gala d’altri tempi."

5 ottobre 2009
Belgrado, Madlenianum
MADAMA BUTTERFLY

personaggi principale ed interpreti:
CIO-CIO-SAN: Daniela Dessì
PINKERTON: Fabio Armiliato
SUZUKI: Nataša Jović-Trivić
SHARPLESS: Vladimir Andrić

direzione: Željka Milanović
regia: Dejan Miladinović

venerdì 23 ottobre 2009

"A TAVOLA CON VERDI" (intervista a "Chi"):

Ecco l'intervista uscita nel numero 43 del settimanale Chi (ancora in edicola):


martedì 20 ottobre 2009

Intervista a Daniela Dessì! (dal blog Qui la Voce)


In vista del suo debutto europeo nella Traviata di Zeffirelli all'Opera di Roma abbiamo incontrato Daniela Dessì, uno dei più grandi soprani italiani attualmente in attività. I suoi esordi, il suo repertorio, riflessioni su musica, teatro, media, i ricordi alla Scala, quelli d'oltreoceano, i progetti futuri... Ecco cosa ha raccontato in esclusiva per Qui la Voce:

Daniela Dessì si rivela al mondo dell’opera vincendo il concorso internazionale della RAI nel 1980, il primo di numerosi riconoscimenti che arriveranno nella sua carriera. Un ricordo di quel momento e del successivo debutto teatrale.
Proprio ieri sera leggevo un libro su Maria Callas, un'artista ma anche una donna su cui è stato detto tanto e forse troppo, e il racconto dei suoi primi anni mi ha riportata ai miei inizi. L'inizio è simile per tutti, si ha voglia di fare e di divenire qualcuno, di dire la propria parola in questo mondo teatrale. Nel mio caso ricordo molto bene che una sera, quando avevo sedici anni, a Brescia davanti ad un cartellone del teatro dissi a un’ amica che era con me: "io voglio assolutamente diventare una grande cantante lirica". Ho studiato tanto per realizzare il mio sogno; in questo campo non bisogna mai farci prendere dalla fretta. Vincere i concorsi è molto importante perchè aprono le porte dei teatri, anche se oggi tanti giovani bruciano le tappe troppo in fretta. Grazie a quel concorso Rai ebbi la possibilità di conoscere il Maestro Herbert von Karajan e di lavorare con lui, e fu un'esperienza meravigliosa.

Da quel 1980 sono passati quasi 30 anni; in questo periodo abbiamo visto spaziare il suo repertorio in varie direzioni. All’inizio è stata impegnata anche in produzioni di titoli settecenteschi, poi via via è arrivata fino a Verdi, Puccini e la giovane scuola. Come ha fatto ad affrontare ruoli così diversi? La tecnica è davvero una sola?
Ho iniziato a cantare quando ero ancora molto giovane, a diciotto anni e per una ragazza di quell'età pensare ad un repertorio di melodramma puro (Verdi, Bellini, Puccini) sarebbe stato folle. E' un omicidio vocale affrontare quel tipo di repertorio con una voce ancora giovane e quindi non ancora allenata per quei ruoli. All'inizio, volente o nolente, ho dovuto pensare a fare cose più semplici che mi hanno però arricchito in esperienza musicale, anche perchè realizzate in contesti prestigiosi. Nel tempo ho potuto usufruire dell'aiuto che mi hanno dato queste opere del Settecento. Quando la voce matura, e questo può avvenire solo con la tecnica (che è la base di tutto) e lo studio, si possono affrontare i grandi personaggi del repertorio. Con la tecnica si arriva ad avere anche sicurezza come attori, perchè se abbiamo preoccupazioni o difficoltà sul piano vocale non si è liberi di recitare e cantare bene. La base tecnica è una sola, poi chiaramente bisogna passarla attraverso la propria personalità e quindi possono variare alcuni aspetti.

