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mercoledì 29 settembre 2010

"Una gran voz"

Una bellissima recensione del concerto dello scorso 18 settembre uscita su La Opinión A Coruña:

Escuchar una gran voz constituye siempre un acontecimiento. Daniela Dessì llega por primera vez a Galicia en una espléndida madurez vocal que se advierte en la depuración de su arte y en la cada vez más acentuada dimensión dramática de su cuerda. El programa combinó con sabiduría el canto y los pasajes orquestales, de manera que la artista pudo descansar entre cada una de sus actuaciones. Así, el programa no fue demasiado generoso desde el punto de vista vocal (sólo seis obras programadas), pero se compensó con tres bises, que pudieron ser más de haber querido ella porque el público coruñés, siempre sensible al canto, no se cansaba de aplaudirle y de aclamarle. Lo que está muy claro es que la soprano genovesa es una cantante para la escena; en el recital, aunque se mostró comedida en los apoyos corporales, utilizando sobre todo el vehículo de la voz, como es preceptivo, surgió incontenible esa fuerza expresiva que se transmite al público.

En el momento actual, su voz mantiene una maravillosa capacidad para apianar (casi siempre, abriendo bien la cavidad oral) y para emitir dulces sonidos, aunque en centro y graves aparezcan ocasionalmente estridencias y veladuras; los agudos son brillantes, esplendorosos. Al parecer, la voz necesita un calentamiento muy intenso para dar lo mejor de sí misma, porque la segunda parte fue muy superior a la primera. En mi opinión -y en la del público- los momentos más sobresalientes del recital fueron, por este orden, Pace, mio Dio, de La forza del destino, y Ritorna vincitor, de Aida, ambas de Verdi; La mamma morta, de Andrea Chénier, de Giordano; y Io son l'umile ancella, de Adriana Lecouvreur, de Cilea y Tu, che di gel sei cinta, de Turandot, de Puccini; estas dos últimas, ofrecidas como bis. En general, acertada la orquesta ovetense, muy bien dirigida por Rizzo.

Intérpretes: Daniela Dessì, soprano. Oviedo Filarmonía. Director, Pietro Rizzo

Programa: Fragmentos de ópera de Puccini, Mascagni, Verdi y Giordano Fecha: 12 de septiembre de 2010

Lugar: Teatro Colón, A Coruña


Julio Andrade Malde

martedì 30 marzo 2010

Gloria, gloria, o vincitori!

Dal nostro inviato a Siviglia:
"Dopo lo straordinario successo dello scorso anno con La Fanciulla del West ritorna a Siviglia al Teatro della Maestranza, la coppia Dessì Armiliato questa volta nei rispettivi panni di Liù e del misterioso principe Calaf nell’ultimo grande capolavoro di Giacomo Puccini: Turandot.
Interpreta la principessa di gelo un’altra grande artista già ben collaudata per questo ruolo: Maria Guleghina. Un cast davvero stellare.
In un Teatro della Maestranza gremito, la nota storia della principessa e del misterioso e audace principe si snoda all’interno di una scena prevalentemente occupata al centro da una enorme statua di un volto, a simboleggiare l’antico Impero Ming sostituita poi nel secondo quadro dal palazzo imperiale (sicuramente di maggior impatto scenico) per poi successivamente tornare nel terzo ed ultimo atto anche se in posizione differente.Verso la fine dell’Opera si scoprirà il doppio volto di questa struttura che girerà su se stessa a scena aperta proprio nelle ultime battute della stessa..

Un allestimento quello presentato dal Teatro della Maestranza, senz’altro ben architettato e riuscito che però pecca un poco di luminosità a vantaggio di un buio forse troppo opprimente in certi frangenti, specie nel primo atto; in tutta la produzione manca di quel fascino e pizzico di arte orientale che non sarebbe guastato visti anche gli aspetti fiabeschi a sfondo cinese in cui la storia di Turandot vive.

