Visualizzazione post con etichetta Ernani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ernani. Mostra tutti i post

lunedì 15 marzo 2010

Disponibile da oggi l'ERNANI registrato a Torino!

E' finalmente disponibile nei migliori negozi di dischi il cd di Ernani registrato dal vivo al Teatro Regio di Torino nel giugno 2007, pubblicato dall'etichetta Solo Voce.



Ecco il cast:

ERNANI Fabio Armiliato
ELVIRA Daniela Dessì
DON CARLO Lucio Gallo
DON RUY GOMEZ DE SILVA: Giacomo Prestia
GIOVANNA Elena Borin
DON RICCARDO Fulvio Oberto
JAGO Alessandro Svab

Coro e orchestra del Teatro di Regio di Torino; Bruno Campanella

domenica 6 settembre 2009

D'aragonese vergine scendeami voce al core...

Dal nostro Jimmy, inviato a Zurigo:
Dopo il fiasco veneziano dei "Lombardi alla prima crociata", insuccesso probabilmente inaspettato visto il vero e proprio trionfo alla prima scaligera del gennaio dello stesso anno, in Verdi matura la consapevolezza della necessità di una decisa virata artistica. Il soggetto per la nuova opera, biglietto da visita per il pubblico della Fenice, viene scelto con cura estrema: scartati (ma solo per ora…) "I due foscari" e "Il Corsaro", comincia a vagheggiare l’idea di mettere in musica quel Re Lear che diverrà poi ossessione per tutta la vita. Quando finalmente il conte Mocenigo, presidente del Teatro veneziano, gli propone di mettere in musica quell’"Hernani" di Victor Hugo, vero e proprio manifesto del teatro romantico che aveva già attratto il genio di Vincenzo Bellini, Verdi ne è letteralmente entusiasta. Scelto come librettista quell’abile e paziente Francesco Maria Piave che diverrà poi fido collaboratore per tanti capolavori, placate le richieste del soprano Sophie Joanna Loewe (Elvira) che pretendeva che l’opera finisse con un rondò tutto per lei in luogo dello splendido terzetto e aggirate le noie della censura che non vedeva certo di buon occhio la messa in scena di una congiura, che mal sopportava la presenza di parole come “sangue” e “vendetta” e che suggeriva di ribattezzare l’opera "L’onor castigliano" o "Il bandito", il 9 marzo 1844 Ernani infine andò in scena. Non fu certo una prima particolarmente fortunata, come ci racconta lo stesso Verdi: “Guasco (Ernani) era senza voce ed aveva una raucedine che faceva spavento. E’ impossibile stonare più di quello che fece ier sera la Lowe”. Nonostante questo però il successo dell’opera crebbe di recita in recita, attraversando le consacrazioni di Vienna e Parigi dell’anno seguente, e giungendo fino a noi con tutto il suo irresistibile fascino di meravigliosa opera di transizione...
Ed eccoci quindi giunti tanti anni dopo ai nostri giorni e più precisamente a Zurigo dove all’Opernaus va in scena l’"Ernani" verdiano come prima opera di repertorio della nuova stagione visto che la stessa, si era aperta con un trittico di balletti e un’opera sconosciuta ai più firmata Salieri dal titolo La Grotta di Trofonio, rappresentata però al Teatro di Winthertur.
Nel gremito teatro di Zurigo, l’"Ernani" proposto si presenta visivamente nella veste sempre gradevole della collaudata produzione scenica di Dante Ferretti,gli eleganti costumi di Gabriella Pescucci e la composta regia di Grisha Asagaroff.
Nel cast spicca per bravura e bellezza l’Elvira di Daniela Dessì: una presenza scenica che finalmente rende almeno più credibile la debole trama del dramma di Hugo, giustificando quindi la battaglia fra i tre pretendenti maschili per conquistare il cuore di questa affascinante eroina.