Oltre a Verdi e Puccini, al settecento e al novecento, anche il belcanto nel suo repertorio, da Rossini a Bellini, alle regine donizettiane. Quali sono le difficoltà nell’eseguire questo tipo di repertorio e nel confrontarsi con la scrittura impervia che i compositori riservarono alla Pasta, alla Ronzi e alle altre grandi dive del passato?
Direi che oggi affrontare ruoli simili è una vera scommessa. Sono estremamente impervi rispetto forse ad anni fa in cui si potevano affrontare meglio per un’altezza diversa del diapason. Vanno affrontati con coraggio ed un pizzico di presunzione, bisogna sfidare la musica e la partitura, superare queste sfide ci aiuta a gestire anche l’aspetto visivo ed auditivo. La preparazione vocale di queste opere in particolare deve essere fatta con uno studio tecnico rigoroso perché le note vanno messe a punto una per una.


Parlando invece dei cantanti del passato più recente, quali sono quelli che l'hanno colpita di più e perchè?

Conoscere il passato e i suoi cantanti è un bagaglio molto importante per un artista di ora, è come studiare la storia. Ci sono stati per me tanti modelli da seguire anche per prendere da ognuno un piccolo segreto. Tra i soprani amo Rosa Ponselle che è stata una delle più grandi cantanti di tutti i tempi, amo Maria Callas per lo spirito di innovazione vocale e teatrale che aveva, e poi potrei citare la Tebaldi o la Scotto. Ammiro comunque sempre chi è bravo e si sa distinguere e questo vale per il passato così come per il presente.

Daniela Dessì ha avuto il privilegio di cantare diretta dalle più grandi bacchette. Sappiamo che il direttore d’orchestra ha un ruolo fondamentale nella preparazione di uno spettacolo. Quali sono i direttori che le hanno dato di più in termini sia musicali che umani?
Non sempre la musicalità si sposa con l’umanità, però quando si fa musica una delle cose belle è che si è uniti da questo filo invisibile che è la musica stessa e tutti parliamo la solita lingua. Non potrei citare un direttore o due o tre, perché ognuno mi ha dato qualcosa, da Karajan ad Abbado a Muti, Kleiber o Sinopoli. Per me è stata una grande scuola poter seguire i consigli di così grandi direttori, è stato importantissimo perché mi hanno sempre dato la sicurezza per tirare fuori le mie possibilità e confrontare le mie idee con le loro. Dico volentieri che ho COLLABORATO con loro più che lavorato, perché lo spettacolo si fa tutti insieme ed ognuno ha una parte che è fondamentale. Da giovane è importante incontrare figure così significative e da grande posso dire che quelle collaborazioni hanno costituito momenti di grande confronto musicale.

Grandi bacchette e grandi teatri: tra tutti il Teatro alla Scala, considerato il massimo teatro lirico italiano e uno dei più grandi al mondo, nel quale ha cantato più volte trionfando davanti a quello che viene considerato il pubblico più esigente. Cosa rappresenta per lei la Scala? E cosa rappresenta oggi in generale?
Amo molto la Scala, è indubbiamente il tempio della lirica. Il pubblico è sincero e diretto e ti da sicurezza. Purtroppo oggi rappresenta per i giovani cantanti un punto di partenza quando invece secondo me dovrebbe rappresentare un punto di arrivo come era anni fa, è stato un errore degli ultimi anni questo, ma spero che si capirà. Avere dei trionfi alla Scala ti riempie di gioia e di forza per andare avanti nel tuo mestiere…e poi…è il teatro di Verdi…

A proposito di Verdi e della Scala, guardando ed ascoltando l’ultima inaugurazione scaligera col Don Carlo, a noi è venuto subito in mente il suo famoso Don Carlo alla Scala col maestro Pavarotti (debuttante nel ruolo dell’infante), Riccardo Muti e la regia di Franco Zeffirelli. Pavarotti stesso rinnegherà la propria interpretazione, noi riascoltando alla luce di questi anni, diciamo che fu un grandissimo allestimento e grandissime furono le interpretazioni dei protagonisti. Un ricordo di quell’evento e del maestro Pavarotti.
Ti dico subito che quella produzione l’ho sempre difesa perché l’ho apprezzata molto, l’abbiamo voluta tutti e abbiamo lavorato tanto per realizzarla. In molti hanno disprezzato quello spettacolo, tanto rumore poi in particolare per una nota strozzata di Luciano contro cui era stata organizzata una vera e propria battaglia. Ricordo con molta precisione le parole che mi disse mio padre in quell’occasione:”vedrai che tra tanti anni potrai dire, io a quel Don Carlo c’ero”, colse pienamente nel segno. Per Luciano questo è stato un grande cruccio per molti anni, ho trovato irriverente fargli un torto così grande e anche se è ovvio che il teatro è fatto anche di queste cose lui non doveva assolutamente aspettarsi niente del genere, poi per una nota soltanto. Ad alcuni cantanti si perdonano cose ben peggiori. E’ stato un tenore veramente meraviglioso.

