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lunedì 28 dicembre 2009

"Don Carlos e quelle contestazioni a Pavarotti"


Ricordo bene il Don Carlos alla Scala di Milano, anche se con sentimenti contrastanti: con tristezza perché lo spettacolo fu rovinato da contestazioni all’indirizzo di Luciano Pavarotti per un piccolo incidente occorsogli nel secondo atto (cosa che fu ampliata nei resoconti dei giornali del giorno dopo), ma anche con enorme gioia, perché segnò l’inizio di una mia bellissima e proficua collaborazione con il grande tenore, che ricordo con immensa ammirazione e affetto. Lo scorso ottobre lo abbiamo festeggiato e ricordato al Teatro Comunale di Bologna, in un concerto bello e commovente.

Grazia, 28 dicembre 2009

venerdì 30 ottobre 2009

"Quando nel canto c'è l'arte" (recensione dalla Gazzetta di Parma)

"Se si va a teatro per opere e concerti, si dovrebbe riuscire a fissare, ogni volta, qualcosa in più dell’emozione: verificare se esiste il segno - o il disegno - di un’interpretazione; capire quando oltre all’attimo di esaltazione (se c'è) sopravvive qualcosa che resta: di solito l’arte è lì.
Questa possibilità viene da tempo offerta al pubblico dal soprano Daniela Dessì e dal tenore Fabio Armiliato. Quando si ha in sorte di ascoltarli - come è avvenuto l’altro ieri al Teatro Verdi di Busseto - ci si accorge che tecnica, stile, qualità vocali sono sì la base imprescindibile per un’interpretazione convincente, ma non sono l’asettico strumentario a cui essi si affidano per cantare.
Daniela Dessì e Fabio Armiliato hanno saputo andare oltre: si avverte in loro una tensione permanente e felice per caricare di senso - che non è semplicemente «effetto» - la parola scenica; ogni respiro, ogni pausa, si associano a una precisa responsabilità musicale; ogni sillaba si sposa alla nota con piena consapevolezza di non dover essere subordinata al «recitare» (cioè di non oggettivare una finzione), ma di dover «esistere» in quanto musica e dramma insieme: verità, in fondo. Concerto finale del Festival Verdi a Busseto: Daniela Dessì e Fabio Armiliato hanno interpretato arie e duetti da I Masnadieri, Macbeth, La forza del destino, Don Carlo, Otello, Aida. Valida, poi, l’idea di proporre trascrizioni cameristiche da Aida e Trovatore con Marco Boemi (pianoforte) Francesco Dessy (violoncello) e Felice Clemente (clarinetto). Armiliato ha sviluppato negli anni un’inattaccabile coerenza psicologica e drammatica - fatta di voce, musica e nessuno sconto su se stesso - per restituire con intensità e dettaglio il profilo di personaggi come Carlo Moor, Alvaro, Don Carlo. Un Armiliato struggente - a Busseto - in «Di ladroni attorniato» dai Masnadieri; elegiaco e afflitto in «O tu che in seno agli angeli» dalla Forza del destino; amaro e sincero - senza beceri retaggi emulativi - in «Dio, mi potevi scagliar» da Otello. Daniela Dessì: quella voce screziata di miele e diamante, quell'aristocratica naturalezza nel cantare come se il soffio perverso di Lady Macbeth o la purezza di Desdemona ti sfiorassero i capelli. Eccola dunque inedita e superlativa nell’aria «La luce langue» dal Macbeth, sospesa fra cupi dubbi e inique speranze. E ancora splendida in «Ritorna vincitor» (Aida), «Pace mio Dio!» (Forza del destino), destrieri sui quali da sempre cavalca divina. Acclamati i duetti «Io vengo a domandar grazia» (Don Carlo), «La fatal pietra» (Aida), «Dio ti giocondi o sposo» (Otello). Teatro gremito, serata febbrile di applausi, ovazioni e bis dalla Traviata. Giusto ciel, ecco che ci voleva a Busseto: la Dessì e Armiliato!"