La difficile aria e la cabaletta iniziali sono risolte dal soprano genovese con grande classe e con una ricchezza di colori e di accenti davvero straordinaria, facendole sembrare persino facili all’ascolto. L’emissione è sempre ben controllata nella costante ricerca delle sonorità più adeguate e la voce risulta quindi sempre ben proiettata in tutta la gamma con acuti facili e note gravi ben timbrate ma mai esagerate. Una prestazione la sua davvero di riferimento, per uno dei ruoli verdiani più difficili e ingrati e accolta dal pubblico da calorosi applausi a scena aperta e da una meritata ovazione finale.
Luci e ombre per quanto riguarda invece il versante maschile del cast: Thomas Hampson è cantante che fa del fraseggio e della musicalità la sua carta vincente, unito ad una presenza scenica impressionante che rendono alla figura di Carlo tutta la sua eleganza e regalità. La voce a volte manca del “mordente” necessario per rendere alcune frasi tipicamente verdiane più incisive (“Lo vedremo o veglio audace”) o eccede a volte un poco nello stimbrare l’emissione per cercare un colore adeguato (“Vieni meco sol di rose”). Risolve però al meglio l’aria del terzo atto e il concertato finale, meritandosi un successo di pubblico davvero notevole.
Carlo Colombara è cantante intelligente e nel suo canto emerge la proprietà di accento, sicuramente frutto di un approfondimento stilistico. Un po’ meno valido il suo approfondimento vocale caratterizzato dalla tendenza a gravare un po’ troppo il registro centrale, a discapito della morbidezza timbrica, ma soprattutto l’emissione delle note acute che risultano leggermente “indietro” rispetto al resto della voce. Una prestazione comunque nel complesso sicuramente buona.
Chi si ricorda Salvatore Licitra come la grande promessa tenorile di qualche anno fa, resta davvero sconcertato dal cambiamento avvenuto in così pochi anni. Il tenore siciliano, che debuttava nel ruolo del bandito Ernani, sembra lottare tutta la sera con se stesso e con le note da emettere: il suo canto è piatto e stimbrato, con un volume incontrollato e costantemente esasperato verso il forte in tutta l’emissione. Questa impostazione vocale, non gli consente quindi di poter legare i suoni e gli acuti sono di conseguenza lanciati a gola spiegata, apparentemente senza un minimo accenno ad un tentativo di cercarne bellezza, qualità o colore attraverso una tecnica educata. L’interprete risulta purtroppo anche inerte e probabilmente troppo condizionato dai problemi vocali: la sua gesticolazione tutta a scatti e pose, accompagnato da un atteggiamento eccessivamente da smargiasso, non hanno nulla a che vedere con l’elegante duca Giovanni d’Aragona che si cela sotto le spoglie del bandito Ernani. Per lui tiepidi applausi di convenienza, a ricordo forse dei suoi trascorsi e nella speranza di una profonda riflessione dopo questa ennesima deludente prestazione.
Davvero maiuscola la direzione di Nello Santi che ha offerto una lettura del capolavoro verdiano caratterizzata dalla perfetta scelta dei tempi, degli accenti e delle dinamiche, sempre al servizio dei cantanti senza mai perdere di personalità interpretativa.
Bene il coro soprattutto nel celebre “Si ridesti il Leon di Castiglia” davvero emozionante e l’orchestra che ha dato sicuramente una fra le sue migliori prestazione, come già menzionato, sotto l’esperta bacchetta del maestro Santi.
Alla fine trionfo per la Dessì e per il “Divo locale” Hampson e successo in generale per lo spettacolo, con il rammarico di serata in cui è davvero mancato il protagonista del titolo.

4 settembre 2009
Opernhaus, Zürich

ERNANI
Giuseppe Verdi

personaggi e interpreti:
ERNANI: Salvatore Licitra
ELVIRA: Daniela Dessì
DON CARLO: Thomas Hampson
DON RUY GOMEZ DE SILVA: Carlo Colombara
GIOVANNA: Huiling Zhu
DON RICCARDO: Miroslav Christof
JAGO: Giuseppe Scorsin

direttore: Nello Santi

regia: Grischa Asagaroff

sabato 18 luglio 2009

"L' autentica testimonianza dell' ultimo soprano lirico-spinto italiano" (recensione da Forumopera.com)