Qual’è la sua concezione registica di uno spettacolo? sappiamo e vediamo che molti registi oggi tendono a prendersi troppe libertà nell’opera, spesso andando in direzione completamente contraria alle volontà degli autori dell’opera stessa.

Hai detto bene. Io credo che la produzione debba essere rispettosa per la voce e per la musica. Bisogna che il cantante, già sottoposto allo stress vocale debba riuscire a muoversi e cantare liberamente. Per me la classe, il gusto e l’equilibrio sono cose fondamentali per l’allestimento di uno spettacolo.

L'aspetto scenico nell'opera, come già sottolineato, è fondamentale, e Daniela Dessì è una grande cantante-attrice, come ha più volte dimostrato. Com’è cambiato negli anni il suo rapporto tra canto e recitazione? Quale preparazione c’è dietro? come si può governare l’emozione in scena?
Sicuramente qualcosa è cambiato perché l’esperienza teatrale migliora anche l’equilibrio tra resa vocale e resa scenica. Per recitare bene bisogna avere certamente una sicurezza vocale grande, i problemi fisici e quindi vocali ostacolano la buona riuscita della recitazione. Fin dall’inizio della mia carriera sono sempre entrata nel personaggio, dicendomi:se fossi lei cosa farei? Bisogna capire lo stato d’animo del personaggio, che cambia del tempo. A seconda di come mi sento chiaramente ogni sera l’interpretazione sarà diversa nelle piccole sfaccettature. Purtroppo non ci sono trucchi per governare l’emozione, si deve riuscire a limitare l’azione dell’immedesimazione sul nostro stato d’animo; quando entro in scena e mi succede di essere ansiosa mi dico sempre:”se ora hai paura, ricordati che la paura frega e otterrai un risultato negativo”. Quando vado davanti al pubblico penso che questo sia li per darmi carica e non per togliermela, entrare nel personaggio è molto importante appunto anche per eliminare l’ansia.

Cosa significa lavorare al fianco della persona che le è accanto anche nella vita (Fabio Armiliato)? è più difficile o più facile che cantare con altri colleghi?
Ovviamente è più facile, è chiaro che tutto si semplifica perché c’è un modo diverso di capirsi e quindi di agire di conseguenza, basta uno sguardo per comunicare qualcosa e quindi si risolvono tante problematiche. C’è però anche uno stress maggiore per l’altro da parte di entrambi ed in questo senso è più difficile che cantare con altri colleghi.

A proposito di emozioni, personalmente ho un ricordo molto emozionante della Madama Butterfly del centenario a Torre del Lago nel 2004. Che legame ha con questo personaggio e che emozione ha provato nel cantarlo a Nagasaki?
Ho un rapporto straordinario col personaggio di Butterfly, anche perché l’ho cantata in tutti i più grandi teatri dal Metropolitan a Madrid alla Scala, quindi diciamo che è un’opera che più di altre mi ha portata in giro. Per Cio Cio San ho davvero un affetto particolare, attraverso lo studio del personaggio ho potuto capire le usanze e i modi di pensare delle donne giapponesi, un popolo dotato di grande sensibilità e che apprezzo moltissimo. Sono stata la prima occidentale a cantare Butterfly a Nagasaki ed in Giappone, ed anche questo è stato molto importante. Poi devo dire che quest’opera è stata sempre boicottata, soprattutto agli inizi, e per amore verso Puccini che ci teneva tanto amo forse ancora di più Butterfly.


Rimaniamo in tema di personaggi ai quali è legata; mi piacerebbe sapere alcuni ruoli che rappresentano su tutti la sua personalità artistica e i carattere psicologici che in essi sente più vicini ai suoi.