Elena Formica, Gazzetta di Parma

martedì 20 ottobre 2009

Intervista a Daniela Dessì! (dal blog Qui la Voce)


In vista del suo debutto europeo nella Traviata di Zeffirelli all'Opera di Roma abbiamo incontrato Daniela Dessì, uno dei più grandi soprani italiani attualmente in attività. I suoi esordi, il suo repertorio, riflessioni su musica, teatro, media, i ricordi alla Scala, quelli d'oltreoceano, i progetti futuri... Ecco cosa ha raccontato in esclusiva per Qui la Voce:

Daniela Dessì si rivela al mondo dell’opera vincendo il concorso internazionale della RAI nel 1980, il primo di numerosi riconoscimenti che arriveranno nella sua carriera. Un ricordo di quel momento e del successivo debutto teatrale.
Proprio ieri sera leggevo un libro su Maria Callas, un'artista ma anche una donna su cui è stato detto tanto e forse troppo, e il racconto dei suoi primi anni mi ha riportata ai miei inizi. L'inizio è simile per tutti, si ha voglia di fare e di divenire qualcuno, di dire la propria parola in questo mondo teatrale. Nel mio caso ricordo molto bene che una sera, quando avevo sedici anni, a Brescia davanti ad un cartellone del teatro dissi a un’ amica che era con me: "io voglio assolutamente diventare una grande cantante lirica". Ho studiato tanto per realizzare il mio sogno; in questo campo non bisogna mai farci prendere dalla fretta. Vincere i concorsi è molto importante perchè aprono le porte dei teatri, anche se oggi tanti giovani bruciano le tappe troppo in fretta. Grazie a quel concorso Rai ebbi la possibilità di conoscere il Maestro Herbert von Karajan e di lavorare con lui, e fu un'esperienza meravigliosa.

Da quel 1980 sono passati quasi 30 anni; in questo periodo abbiamo visto spaziare il suo repertorio in varie direzioni. All’inizio è stata impegnata anche in produzioni di titoli settecenteschi, poi via via è arrivata fino a Verdi, Puccini e la giovane scuola. Come ha fatto ad affrontare ruoli così diversi? La tecnica è davvero una sola?
Ho iniziato a cantare quando ero ancora molto giovane, a diciotto anni e per una ragazza di quell'età pensare ad un repertorio di melodramma puro (Verdi, Bellini, Puccini) sarebbe stato folle. E' un omicidio vocale affrontare quel tipo di repertorio con una voce ancora giovane e quindi non ancora allenata per quei ruoli. All'inizio, volente o nolente, ho dovuto pensare a fare cose più semplici che mi hanno però arricchito in esperienza musicale, anche perchè realizzate in contesti prestigiosi. Nel tempo ho potuto usufruire dell'aiuto che mi hanno dato queste opere del Settecento. Quando la voce matura, e questo può avvenire solo con la tecnica (che è la base di tutto) e lo studio, si possono affrontare i grandi personaggi del repertorio. Con la tecnica si arriva ad avere anche sicurezza come attori, perchè se abbiamo preoccupazioni o difficoltà sul piano vocale non si è liberi di recitare e cantare bene. La base tecnica è una sola, poi chiaramente bisogna passarla attraverso la propria personalità e quindi possono variare alcuni aspetti.

Oltre a Verdi e Puccini, al settecento e al novecento, anche il belcanto nel suo repertorio, da Rossini a Bellini, alle regine donizettiane. Quali sono le difficoltà nell’eseguire questo tipo di repertorio e nel confrontarsi con la scrittura impervia che i compositori riservarono alla Pasta, alla Ronzi e alle altre grandi dive del passato?
Direi che oggi affrontare ruoli simili è una vera scommessa. Sono estremamente impervi rispetto forse ad anni fa in cui si potevano affrontare meglio per un’altezza diversa del diapason. Vanno affrontati con coraggio ed un pizzico di presunzione, bisogna sfidare la musica e la partitura, superare queste sfide ci aiuta a gestire anche l’aspetto visivo ed auditivo. La preparazione vocale di queste opere in particolare deve essere fatta con uno studio tecnico rigoroso perché le note vanno messe a punto una per una.


Parlando invece dei cantanti del passato più recente, quali sono quelli che l'hanno colpita di più e perchè?

Conoscere il passato e i suoi cantanti è un bagaglio molto importante per un artista di ora, è come studiare la storia. Ci sono stati per me tanti modelli da seguire anche per prendere da ognuno un piccolo segreto. Tra i soprani amo Rosa Ponselle che è stata una delle più grandi cantanti di tutti i tempi, amo Maria Callas per lo spirito di innovazione vocale e teatrale che aveva, e poi potrei citare la Tebaldi o la Scotto. Ammiro comunque sempre chi è bravo e si sa distinguere e questo vale per il passato così come per il presente.