"Questo disco, pubblicato dalla Decca con mezzi quasi indecorosi (la registrazione di questo ambizioso programma è stata montata in quattro giorni, non è stato giudicato educato invitare il coro necessario per alcune pagine, la copertina è raffazzonata e la foto sovraesposta non rende per nulla giustizia alla reale bellezza e alla femminilità della signora Dessì...) sembra oggi un ufo. Vent'anni fa numerose uscite mensili dello stesso tipo riempivano le colonne di Opera International. Inizialmente avremmo dovuto recensire questo lavoro per puro dovere di cronaca, ma ne restammo subito colpiti. Un'emozione carnale, animale, che correva al cuore e all'intestino. Viscerale e rarissima sensazione, che sconvolge una serata destinata a tutt'altre occupazioni. La Dessì, sfavillante e superba superstite della sua discendenza, aristocratica, completa ed ovviamente maledetta dai "grandi" media.
Autentica Prima Donna del suo registro, non di quelle che occupano abusivamente le riviste patinate ossia la comodità mutilata e senza rischio degli studi "liftanti". Porta ormai da sola il patrimonio di quello che l'Italia produceva ancora regolarmente fino a poco tempo fa, nell'arte di Celestina Boninsegna, Arangi-Lombardi, Pobbe, Stella, Cerquetti e naturalmente Tebaldi. Da trent'anni ormai, pazientemente, partendo come lirico puro, la bella Daniela ha costruito il suo edificio, da conquista a vittoria su sé stessa (più di cinquanta ruoli tra i cui un numero impressionante di bersagli centrati), si sta guadagnando autenticamente il suo stato, quello di una della migliori titolari del repertorio verista (è stata Margherita nel Mefistofele, Adriana Lecovreur, Maddalena di Coigny, Fedora, Ginevra ne La cena delle Beffe di Giordano, Nedda, Iris, Suzel ne L'amico Fritz, Dolly in Sly, Francesca da Rimini) pucciniano (Mimì, Minnie, Cio-Cio-San, Manon, Tosca, Liù, Suor Angelica, Giorgetta, Lauretta), con il rischio di contraddire l'affermazione di un esimio collega*. Terzo pilastro e non meno importante, Verdi nella sua maturità, al quale è dedicato questo disco. Delle dodici pagine, la quasi totalità rappresenta la quotidianità della Diva italiana in cui si riflette l'esatta attualità dei suoi mezzi senza inganni né equivoci, senza schivate o false scuse. In una parola, quello che la Dessì apre anima e corpo al suo pubblico, col susseguirsi delle stagioni, dovrebbe restare, a dispetto di tutti, il primo motivo di un disco. Il programma, impensabile ai giorni nostri per la maggior parte delle cantanti, si apre sulla sortita dell'Elvira di Ernani. E ci fa incassare numerosi colpi.
Con noi lobotomizzati da ore di "canto" asettico delle star "cartonate", le nostre orecchie scoprono, stupefatte, che questa generosità vocale, in tutta la sua franchezza, esiste ancora! Più che la Tebaldi, "Surta è la notte" fa risorgere le Verdi arias, storiche incisioni della Callas, soprattutto quelle dei primi due volumi. Senza alcuna volontà di imitazione, l'omaggio è là, sobrietà nel recitativo, linea, slancio, dono totale, persino nella tensione percepibile sull'acuto estremo. L'aria della Lady viene allo stesso modo innalzata ad una notevole nobiltà e lascia presagire un debutto nel ruolo ormai seriamente preso in considerazione. La romanza di Medora farebbe piangere anche i sassi. La Dessì ci dimostra qui tutta la sua scuola.
Una scuola che sapeva ancora piegare una vocalità spinta alle agilità belcantiste, armandole di bagaglio indispensabile (trillo, mezzatinta, sfumature, costruzione della cadenza...), meno narcisista di una Ricciarelli o edonista di una Caballé, Daniela rende qui ancora omaggio ad una Maria agli ultimi bagliori delle sue incisioni, alcune delle quali sarebbero dovute sfuggire all'impietosa venalità della major. La progressione del programma è di un'intelligenza senza lacuna: gli estratti da Il Trovatore sono semplicemente indispensabili. Sovrana nel controllo, con asciuttezza e precisione del recitativo, la Dessì è una Leonora di sconvolgente umanità, di seduzione immediata nel suo pudore e nella sua femminilità (qualità rarissime nella nostra epoca di prostituzione vocale e di esibizionismo epidermico). La grande vittoria della Dessì è l'equilibrio perfetto tra il belcantismo ancora latente e la maniera verdiana più tarda già chiaramente enunciata.
Onta alla Decca! Se il marito di Daniela (autentico Primo Tenore!) si abbassa alle battute di Ruiz, la Dessì deve ora operare il taglio del coro inderogabile e quindi del "Miserere", in cui ella sarebbe stata senza dubbio perfetta, passando direttamente alla cabaletta "Tu vedrai" condotta con vera energia. Dopo un Bolero eseguito come si deve, sentito e sanguigno, due altri vertici: Amelia e l'altra Leonora. Due ritratti distinti, carichi di dignità, di sofferenza contenuta, un'interprete al servizio del compositore, emozione totale... Eboli la principessa guercia, per una delle grandi Elisabette del momento, può dunque essere diversa dalla matrona pettegola? Eboli, questa sera, sarà una giovane donna che per amore corre il rischio di perdere tutto. Conclude Aida, per le Verdiane quello che Norma è per le Belcantiste... E la Dessì ormai le affronta entrambe. Sognata fin dal suo debutto come cantante, la sua Etiope riassume il suo percorso paziente, pudico, vita dedicata ad un'Arte, bellezza dedicata alla scena. La sua Aida esprime lo sconforto di un'adolescente che tende le braccia, mentre implora il vostro conforto.
Come non vediamo l'ora di omaggiare la bella Daniela! Il 2011 non è così lontano e ancora una volta, Mazzonis e l'Opéra Royal de Wallonie rischiano di creare un doppio avvenimento poichè Daniela è annunciata non solo come Desdemona, ma anche come... Leonora ne Il Trovatore (aprile/maggio e settembre/ottobre). Intanto la Decca firma, probabilmente senza saperlo, uno dei suoi migliori recital da vari lustri. Da acquistare in fretta.