E’ una domanda molto difficile questa perché non è facile scindere la musica dai personaggi. Però potrei dire per esempio TOSCA, prima di tutto perché penso che più vicina di Tosca ad una cantante lirica non ci sia nulla, Tosca è una cantante lirica, poi per la sua forza, la passionalità ma anche la fragilità della donna, insomma racchiude alcuni tratti che ritrovo anche in me molto forti. Adoro NORMA che è un personaggio a tutto tondo, fortissimo e allo stesso tempo dolce, di MANON LESCAUT invece mi piace cogliere gli entusiasmi giovanili e le superficialità di un’età ingenua che poi sfociano nel drammatico finale, questo lo trovo molto interessante. Un legame particolare, come ti ho già detto prima, è quello che ho con CIO CIO SAN che se è molto lontana da me perché appartenente a tradizioni diverse mi da molte emozioni, principalmente perché è una mamma e io sento molto forte questo ruolo nella mia vita. E poi direi ancora AIDA di cui mi affascina la forza che sprigiona pur essendo una principessa ridotta in catene ed infine FRANCESCA DA RIMINI un ruolo sensuale e dolcissimo, affascinante la sua storia ma di grande difficoltà vocale e interpretativa.


Norma in particolare è un'opera che ha debuttato di recente e che le ha regalato un grandissimo successo; può raccontarmi brevemente come si prepara e in quanto tempo una parte così impegnativa?

Norma l'ho preparata teatralmente in una sola settimana, perchè nonostante avessi voluto riservare più tempo alla realizzazione scenica i miei impegni non me lo hanno permesso. Dal punto di vista psicologico e musicale ho avuto modo di prepararla mentalmente fin da ragazzina, è stata un'opera che ho sempre amato tanto. Era matura dentro di me. Prima di prepararla con lo spartito nei dettagli musicali e vocali avevo già una conoscenza completa del ruolo.

Tra i suoi imminenti impegni invece c’è una Traviata con Zeffirelli all’Opera di Roma. Ci parli un po’ del lavoro dietro a questo personaggio e del lavoro con uno dei più grandi registi italiani.
La Traviata l’ ho già cantata qualche anno fa in Giappone, è ruolo meraviglioso per me, e sarà a Roma il debutto europeo. E’ un personaggio che conosco da tanto tempo, perché come per Norma è una delle prime opere che si ascoltano e Violetta ha avuto una lunga maturazione dentro di me da quando sono molto giovane. E’ ricchissima emotivamente e come personaggio teatrale. Vorrei dire però questo: che sono una Traviata un po’ “all’antica”, nel senso che la risolverò con la mia voce da lirico spinto come facevano Renata Tebaldi o Virginia Zeani. Spesso è stata ed è affidata a soprani leggeri che risolvono il primo atto ma poi hanno difficoltà negli altri due proprio perché la scrittura di verdi cambia col cambiare del personaggio. La mia Traviata mirerà alla drammaticità. Con Zeffirelli non ho ancora lavorato su Violetta, ma ne parleremo poi…

Sappiamo tante cose sul teatro d’opera passato, ma oggi cosa significa essere una cantante di primo livello e come si vive nel mondo operistico?
Il teatro è sicuramente cambiato molto con il passare del tempo ed il conseguente avvento dei media ed oggi è un luogo per i soli amanti della musica; l'opera non è più un genere musicale radicato nella cultura anche di tipo domestico come era anni fa. Di conseguenza è ovviamente diversa la situazione dei divi dell'opera rispetto a cinquanta o sessanta anni fa, quando i cantanti divenivano star in ogni senso. Oggi sicuramente dobbiamo lavorare di più per affermarci rispetto a quanto facessero in passato. Per me è stato sempre il più grande desiderio cantare e fare parte di questo mondo da protagonista. Non so come avrei affrontato il teatro se avessi cantato in quell'epoca, ma oggi lo amo davvero molto.


Parlando appunto dei media, oltre che a teatro, la vediamo anche in tv sia nei suoi panni che in quelli delle eroine che incarna (ricordiamo di recente i telecast di Norma e Francesca da Rimini andati in onda proprio sulla Rai) Il suo rapporto con i media, specialmente con la tv, e più in generale qualche riflessione sul rapporto tra opera lirica e mezzi di comunicazione di massa.