Gli artisti riempiono la scena e sono gli assoluti protagonisti di questa produzione:

Fabio Armiliato è Calaf in tutti i suoi aspetti: sia fisicamente, scenicamente e parimenti, nel canto.
La sua resa vocale affascina ed emoziona dalla prima all’ultima nota (ed in questo ruolo non ha certo poco da fare ascoltare!); brilla la sua “Non piangere Liù” e nel noto e attesissimo “Nessun Dorma” sfodera un canto di rara bellezza ed espressività ottenendo un folgorante lungo applauso a scena aperta, che andava persino a coprire il fortissimo orchestrale sulla coda dell’aria.
Armiliato dona colore e anima a tutto quello che canta: una vera e propria lezione di bel canto e di credibilità scenica dall’inizio alla fine dell’opera…
Difficilmente ho sentito altri cantanti così entusiasticamente convincenti in questo ruolo in tutte le sfumature che esso richiede. In poche ma significative parole, si può affermare che oggi Fabio Armiliato è veramente il più completo Principe Calaf in circolazione.

Daniela Dessì è una Liù dolce e dalle tenere movenze che catturano la scena. Questa grande Artista (dei nostri giorni e di sempre, come ormai è accertato da tempo) riesce a piegare il suo importante strumento vocale anche per sottolineare in modo assolutamente convincente tutti gli aspetti di questo ruolo, grazie alla sua straordinaria padronanza tecnica e alla sua sensibilità musicale.
Ammalia e seduce nell’aria “Signore Ascolta “e costruisce un palpitante e struggente finale che vive tutto nella sua aria “Tu che di ciel sei cinta”...un vero e proprio brivido scorre in quel momento dentro il teatro e viene avvertito da tutti attraverso il suo canto.

Maria Guleghina è Turandot per esperienza nel ruolo e solidità di canto. Con mestiere e talento misura la sua importante voce spingendola alla ricerca anche delle linee dinamiche sui piani, sottraendosi, così facendo, da quell’etichetta che la vede riconosciuta come soprano spinto talvolta anche all’eccesso e donando così maggior credibilità e “gusto” alla sua interpretazione soprattutto nell’aria di apertura ”In questa reggia..” e nella scena degli Enigmi.
Soddisfa la sua tenuta scenica “distaccata” come Turandot deve apparire per tutta la durata dell’Opera e di conseguenza il suo canto non sempre lineare risulta in ogni caso efficace e completo grazie proprio a questo aspetto.
Chiude nel duetto Alfano la sua buona interpretazione affidandosi sempre alla sua ottima tecnica e all’esperienza.
Nel cast, ottima prova del giovane e promettente Alex Vinograd nel ruolo di Timur,
Complessivamente buona la prova di Ping,Pong e Pang interpretati da Manel Esteva, Javier Palacios e Gustavo Peña “aiutati” sul palco da allegorici ed acrobatici servi che con i loro interventi, movimentano la scena privandola di una certa staticità che si sarebbe potuta notare durante il terzetto d’inizio secondo atto.

Unica nota meno positiva la prestazione dell’orchestra Sinfonica de Sevilla e del coro del Teatro della Maestranza, probabilmente non in grande serata, diretta con buone intenzioni non sempre completamente realizzate dal M° Pedro Hallfter.
Al fine,un successo complessivo scandito da numerosissimi applausi e trionfali ovazioni che hanno accompagnato l’uscita dei protagonisti principali ed in particolar modo Daniela Dessì e Fabio Armiliato dominatori assoluti di questa rappresentazione dalla prima all’ultima nota."

18 marzo 2010
Sevilla, Teatro de la Maestranza
TURANDOT

Turandot (Soprano): Maria Guleghina
Calaf (Tenor): Fabio Armiliato
Liu (Soprano): Daniela Dessi
Ping, Canciller (Barítono): Manel Esteve
Timur (Barítono): Alexander Vinogradov

Real Orquesta Sinfónica de Sevilla

Coro de la A. A. del Teatro de la Maestranza

Escolania de Los Palacios

Dirección musical: Pedro Halffter
Dirección de escena: Sonja Frisell

mercoledì 2 dicembre 2009

"Turandot apre in maniera grandiosa la stagione monegasca"