Daniela Dessì ha avuto il privilegio di cantare diretta dalle più grandi bacchette. Sappiamo che il direttore d’orchestra ha un ruolo fondamentale nella preparazione di uno spettacolo. Quali sono i direttori che le hanno dato di più in termini sia musicali che umani?
Non sempre la musicalità si sposa con l’umanità, però quando si fa musica una delle cose belle è che si è uniti da questo filo invisibile che è la musica stessa e tutti parliamo la solita lingua. Non potrei citare un direttore o due o tre, perché ognuno mi ha dato qualcosa, da Karajan ad Abbado a Muti, Kleiber o Sinopoli. Per me è stata una grande scuola poter seguire i consigli di così grandi direttori, è stato importantissimo perché mi hanno sempre dato la sicurezza per tirare fuori le mie possibilità e confrontare le mie idee con le loro. Dico volentieri che ho COLLABORATO con loro più che lavorato, perché lo spettacolo si fa tutti insieme ed ognuno ha una parte che è fondamentale. Da giovane è importante incontrare figure così significative e da grande posso dire che quelle collaborazioni hanno costituito momenti di grande confronto musicale.

Grandi bacchette e grandi teatri: tra tutti il Teatro alla Scala, considerato il massimo teatro lirico italiano e uno dei più grandi al mondo, nel quale ha cantato più volte trionfando davanti a quello che viene considerato il pubblico più esigente. Cosa rappresenta per lei la Scala? E cosa rappresenta oggi in generale?
Amo molto la Scala, è indubbiamente il tempio della lirica. Il pubblico è sincero e diretto e ti da sicurezza. Purtroppo oggi rappresenta per i giovani cantanti un punto di partenza quando invece secondo me dovrebbe rappresentare un punto di arrivo come era anni fa, è stato un errore degli ultimi anni questo, ma spero che si capirà. Avere dei trionfi alla Scala ti riempie di gioia e di forza per andare avanti nel tuo mestiere…e poi…è il teatro di Verdi…

A proposito di Verdi e della Scala, guardando ed ascoltando l’ultima inaugurazione scaligera col Don Carlo, a noi è venuto subito in mente il suo famoso Don Carlo alla Scala col maestro Pavarotti (debuttante nel ruolo dell’infante), Riccardo Muti e la regia di Franco Zeffirelli. Pavarotti stesso rinnegherà la propria interpretazione, noi riascoltando alla luce di questi anni, diciamo che fu un grandissimo allestimento e grandissime furono le interpretazioni dei protagonisti. Un ricordo di quell’evento e del maestro Pavarotti.
Ti dico subito che quella produzione l’ho sempre difesa perché l’ho apprezzata molto, l’abbiamo voluta tutti e abbiamo lavorato tanto per realizzarla. In molti hanno disprezzato quello spettacolo, tanto rumore poi in particolare per una nota strozzata di Luciano contro cui era stata organizzata una vera e propria battaglia. Ricordo con molta precisione le parole che mi disse mio padre in quell’occasione:”vedrai che tra tanti anni potrai dire, io a quel Don Carlo c’ero”, colse pienamente nel segno. Per Luciano questo è stato un grande cruccio per molti anni, ho trovato irriverente fargli un torto così grande e anche se è ovvio che il teatro è fatto anche di queste cose lui non doveva assolutamente aspettarsi niente del genere, poi per una nota soltanto. Ad alcuni cantanti si perdonano cose ben peggiori. E’ stato un tenore veramente meraviglioso.

Qual’è la sua concezione registica di uno spettacolo? sappiamo e vediamo che molti registi oggi tendono a prendersi troppe libertà nell’opera, spesso andando in direzione completamente contraria alle volontà degli autori dell’opera stessa.

Hai detto bene. Io credo che la produzione debba essere rispettosa per la voce e per la musica. Bisogna che il cantante, già sottoposto allo stress vocale debba riuscire a muoversi e cantare liberamente. Per me la classe, il gusto e l’equilibrio sono cose fondamentali per l’allestimento di uno spettacolo.