Io considero molto importanti i media per la divulgazione, anche dell’opera lirica, se fatta però con cognizione di causa. Non mi metterei mai a frequentare programmi non utili alla diffusione dell’opera in Italia o all’estero. Però a volte mi piace anche divertirmi in modo intelligente come è accaduto a Sanremo quest’anno, mi piaceva l’idea di collaborare con Francesco Renga e mi piaceva la canzone dedicata ai grandi tenori del passato, portare l’opera a Sanremo che è una grandissima vetrina internazionale è un modo per riproporla anche ad un pubblico diverso. Cerco di far capire anche ai media più leggeri, come i rotocalchi, quando rilascio interviste o fanno servizi su di me che il cantante lirico non è, come in tanti purtroppo pensano, una mummia, una persona che non si stacca dal proprio mondo, ma che è una donna o un uomo normale. Cerco di essere presente in tv quando posso parlare di opera, non sono presenzialista e non cerco in tv un’autocelebrazione, che è un fattore negativo. Essendo presente a volte in alcuni programmi spero di trovare nuove persone che si appassionino al teatro operistico.

Sempre in tema di "comunicazione", Daniela Dessì è anche quotatissima insegnante. Cosa rappresenta per lei l’insegnamento e quali principi generali cerca di trasmettere ai suoi allievi? Ci sono voci interessanti oggi?
Per me l’insegnamento è meraviglioso, è una straordinaria possibilità per poter trasmettere quel poco o quel tanto che ho imparato nella mia carriera. Mi sono resa conto ultimamente che il problema più grande è l’insicurezza, le scuole di canto in Italia sono davvero troppo poche. Vorrei trovare una persona cui poter dare tutto quello che ho imparato, che un giorno qualcuno cantasse come canto io e portasse avanti quello che ho iniziato. Le voci ci sono oggi e c’è anche una buona volontà di imparare, è che vengono gestite male, perché si canta, e si lascia cantare, tutto e subito. Questo è l’errore più grande perché porta a rovinare una voce e una carriera.

Un grazie a Daniela Dessì da Qui la Voce, con la speranza di ritrovarla presto quì come a teatro.


Qui la Voce, 17 ottobre 2009

domenica 5 luglio 2009

"Festival lirico, questa sera c'è l'Aida: «L'Arena è il posto ideale per interpretarla»" (intervista al quotidiano L' ARENA)