Scrigno ideale, il Forum Grimaldi doveva accogliere almeno una volta l’ultimo capolavoro di Puccini che ha aperto in maniera così grandiosa la stagione del Principato, come lussuoso regalo offerto in occasione della Festa nazionale. Opera complessa, dal carattere monumentale e implacabile, dominata dalla schiacciante personalità del title-role (che appare alla duecentocinquantesima pagina dello spartito!), Turandot, la cui sagoma muta poi minacciosa, incombe da un'estremità all'altra dell'opera, non tollera l'approssimazione o la mediocrità. Occorre per questo vulcanico peplum giocare schietti la carta della super produzione, perfino del grand guignol. Ora che i registi traspongono, riattualizzano, modernizzano, tradiscono senza limite, lo spettacolo firmato originariamente da Chen Kaige per il Palau des Arts Reina Sofia di Valencia è un successo. Con, in più, questa costante abilità dell'arte di far vedere e comprendere, cioè di contribuire largamente alla credibilità psicologica e teatrale delle situazioni di questo crudele racconto, anche sanguinario, che si sfoglia allora come un sontuoso e colorato racconto esotico di fate, che ci fa accomodare nella prima classe di un favoloso, fantasmagorico viaggio in un Cina fuori dal tempo.

I costumi autentici (Chen Ton Xun) e le scene (Liu Qing), le luci poetiche, soprannaturali di Albert Faura rimandano anch'essi ai sogni. Siamo davvero in un manga sontuoso ed irreale, vitaminizzato dalla più inventiva musica del verista in capo Puccini.
Non si esce indenni, ma come storditi, dalla rappresentazione, tanto quello che compare sulla scena è di una fluidità, di una progressione drammatica costante, avvincente dall’inizio alla fine, con questa gestione delle masse degna dei migliori show “made in Broadway”. Anche le ultime pagine, che non sono di mano di Puccini (si percepisce con rimpianto come una carenza strutturale tra testo e orchestrazione), non sono mai sembrate così limpide.
Con i suoi impressionanti effettivi orchestrali e corali che conferiscono all’opera una grande potenza emozionale, noi non demordiamo: per Turandot servono delle grandi voci la cui ampiezza permetterà di cantare naturalmente, senza quegli sforzi che producono una perdita della qualità del canto e dell’organo.

Col suo timbro di bronzo, Ramaz Chikviladze, dà vita ad un imponente e degno Timur. Dei tre ministri, onorevoli come si addice a dei mandarini, uno dopo l’altro ammantati di broccati o di garze cremose, il Ping di Giorgio Caoduro e il Pang di Norbert Ernst fanno del loro meglio per non schiacciare Florian Laconi (Pong).

Specialista del ruolo un po’ ovunque sul pianeta, Sylvie Valayre, sbriga la sua parte con diabolica intelligenza. Dardeggiando brillantemente i suoi si e do, il soprano disegna altrove più una ragazzina capricciosa che una principessa altera, inaccessibile e nevrotica. Ci si aspetta un iceberg cinese, ma qui si ha un ghiacciolo… Peraltro proprio carino e da sgranocchiare…

La simpatica coppia (nella vita come sulla scena) Daniela Dessì-Fabio Armiliato è semplicemente entusiasmante, superlativa! Daniela Dessì, seducente nella sua spontaneità, con una bella padronanza degli acuti tenuti sul fiato, delinea una toccante Liù. Fabio Armiliato infine canta un Calaf con disarmante facilità. C’è tutto: bagliore solare del timbro, orgoglio e dolcezza, vicino al massimo al testo musicale e alle sue sfumature, generosità, raffinata musicalità, sincerità. Ecco un tenore della stirpe di Gigli, Corelli oppure altri Del Monaco!