L'aspetto scenico nell'opera, come già sottolineato, è fondamentale, e Daniela Dessì è una grande cantante-attrice, come ha più volte dimostrato. Com’è cambiato negli anni il suo rapporto tra canto e recitazione? Quale preparazione c’è dietro? come si può governare l’emozione in scena?
Sicuramente qualcosa è cambiato perché l’esperienza teatrale migliora anche l’equilibrio tra resa vocale e resa scenica. Per recitare bene bisogna avere certamente una sicurezza vocale grande, i problemi fisici e quindi vocali ostacolano la buona riuscita della recitazione. Fin dall’inizio della mia carriera sono sempre entrata nel personaggio, dicendomi:se fossi lei cosa farei? Bisogna capire lo stato d’animo del personaggio, che cambia del tempo. A seconda di come mi sento chiaramente ogni sera l’interpretazione sarà diversa nelle piccole sfaccettature. Purtroppo non ci sono trucchi per governare l’emozione, si deve riuscire a limitare l’azione dell’immedesimazione sul nostro stato d’animo; quando entro in scena e mi succede di essere ansiosa mi dico sempre:”se ora hai paura, ricordati che la paura frega e otterrai un risultato negativo”. Quando vado davanti al pubblico penso che questo sia li per darmi carica e non per togliermela, entrare nel personaggio è molto importante appunto anche per eliminare l’ansia.

Cosa significa lavorare al fianco della persona che le è accanto anche nella vita (Fabio Armiliato)? è più difficile o più facile che cantare con altri colleghi?
Ovviamente è più facile, è chiaro che tutto si semplifica perché c’è un modo diverso di capirsi e quindi di agire di conseguenza, basta uno sguardo per comunicare qualcosa e quindi si risolvono tante problematiche. C’è però anche uno stress maggiore per l’altro da parte di entrambi ed in questo senso è più difficile che cantare con altri colleghi.

A proposito di emozioni, personalmente ho un ricordo molto emozionante della Madama Butterfly del centenario a Torre del Lago nel 2004. Che legame ha con questo personaggio e che emozione ha provato nel cantarlo a Nagasaki?
Ho un rapporto straordinario col personaggio di Butterfly, anche perché l’ho cantata in tutti i più grandi teatri dal Metropolitan a Madrid alla Scala, quindi diciamo che è un’opera che più di altre mi ha portata in giro. Per Cio Cio San ho davvero un affetto particolare, attraverso lo studio del personaggio ho potuto capire le usanze e i modi di pensare delle donne giapponesi, un popolo dotato di grande sensibilità e che apprezzo moltissimo. Sono stata la prima occidentale a cantare Butterfly a Nagasaki ed in Giappone, ed anche questo è stato molto importante. Poi devo dire che quest’opera è stata sempre boicottata, soprattutto agli inizi, e per amore verso Puccini che ci teneva tanto amo forse ancora di più Butterfly.


Rimaniamo in tema di personaggi ai quali è legata; mi piacerebbe sapere alcuni ruoli che rappresentano su tutti la sua personalità artistica e i carattere psicologici che in essi sente più vicini ai suoi.

E’ una domanda molto difficile questa perché non è facile scindere la musica dai personaggi. Però potrei dire per esempio TOSCA, prima di tutto perché penso che più vicina di Tosca ad una cantante lirica non ci sia nulla, Tosca è una cantante lirica, poi per la sua forza, la passionalità ma anche la fragilità della donna, insomma racchiude alcuni tratti che ritrovo anche in me molto forti. Adoro NORMA che è un personaggio a tutto tondo, fortissimo e allo stesso tempo dolce, di MANON LESCAUT invece mi piace cogliere gli entusiasmi giovanili e le superficialità di un’età ingenua che poi sfociano nel drammatico finale, questo lo trovo molto interessante. Un legame particolare, come ti ho già detto prima, è quello che ho con CIO CIO SAN che se è molto lontana da me perché appartenente a tradizioni diverse mi da molte emozioni, principalmente perché è una mamma e io sento molto forte questo ruolo nella mia vita. E poi direi ancora AIDA di cui mi affascina la forza che sprigiona pur essendo una principessa ridotta in catene ed infine FRANCESCA DA RIMINI un ruolo sensuale e dolcissimo, affascinante la sua storia ma di grande difficoltà vocale e interpretativa.


Norma in particolare è un'opera che ha debuttato di recente e che le ha regalato un grandissimo successo; può raccontarmi brevemente come si prepara e in quanto tempo una parte così impegnativa?