"Verona. Quarta recita di Aida, questa sera (alle 21.15) in Arena, nella rievocazione storica del 1913, con la direzione di Daniel Oren, la regia di Giancarlo de Bosio e la coreografia di Susanna Egri. A interpretare il Re è Carlo Striuli, Amneris è Trichina Vaughn, Ramfis è Orlin Anastassov. Nella parte di Amonasro, Silvano Carroli. Concludono la loro prima presenza areniana in Aida i due protagonisti della vicenda, Daniela Dessì (Aida) e Fabio Armiliato (Radames): uniti nella vita e per il capolavoro verdiano.
Dopo tante rappresentazioni condivise, cosa vi spinge a interpretare ancora quest'opera?
L'Arena- risponde Dessì- è l'unico posto al mondo dove si realizza la vera Aida. Io l'ho già cantata nelle edizioni del 1997 - al mio debutto con la regia di De Bosio - nel 2001 e 2002, ma è la prima volta che la canto a Verona, vicino a Fabio.
Un'Aida che si sta avvicinando alla meta centenaria del 1913: ci arriveremo?
Sono sicuro di sì- commenta Armiliato-. Basta non lasciarsi travolgere dal solito pessimismo. Certamente i gusti cambiano e bisogna tenerne conto. Personalmente, non ho niente contro il rock e il pop: sono tipologie musicali che hanno diritto di esistere e di esprimersi. L'importante è concedere ad ogni realtà artistica il proprio spazio e consentire al pubblico di accedervi. L'opera è un grande momento di intrattenimento e il pubblico deve essere adeguatamente istruito per avvicinarla con cognizione. Ma è anche un grande mezzo con il quale far circuitare la tradizione italiana per la canzone, la melodia, la nostra lingua. Il mondo del pop, comunque, riserva sempre molto rispetto alla lirica. Ce ne accorgiamo quando facciamo i grandi concerti all'aperto, dove i giovani rimangono a bocca aperta e capiscono la differenza tra la "loro" musica e quella che gli proponiamo.
C'è qualche novità interpretativa in questa Aida?
C'è sempre del nuovo se lo si vuol trovare,- chiarisce Dessì-, perché questa straordinaria partitura si presta in maniera unica, anche nel modo di svolgersi teatralmente. La capacità di avere questo legame in scena è sicuramente esaltato dal nostro vivere insieme nella vita. È fondamentale far capire che il dramma sia sempre credibile e che noi siamo impegnati per la verità della scena.
Come giudicate la vostra condizione? Migliorata dall'ultima prestazione areniana di Madama Butterfly del 2006?
Sicuramente più matura, anche rispetto all'Aida del 2001 per il mio caso, più matura nel pensare e nello studiare i vari personaggi- sostiene Armiliato-. Per Dessì, Madama Butterfly è opera riservata a spazi più limitati, più intimi, mentre Aida è per antonomasia è opera da Arena. Cantarla insieme è una condizione ideale.
Questa sua Aida è più legata allo stato o all'amore per il suo uomo?
All'amore del suo Radames - dice la cantante - anche se è un sentimento contrastato e difficile, sempre in bilico. Lei cerca di scegliere la salvezza della patria, ma poi torna all'amore per lui. È una lotta pari. Ma sempre di amore si tratta.
E Radames? È davvero un traditore per amore?
Radames è un uomo politico,- interviene Armiliato-, investito della sua carica, che vuole emancipare Aida, ma che ha grande rispetto per il proprio dovere e per la propria dignità. Anche in questo caso i sentimenti sono sempre in bilico.
A quando una nuova Amneris?
L'ho sempre sognata,- conclude Dessì-. Proprio per questo straordinario personaggio mi sono avvicinata alla lirica. Vediamo. Prima o poi forse verrà anche la sua ora.
Per il prossimo anno avete altre "idee" areniane?
Credo che possiamo dire fin d'ora che il nostro obiettivo sarà Il Trovatore, un altro grande capolavoro, di passioni e di forti ideali."


Gianni Villani, L' Arena; 04/07/2009

http://www.larena.it/dossiers/Temi%20Continuativi/122/353/66889/

mercoledì 29 aprile 2009

...dolce notte! quante Stelle!


“La mia Butterfly rimane qual è, l’opera più sentita e suggestiva ch’ io abbia mai creato”. Sono le risentite parole con cui Giacomo Puccini definisce la sua sesta opera, dopo il bruciante fiasco della prima scaligera del 17 febbraio 1904. E forse proprio torto non aveva. Sembra impossibile restare indifferenti di fronte alla vicenda della piccola geisha illusa dal vile marinaio americano, alla ragazza a cui d’un tratto crolla addosso il castello di carte, alla piccina a cui si spegne il sole (come canta la fida Suzuki). Un’ opera catartica, un viaggio tanto doloroso quanto affascinante nell’ essenza stessa del femmineo. Così, quando al nostro fianco in questo viaggio si pone un’ artista del calibro di Daniela Dessì, l’ ascolto lascia il posto alla scoperta. E’ come se ci apparisse davanti una nuova opera, un nuovo splendido mondo in cui ogni singola nota, ogni parola del libretto diventa inedita. Già dall’ impervia sortita fuori scena (Ancora un passo or via…) si resta colpiti dal connubio naturale che si crea tra il fragile personaggio di Cio-Cio-San e la voce di Daniela, con quella tipica venatura malinconica, un’ ombra di tristezza che lascia intravedere sotto la lacca e la farina di riso uno squarcio del tragico epilogo che si appresta all’ orizzonte. La meraviglia continua poi con il palpitante duetto d’ amore del primo atto in cui la maestosa voce di soprano lirico viene stemperata in un brillio di tinte pastello, tanto adatte ad esprimere le “piccole cose, umili e silenziose”. Ma la recita va in crescendo e, dopo un “Un bel dì vedremo…” di rara intensità che strappa numerosi applausi e richieste di bis, Daniela ci offre saggi di splendida arte scenica (accostata al solito, insuperabile fraseggio), maturata probabilmente fin dagli esordi nel repertorio buffo settecentesco, nelle scene con Sharpless e Yamadori, tanto importanti poiché a loro spetta il compito di stemperare il tono fosco della vicenda. Il finale segna una dei capolavori del Soprano: la voce si fa ora enorme, densamente drammatica, ma mai lontana dalle finezze a cui una belcantista come Daniela Dessì ci ha costantemente abituato (ascoltare il miracoloso, lunghissimo fiato di muor Butterfly).
Fabio Armiliato sembra prendere alla lettera la volontà di Puccini di far cantare il sig. F. B. Pinkerton più americanamente possibile: sfrontato e stridente con la cultura di cui Butterfly e il parentado sono portatori. La voce arriva copiosa e squillante, gli acuti sono talmente sicuri da sembrare quasi sfrontati. Una prova maiuscola, che fa rimpiangere la tutto sommato brevità della parte.
Il resto del cast, spiace notarlo, offriva ben pochi spunti di interesse, tra una Suzuki spesso gutturale, uno Sharpless a volte in debito di intonazione e uno zio Bonzo con qualche problema nel ricordarsi la pur esigua parte.
Funzionale la direzione di Wolfang Bozic, considerando anche i pochi giorni probabilmente avuti a disposizione per preparare la serata.
Lo spettacolo di Peter Brenner, a scena fissa, se da un lato aveva il pregio di evitarci i voli pindarici tanto tipici nelle regie di area germanica, dall’ altro finiva per affossare la vicenda nel più polveroso bozzettismo.
Al termine grandi applausi per tutti e standing ovations per i due protagonisti!