Osando Puccini in una dimensione da cerimonia funebre, tragica, lunare, Jacques Lacombe rivela un nuovo Puccini! Da tanto tempo la finezza, la ricchezza orchestrale e corale dell’opera non venivano così sontuosamente esaltate. Alla testa della Philarmonique de Monaco (fantastica), dei cori di casa rinforzati dalla falange di Montpellier (dall’esemplare generosità), il direttore originario del Québec, ha donato una lettura spettacolare ma sempre rispettosa delle diafane sfumature d’una partitura magica, unica, soprannaturale. Domanda per un campione: “Qual è dunque quell’opera esotica contemporanea del Wozzek d’Alban Berg?”…

Christian Colombeau
La Théatrotèque, 23/11/2009


jeudi 19 novembre 2009(sur invitation du Palais)
dimanche 22 novembre 2009
mardi 24 novembre 2009 (Monaco-UNESCO Gala 60e anniversaire)
Monte-Carlo, Forum Grimaldi

TURANDOT

direction musicale: JACQUES LACOMBE
mise en scène: CHEN KAIGE

LA PRINCESSE TURANDOT: Sylvie Valayre
CALAF: Fabio Armiliato
LIU': Daniela Dessì
PING: Giorgio Caoduro
PANG: Norbert Ernst
PONG: Florian Laconi
L'EMPEREUR ALTOUM: Guy Gabelle
TIMUR: Ramaz Chikviladze
UN MANDARIN: Gianfranco Montresor

Choeur de l'Opéra de Monte-Carlo; Stefano Visconti
Choeur de l'Opéra national de Montpellier Languedoc Rousillon; Noelle Geny
Choeur d'enfant de l'Académie de Musique Ranier III
Orchestre Philarmonique de Monte-Carlo

giovedì 6 agosto 2009

O divina bellezza! O sogno! O meraviglia!


Una vera e propria festa della Musica quella che si è consumata lo scorso venerdì al Gran Teatre del Liceu di Barcellona.
Come ultima recita della stagione, in una sala gremita in ogni ordine di posto, è andata in scena Turandot, capolavoro estremo di Giacomo Puccini. Volendo puntare all'eccellenza per donarci una serata di gala, le dirigenze del Teatro si sono rese artefici del ritorno di Daniela Dessì a vestire i panni di Liù. Un evento nell'evento, visto che la sua precedente performance nel ruolo risale al luglio 1996 (Macerata). Noi allora non c'eravamo, ma oggi sì. E ne siamo stati letteralmente rapiti. Una Liù pienamente (e finalmente...) lirica, che inebria per la pastosità della voce e commuove per la spontanea vena malinconica del timbro. Il fraseggio è come al solito magistrale per colori e sfumature e la salita agli acuti sicura e sempre timbrata (sentire il Si bemolle finale di "Signore ascolta..."). Nel secondo atto la catarsi diventa totale, giungendo ad un "Tu che di gel sei cinta" di bruciante drammaticità, ma sempre lontano da truci effettacci veristi. Un altro bersaglio totalmente centrato insomma, da accostare ai "must" della bella Daniela (Tosca, Adriana, Cio-Cio-San...) e da rivedere il prima possibile, magari nei prossimi appuntamenti di Monte-Carlo e Siviglia.
Al suo fianco un'altra creazione da dieci e lode: il Calaf di Fabio Armiliato. La voce rotonda e squillante arriva senz'ombra di fatica ad acuti spavaldemente squillanti, tanto in linea con l'impavido protagonista pronto a morire per una sconosciuta. Una delle prove pucciniane più ardue per il tenore, e Fabio la risolve splendidamente. Il "Nessun dorma" può essere veramente il manifesto di questo Calaf (e non a caso è il titolo scelto per il cd appena pubblicato, che racchiude tutte le pagine per tenore scritte dal Genio lucchese) così morbido e partecipe, senza sminuire però l'eroicità necessaria al temibile Si finale. Un trionfo, confermato dall'esplosione di applausi e "bravo!" che ha quasi costretto il Direttore a fermare l'esecuzione.
La temperamentosa Anna Shafajinskaia possiede certo la voce per Turandot, ma ad onor del vero dobbiamo sottolineare una pronuncia italiana più che perfettibile ed una difficoltosa tenuta del registro centrale necessario nell'ultimo atto.
Di pregio il resto del cast, in cui spiccano il sonoro Timor di Giorgio Giuseppini e il solido Mandarino di Philip Cutlip. Funzionali e divertenti i tre ministri.
Da ricordare la magistrale prova del Coro, mentre la direzione di Giuliano Carella, certo buon accompagnatore del palco, si fa notare per una frequente pesantezza sonora.
Per descrivere lo spettacolo di Nùria Espert il primo aggettivo che ci viene alla mente è: bello! E finalmente, dopo tanti allestimenti minimal-psicanalitici-grotteschi è una gioia per il cuore vedere l'Opera tornata alle sue origini: la ricerca della "maraviglia" barocca. Tutto, dalle sontuose scene di Ezio Frigerio, agli eleganti costumi di Franca Squarciapino, alle suggestive luci di Vinicio Cheli, inchioda lo spettatore alla sedia in una continua successione di impreviste apparizioni che ci trasportano dal livido Oriente del popolo e del Boia, alla luminosa regalità di Altoum e della sua corte. Era lo spettacolo creato per inaugurare, il 7 ottobre 1999, il nuovo Liceu ricostruito dopo l'incendio; ed ora, dieci anni dopo, viene fatto rivivere, complici i nostri Daniela e Fabio, nel migliore dei modi possibile... Grazie!