*Un recente articolo si estasiava davanti a “l’economia della scena” di un’amabile cantante che si vuole spacciare come la pucciniana della sua generazione e il cui ambizioso repertorio si riassume à Mimì, La Rondine, una Butterfly certo magnifica in studio ma mai portata sulle scene e qualche Tosca recentemente annullata. Anche se in quest’epoca “rutabagesca” abbiamo imparato a saziarci di poco, che sia permesso di ricordare, rispetto alle grande discografie storiche delle Callas, Tebaldi, Freni, Scotto… che un’integrale o un recital dovrebbero idealmente coronare l’interpretazione maggiore di un artista che ne ha fatto prova sulla scena. Quando Dame Joan si regalava Turandot o l’Elisir, poteva vantarsi di accostargli, in atto di costrizione, venti integrali o recital che confermassero il suo repertorio scenico."

Philippe PONTHIR, 05/07/09

Pour l' original français: http://www.forumopera.com/index.php?mact=News,cntnt01,detail,0&cntnt01articleid=1062&cntnt01origid=57&cntnt01lang=fr_FR&cntnt01returnid=55

TRACKLIST
1. "Ernani, Ernani involami...", Ernani
2. "La luce langue...", Macbeth
3. "Non so le tetre immagini...", Il Corsaro
4. "Tacea la notte placida...", Il Trovatore
5. "Di tale amor che dirsi...", Il Trovatore
6. "D' amor sull' ali rosee..." Il Trovatore
7. "Tu vedrai che amore in terra..." Il Trovatore
8. "Mercè dilette amiche..." I Vespri Siciliani
9. "Ecco l' orrido campo..." Un ballo in maschera
10. "Pace mio Dio..." La Forza del Destino
11. "O don fatale..." Don Carlo
12. "O cieli azzurri..." Aida