18 aprile 2009
Staatsoper Hannover

Giacomo Puccini
MADAMA BUTTERFLY

personaggi e interpreti:
CIO-CIO-SAN: Daniela Dessì
BENJAMIN FRANKLIN PINKERTON: Fabio Armiliato
SUZUKI: Khatuna Mikaberidze
KATE PINKERTON: Corinna Jeske
SHARPLESS: Bernd Valentin
GORO: Andrés Felipe Orozco-Martìnez
IL PRINCIPE YAMADORI: Edgar Schafer
LO ZIO BONZO: Younk Myoung Kwon
YAKUSIDE’: Keun-Sung Yook
IL COMMISSARIO IMPERIALE: Hirotada Oyama
L’ UFFICIALE DEL REGISTRO: Hans-Peter Prahst
LA MADRE DI CIO-CIO-SAN: Diana Jolig-Werner
LA ZIA: Tatjana Rodenburg
LA CUGINA: Sigurn Luding
DOLORE: Sarah Hinz

Niedersachsisches Staatsorchester Hannover
Chor der Staatsoper Hannover
Statiserie der Staatsoper Hannover

direttore: Wolfgang Bozic

regia: Peter Brenner

Qualche estratto dalla serata:

- "Un bel dì vedremo..."

- "Come una mosca prigioniera..." "Con onor muore... Tu, tu, piccolo Iddio!"

sabato 3 gennaio 2009

Fervono amori e danze!


Dopo le trionfali recite di Tosca dello scorso novembre, ecco di nuovo Daniela e Fabio nella bellissima (e questa volta, fortunatamente per chi scrive, molto meno gelida) Trieste per celebrare degnamente l' arrivo del nuovo anno. Programma molto bello, di matrice giustamente nazional-popolare ma eseguito sempre con la massima professionalità.
Vorrei ricordare, in particolar modo, il Dio! mi potevi scagliar di Fabio, superbo melange di tormento e passione, nella speranza, tra l' altro di un prossimo debutto come Otello (esiste già un contratto per una produzione a Liegi nell' aprile/maggio 2011). Altro picco emozionale della serata è Un bel dì vedremo, nel quale Daniela, come sempre, ci dona un piccolo compendio di quella che dovrebbe essere l' arte del canto: intonazione costantemente perfetta, musicalità, impressionante tenuta degli acuti ed un ventaglio infinito di accenti, di colori. Da pelle d' oca!
Notevole anche la prestazione dell' orchestra, guidata dal sempre carismatico Marco Boemi.
Grande successo per tutti, con ripetute (ed esaudite) richieste di bis.