Gran Teatre del Liceu
31 de juiliol de 2009
TURANDOT

TURANDOT: Anna Shafajiskaia
LIU': Daniela Dessì
CALAF: Fabio Armiliato
EMPERADOR ALTOUM: Josep Altoum
TIMUR: Giorgio Giuseppini
PING: Gabriel Bermùdez
PANG: Eduardo Santamarìa
PONG: Vicenc Esteve Madrid
MANDARI': Philip Cutlip

Orquestra Simfònica i Cor del Gran Teatre del Liceu

direcciò musical: Giuliano Carella
direcciò d' escena: Nùria Espert

lunedì 3 agosto 2009

"Arias de Verano" (da MUJER HOY)


Ecco l' articolo uscito sul settimanale spagnolo Mujer Hoy del 31 luglio 2009:

martedì 20 gennaio 2009

La Scala ritrova la sua Regina!


Il debutto, come ricorda la stessa Daniela al momento di regalarci il primo bis, avvenne nel 1989 con Le Nozze di Figaro. Poi seguirono Così fan tutte (sempre 1989), Don Carlo (1992), Falstaff (1995), Les Contes d' Hofmann (1995), Adriana Lecouvreur (1999 e 2007), Madama Butterfly (2002 e 2004), Tosca (2003 e 2006) e Otello (2005)... Una vera e proprio liaison quindi quella con il Teatro alla Scala, che si sviluppa costante nell' arco di due decenni, toccando Opere cardine della storia del melodramma.
Il concerto di ieri sera, ghiotta occasione per un ritorno sul palcoscenico milanese dopo una troppo lunga assenza di quasi due anni, ci ha offerto la possibilità di conoscere un aspetto inedito dell' arte di Daniela Dessì grazie ad un programma incentrato sulla musica da camera francese ed italiana a cavallo tra XIX E XX secolo.
Nella prima parte, i languori malinconici delle arie di Fauré e Debussy sembrano nati appositamente per la voce di Daniela Dessì, il cui timbro quasi ambrato dona un retrogusto caldo, sensuale, morbido che perfettamente si sposa con la tipica "douceur" francese. Splendido, in questo senso, lo straziante abbandono dell' aria da L' enfant prodigue.
La seconda parte è invece dedicata a Puccini, di cui Daniela è oggi, senza ombra di dubbio, l' interprete per eccellenza grazie alla totale aderenza stilistica (accompagnata da una meravigliosa linea di canto) che esalta gli aspetti umani, direi quasi "colloquiali" delle creazione del Genio di Lucca, senza mai scadere in discutibili effetti veristi.
E qui sarebbe finito il concerto se... il Teatro non fosse esploso in ovazioni davvero da stadio, "costate" ben cinque (!!!) bis, perle una più brillante dell' altra, tutte cantate col cuore in mano: Porgi amor, Poveri fiori, O mio babbino caro, Tu che di gel sei cinta, Vissi d' arte. Ovvero Contessa, Adriana, Lauretta, Liù e Tosca... cinque donne, cinque indimenticabili eroine del Melodramma, racchiuse ed esaltate dalla magica arte di Daniela Dessì.