Norma l'ho preparata teatralmente in una sola settimana, perchè nonostante avessi voluto riservare più tempo alla realizzazione scenica i miei impegni non me lo hanno permesso. Dal punto di vista psicologico e musicale ho avuto modo di prepararla mentalmente fin da ragazzina, è stata un'opera che ho sempre amato tanto. Era matura dentro di me. Prima di prepararla con lo spartito nei dettagli musicali e vocali avevo già una conoscenza completa del ruolo.

Tra i suoi imminenti impegni invece c’è una Traviata con Zeffirelli all’Opera di Roma. Ci parli un po’ del lavoro dietro a questo personaggio e del lavoro con uno dei più grandi registi italiani.
La Traviata l’ ho già cantata qualche anno fa in Giappone, è ruolo meraviglioso per me, e sarà a Roma il debutto europeo. E’ un personaggio che conosco da tanto tempo, perché come per Norma è una delle prime opere che si ascoltano e Violetta ha avuto una lunga maturazione dentro di me da quando sono molto giovane. E’ ricchissima emotivamente e come personaggio teatrale. Vorrei dire però questo: che sono una Traviata un po’ “all’antica”, nel senso che la risolverò con la mia voce da lirico spinto come facevano Renata Tebaldi o Virginia Zeani. Spesso è stata ed è affidata a soprani leggeri che risolvono il primo atto ma poi hanno difficoltà negli altri due proprio perché la scrittura di verdi cambia col cambiare del personaggio. La mia Traviata mirerà alla drammaticità. Con Zeffirelli non ho ancora lavorato su Violetta, ma ne parleremo poi…

Sappiamo tante cose sul teatro d’opera passato, ma oggi cosa significa essere una cantante di primo livello e come si vive nel mondo operistico?
Il teatro è sicuramente cambiato molto con il passare del tempo ed il conseguente avvento dei media ed oggi è un luogo per i soli amanti della musica; l'opera non è più un genere musicale radicato nella cultura anche di tipo domestico come era anni fa. Di conseguenza è ovviamente diversa la situazione dei divi dell'opera rispetto a cinquanta o sessanta anni fa, quando i cantanti divenivano star in ogni senso. Oggi sicuramente dobbiamo lavorare di più per affermarci rispetto a quanto facessero in passato. Per me è stato sempre il più grande desiderio cantare e fare parte di questo mondo da protagonista. Non so come avrei affrontato il teatro se avessi cantato in quell'epoca, ma oggi lo amo davvero molto.


Parlando appunto dei media, oltre che a teatro, la vediamo anche in tv sia nei suoi panni che in quelli delle eroine che incarna (ricordiamo di recente i telecast di Norma e Francesca da Rimini andati in onda proprio sulla Rai) Il suo rapporto con i media, specialmente con la tv, e più in generale qualche riflessione sul rapporto tra opera lirica e mezzi di comunicazione di massa.

Io considero molto importanti i media per la divulgazione, anche dell’opera lirica, se fatta però con cognizione di causa. Non mi metterei mai a frequentare programmi non utili alla diffusione dell’opera in Italia o all’estero. Però a volte mi piace anche divertirmi in modo intelligente come è accaduto a Sanremo quest’anno, mi piaceva l’idea di collaborare con Francesco Renga e mi piaceva la canzone dedicata ai grandi tenori del passato, portare l’opera a Sanremo che è una grandissima vetrina internazionale è un modo per riproporla anche ad un pubblico diverso. Cerco di far capire anche ai media più leggeri, come i rotocalchi, quando rilascio interviste o fanno servizi su di me che il cantante lirico non è, come in tanti purtroppo pensano, una mummia, una persona che non si stacca dal proprio mondo, ma che è una donna o un uomo normale. Cerco di essere presente in tv quando posso parlare di opera, non sono presenzialista e non cerco in tv un’autocelebrazione, che è un fattore negativo. Essendo presente a volte in alcuni programmi spero di trovare nuove persone che si appassionino al teatro operistico.

Sempre in tema di "comunicazione", Daniela Dessì è anche quotatissima insegnante. Cosa rappresenta per lei l’insegnamento e quali principi generali cerca di trasmettere ai suoi allievi? Ci sono voci interessanti oggi?
Per me l’insegnamento è meraviglioso, è una straordinaria possibilità per poter trasmettere quel poco o quel tanto che ho imparato nella mia carriera. Mi sono resa conto ultimamente che il problema più grande è l’insicurezza, le scuole di canto in Italia sono davvero troppo poche. Vorrei trovare una persona cui poter dare tutto quello che ho imparato, che un giorno qualcuno cantasse come canto io e portasse avanti quello che ho iniziato. Le voci ci sono oggi e c’è anche una buona volontà di imparare, è che vengono gestite male, perché si canta, e si lascia cantare, tutto e subito. Questo è l’errore più grande perché porta a rovinare una voce e una carriera.