31 gennaio 2008
Teatro Lirico "Giuseppe Verdi" di Trieste

CONCERTO DI FINE ANNO

soprano: Daniela Dessì
tenore: Fabio Armiliato

Orchestra e Coro del Teatro Lirico "Giuseppe Verdi" di Trieste
direttore: Marco Boemi

programma:
- "I Vespri Siciliani": sinfonia
- "Otello": Già nella notte densa
- "I Lombardi alla Prima Crociata": O signor dal tetto natio
- "Otello": Dio! Mi potevi scagliar
- "La Traviata": Libiamo ne' lieti calici
- "Manon Lescaut": intermezzo
- "Turandot": Nessun dorma
- "Madama Butterfly": Un bel dì vedremo
- "Cavalleria Rusticana": Viva il vino spumeggiante
- "La Gioconda": Danza delle Ore e Feste! Pane! Feste!
- "La Vedova Allegra": Tace il labbro
- "Orphée aux enfers": cancan


domenica 9 novembre 2008

...e lucevan le Stelle!


Dalla nostra inviata CaludiaO.:

"Il Filarmonico di Verona rende omaggio a Puccini in occasione dei 150 anni dalla nascita. Sul palco, ovviamente, Daniela Dessì e Fabio Armiliato. Coinvolgenti, trascinanti, appassionanti. Diretti da un ottimo Marco Boemi che sa il fatto suo.

Daniela è splendida, come sempre. In abito rosso (prima) e nero (poi) si conferma una delle migliori interpreti puccinane dei giorni nostri è dà voce (e che voce!) a tutti quei personaggi semplici eppure complessi del Maestro di Lucca che sono entrati di diritto nell’antologia dell’opera italiana. Manon, Tosca, Butterfly, Liù. Struggente il duetto finale.

Fabio è in ottima forma, voce piena e timbro sicuro. splendido Cavaradossi, sfodera un suo cavallo di battaglia come “Ch’ella mi creda libero e lontano” in maniera pressochè perfetta e finisce con un “Nessun dorma” da ovazione. Il teatro è letteralmente infiammato.

A fine serata gli Artisti (perché di Artisti, con la “A” maiuscola, si tratta e ne abbiamo avuto l’ennesima conferma ieri sera) ci regalano il duetto del finale del primo atto di Bohème. “O soave fanciulla” non è in programma, ma chiudere con la morte di Liù probabilmente non renderebbe omaggio al genio creativo di Puccini, che in realtà è appassionato ed attaccato alla vita. Così il pubblico si scioglie in una delle pagine più belle della lirica pucciniana. Che m’ami dì, io t’amo. Fabio e Daniela sono catalizzanti sul palco. Commuovono e coinvolgono. Tanto che il pubblico richiede a gran voce il bis. E viene accontentato: “O mio babbino caro” (lei) e “Addio fiorito asil” (lui) accompagnati al pianforte da Boemi.
Ci sono serate che chi ama la buona musica difficilmente scorda. Il Gala Puccini di ieri sabato 8 Novembre al Filarmonico di Verona è stata una di queste."

Ricordo inoltre che in occasione di questa serata sono stati realizzate ben due registrazioni DECCA a tema pucciniano.

GALA PUCCINI
nel 150° anniversario dalla nascita


direttore: Marco Boemi
soprano: Daniela Dessì
tenore: Fabio Armiliato

voce recitante: Paola Gassman

Orchestra e Coro dell' Arena di Verona
maestro: Marco Faelli

PROGRAMMA:

- da Le Villi: Intermezzo sinfonico

- da Manon Lescaut: "Tu, tu amore?", Intermezzo

- da Tosca: "Vissi d' arte", "E lucevan le stelle", "Mario, Mario, Mario!"

- da Madama Butterfly: Coro a bocca chiusa, "Un bel dì vedremo"

- da La Fanciulla del West: "Ch' ella mi creda"

- da Turandot: "Nessun dorma", "Tu che di gel sei cinta" e morte di Liù

- da La Bohème: "O soave fanciulla"

bis:

- da Gianni Schicchi: "O mio babbino caro"

- da Madama Butterfly: "Addio fiorito asil"