19 gennaio 2009
Teatro alla Scala

Recital di canto

soprano: Daniela Dessì
pianista: Marco Boemi

PROGRAMMA:

Gabriel Fauré
Après un rêve op. 7 n. 1
Automne op. 18 n. 3
Rêve d'amour op. 5 n. 2
Au bord de l'eau op. 8 n. 1
Chanson d’amour op. 27 n. 1

Claude Debussy
Nuit d'étoiles
Beau soir
Paysage sentimental
Il pleure dans mon cœur
Romance


Da L’enfant prodigue
recitativo e aria di Lia

Giacomo Puccini
Mentìa l'avviso
Sole e amore
Sogno d’or
Terra e mare
Storiella d'amore
Morire?
Canto d'anime


BIS:

Wolfang Amadeus Mozart
da Le nozze di Figaro: Porgi Amor...

Francesco Cilea
da Adriana Lecouvreur: Poveri fiori...

Giacomo Puccini
da Gianni Schicchi: O mio babbino caro...
da Turandot: Tu che di gel sei cinta...
da Tosca: Vissi d' arte

domenica 9 novembre 2008

...e lucevan le Stelle!


Dalla nostra inviata CaludiaO.:

"Il Filarmonico di Verona rende omaggio a Puccini in occasione dei 150 anni dalla nascita. Sul palco, ovviamente, Daniela Dessì e Fabio Armiliato. Coinvolgenti, trascinanti, appassionanti. Diretti da un ottimo Marco Boemi che sa il fatto suo.

Daniela è splendida, come sempre. In abito rosso (prima) e nero (poi) si conferma una delle migliori interpreti puccinane dei giorni nostri è dà voce (e che voce!) a tutti quei personaggi semplici eppure complessi del Maestro di Lucca che sono entrati di diritto nell’antologia dell’opera italiana. Manon, Tosca, Butterfly, Liù. Struggente il duetto finale.

Fabio è in ottima forma, voce piena e timbro sicuro. splendido Cavaradossi, sfodera un suo cavallo di battaglia come “Ch’ella mi creda libero e lontano” in maniera pressochè perfetta e finisce con un “Nessun dorma” da ovazione. Il teatro è letteralmente infiammato.

A fine serata gli Artisti (perché di Artisti, con la “A” maiuscola, si tratta e ne abbiamo avuto l’ennesima conferma ieri sera) ci regalano il duetto del finale del primo atto di Bohème. “O soave fanciulla” non è in programma, ma chiudere con la morte di Liù probabilmente non renderebbe omaggio al genio creativo di Puccini, che in realtà è appassionato ed attaccato alla vita. Così il pubblico si scioglie in una delle pagine più belle della lirica pucciniana. Che m’ami dì, io t’amo. Fabio e Daniela sono catalizzanti sul palco. Commuovono e coinvolgono. Tanto che il pubblico richiede a gran voce il bis. E viene accontentato: “O mio babbino caro” (lei) e “Addio fiorito asil” (lui) accompagnati al pianforte da Boemi.
Ci sono serate che chi ama la buona musica difficilmente scorda. Il Gala Puccini di ieri sabato 8 Novembre al Filarmonico di Verona è stata una di queste."

Ricordo inoltre che in occasione di questa serata sono stati realizzate ben due registrazioni DECCA a tema pucciniano.

GALA PUCCINI
nel 150° anniversario dalla nascita


direttore: Marco Boemi
soprano: Daniela Dessì
tenore: Fabio Armiliato

voce recitante: Paola Gassman

Orchestra e Coro dell' Arena di Verona
maestro: Marco Faelli

PROGRAMMA:

- da Le Villi: Intermezzo sinfonico

- da Manon Lescaut: "Tu, tu amore?", Intermezzo

- da Tosca: "Vissi d' arte", "E lucevan le stelle", "Mario, Mario, Mario!"

- da Madama Butterfly: Coro a bocca chiusa, "Un bel dì vedremo"

- da La Fanciulla del West: "Ch' ella mi creda"

- da Turandot: "Nessun dorma", "Tu che di gel sei cinta" e morte di Liù

- da La Bohème: "O soave fanciulla"

bis:

- da Gianni Schicchi: "O mio babbino caro"

- da Madama Butterfly: "Addio fiorito asil"