Un grazie a Daniela Dessì da Qui la Voce, con la speranza di ritrovarla presto quì come a teatro.


Qui la Voce, 17 ottobre 2009

sabato 18 luglio 2009

"L' autentica testimonianza dell' ultimo soprano lirico-spinto italiano" (recensione da Forumopera.com)


"Questo disco, pubblicato dalla Decca con mezzi quasi indecorosi (la registrazione di questo ambizioso programma è stata montata in quattro giorni, non è stato giudicato educato invitare il coro necessario per alcune pagine, la copertina è raffazzonata e la foto sovraesposta non rende per nulla giustizia alla reale bellezza e alla femminilità della signora Dessì...) sembra oggi un ufo. Vent'anni fa numerose uscite mensili dello stesso tipo riempivano le colonne di Opera International. Inizialmente avremmo dovuto recensire questo lavoro per puro dovere di cronaca, ma ne restammo subito colpiti. Un'emozione carnale, animale, che correva al cuore e all'intestino. Viscerale e rarissima sensazione, che sconvolge una serata destinata a tutt'altre occupazioni. La Dessì, sfavillante e superba superstite della sua discendenza, aristocratica, completa ed ovviamente maledetta dai "grandi" media.
Autentica Prima Donna del suo registro, non di quelle che occupano abusivamente le riviste patinate ossia la comodità mutilata e senza rischio degli studi "liftanti". Porta ormai da sola il patrimonio di quello che l'Italia produceva ancora regolarmente fino a poco tempo fa, nell'arte di Celestina Boninsegna, Arangi-Lombardi, Pobbe, Stella, Cerquetti e naturalmente Tebaldi. Da trent'anni ormai, pazientemente, partendo come lirico puro, la bella Daniela ha costruito il suo edificio, da conquista a vittoria su sé stessa (più di cinquanta ruoli tra i cui un numero impressionante di bersagli centrati), si sta guadagnando autenticamente il suo stato, quello di una della migliori titolari del repertorio verista (è stata Margherita nel Mefistofele, Adriana Lecovreur, Maddalena di Coigny, Fedora, Ginevra ne La cena delle Beffe di Giordano, Nedda, Iris, Suzel ne L'amico Fritz, Dolly in Sly, Francesca da Rimini) pucciniano (Mimì, Minnie, Cio-Cio-San, Manon, Tosca, Liù, Suor Angelica, Giorgetta, Lauretta), con il rischio di contraddire l'affermazione di un esimio collega*. Terzo pilastro e non meno importante, Verdi nella sua maturità, al quale è dedicato questo disco. Delle dodici pagine, la quasi totalità rappresenta la quotidianità della Diva italiana in cui si riflette l'esatta attualità dei suoi mezzi senza inganni né equivoci, senza schivate o false scuse. In una parola, quello che la Dessì apre anima e corpo al suo pubblico, col susseguirsi delle stagioni, dovrebbe restare, a dispetto di tutti, il primo motivo di un disco. Il programma, impensabile ai giorni nostri per la maggior parte delle cantanti, si apre sulla sortita dell'Elvira di Ernani. E ci fa incassare numerosi colpi.
Con noi lobotomizzati da ore di "canto" asettico delle star "cartonate", le nostre orecchie scoprono, stupefatte, che questa generosità vocale, in tutta la sua franchezza, esiste ancora! Più che la Tebaldi, "Surta è la notte" fa risorgere le Verdi arias, storiche incisioni della Callas, soprattutto quelle dei primi due volumi. Senza alcuna volontà di imitazione, l'omaggio è là, sobrietà nel recitativo, linea, slancio, dono totale, persino nella tensione percepibile sull'acuto estremo. L'aria della Lady viene allo stesso modo innalzata ad una notevole nobiltà e lascia presagire un debutto nel ruolo ormai seriamente preso in considerazione. La romanza di Medora farebbe piangere anche i sassi. La Dessì ci dimostra qui tutta la sua scuola.
Una scuola che sapeva ancora piegare una vocalità spinta alle agilità belcantiste, armandole di bagaglio indispensabile (trillo, mezzatinta, sfumature, costruzione della cadenza...), meno narcisista di una Ricciarelli o edonista di una Caballé, Daniela rende qui ancora omaggio ad una Maria agli ultimi bagliori delle sue incisioni, alcune delle quali sarebbero dovute sfuggire all'impietosa venalità della major. La progressione del programma è di un'intelligenza senza lacuna: gli estratti da Il Trovatore sono semplicemente indispensabili. Sovrana nel controllo, con asciuttezza e precisione del recitativo, la Dessì è una Leonora di sconvolgente umanità, di seduzione immediata nel suo pudore e nella sua femminilità (qualità rarissime nella nostra epoca di prostituzione vocale e di esibizionismo epidermico). La grande vittoria della Dessì è l'equilibrio perfetto tra il belcantismo ancora latente e la maniera verdiana più tarda già chiaramente enunciata.
Onta alla Decca! Se il marito di Daniela (autentico Primo Tenore!) si abbassa alle battute di Ruiz, la Dessì deve ora operare il taglio del coro inderogabile e quindi del "Miserere", in cui ella sarebbe stata senza dubbio perfetta, passando direttamente alla cabaletta "Tu vedrai" condotta con vera energia. Dopo un Bolero eseguito come si deve, sentito e sanguigno, due altri vertici: Amelia e l'altra Leonora. Due ritratti distinti, carichi di dignità, di sofferenza contenuta, un'interprete al servizio del compositore, emozione totale... Eboli la principessa guercia, per una delle grandi Elisabette del momento, può dunque essere diversa dalla matrona pettegola? Eboli, questa sera, sarà una giovane donna che per amore corre il rischio di perdere tutto. Conclude Aida, per le Verdiane quello che Norma è per le Belcantiste... E la Dessì ormai le affronta entrambe. Sognata fin dal suo debutto come cantante, la sua Etiope riassume il suo percorso paziente, pudico, vita dedicata ad un'Arte, bellezza dedicata alla scena. La sua Aida esprime lo sconforto di un'adolescente che tende le braccia, mentre implora il vostro conforto.
Come non vediamo l'ora di omaggiare la bella Daniela! Il 2011 non è così lontano e ancora una volta, Mazzonis e l'Opéra Royal de Wallonie rischiano di creare un doppio avvenimento poichè Daniela è annunciata non solo come Desdemona, ma anche come... Leonora ne Il Trovatore (aprile/maggio e settembre/ottobre). Intanto la Decca firma, probabilmente senza saperlo, uno dei suoi migliori recital da vari lustri. Da acquistare in fretta.

*Un recente articolo si estasiava davanti a “l’economia della scena” di un’amabile cantante che si vuole spacciare come la pucciniana della sua generazione e il cui ambizioso repertorio si riassume à Mimì, La Rondine, una Butterfly certo magnifica in studio ma mai portata sulle scene e qualche Tosca recentemente annullata. Anche se in quest’epoca “rutabagesca” abbiamo imparato a saziarci di poco, che sia permesso di ricordare, rispetto alle grande discografie storiche delle Callas, Tebaldi, Freni, Scotto… che un’integrale o un recital dovrebbero idealmente coronare l’interpretazione maggiore di un artista che ne ha fatto prova sulla scena. Quando Dame Joan si regalava Turandot o l’Elisir, poteva vantarsi di accostargli, in atto di costrizione, venti integrali o recital che confermassero il suo repertorio scenico."

Philippe PONTHIR, 05/07/09

Pour l' original français: http://www.forumopera.com/index.php?mact=News,cntnt01,detail,0&cntnt01articleid=1062&cntnt01origid=57&cntnt01lang=fr_FR&cntnt01returnid=55

TRACKLIST
1. "Ernani, Ernani involami...", Ernani
2. "La luce langue...", Macbeth
3. "Non so le tetre immagini...", Il Corsaro
4. "Tacea la notte placida...", Il Trovatore
5. "Di tale amor che dirsi...", Il Trovatore
6. "D' amor sull' ali rosee..." Il Trovatore
7. "Tu vedrai che amore in terra..." Il Trovatore
8. "Mercè dilette amiche..." I Vespri Siciliani
9. "Ecco l' orrido campo..." Un ballo in maschera
10. "Pace mio Dio..." La Forza del Destino
11. "O don fatale..." Don Carlo
12. "O cieli azzurri..." Aida