giovedì 9 settembre 2010

Il PUCCINI FESTIVAL 2010 su Rai Tre!


Per il ciclo La Musica di Rai Tre, questa notte verrà trasmesso (per l'orario preciso meglio attenersi al sito) uno speciale dedicato al Festival Puccini 2010 in cui, tra l'altro, compariranno interviste a Daniela Dessì e Fabio Armiliato.
Buona visione!

mercoledì 11 agosto 2010

"Mettiamoci all'Opera"... a Cortina d'Ampezzo!


Rimporto questa succulenta news uscita sul sito Cortina Incontra:
“Casta diva”, “Libiam ne’ lieti calici”, “Va pensiero”, La donna è mobile”. Come dire, il patrimonio musicale che in un modo o nell’altro è entrato non solo nelle orecchie ma nella vita stessa degli italiani. Una serata speciale all’Audi Palace, che per l’occasione trasforma la platea in un loggione – non necessariamente di melomani, ma almeno di curiosi – e il palco nel proscenio della Scala. Musica e storia si fonderanno in uno spettacolo, che da Verdi a Puccini, passando per Mascagni e tanti altri, ripercorrerà i fasti del genere musicale che ci ha fatto definire il paese del bel canto. Tutti in piedi, dunque, ad applaudire i nostri straordinari cantanti, la soprano Daniela Dessì e il tenore Fabio Armiliato (che nella vita sono moglie e marito), che accompagnati dal grande Lorenzo Arruga ci faranno ascoltare alcune di quelle arie che, come osserva lo stesso critico musicale, girando per il mondo ti fanno sentire orgogliosamente italiano. Con tanto di dotta spiegazione. Venite e che…“nessun dorma”.

http://www.cortinaincontra.it/appuntamenti/Pagine/Mettiamoci%20all%20opera.aspx

L'evento verrà anche trasmesso, a partire dalle ore 21:30 del 14 Agosto 2010, in diretta sul canale 901 di Sky ed in streaming sul sito Cortina Incontra.

Buona visione!

domenica 25 luglio 2010

Or son cent'anni...


"Venerdì 16 luglio è andata in scena a Torre del Lago La Fanciulla del West nell’edizione del centenario dell’opera. Purtroppo questo capolavoro di Puccini rappresentato per la prima volta alla Metropolitan Opera di New York nel dicembre del 1910, non ha avuto negli anni il successo di pubblico che altri titoli dello stesso compositore, magari meno accattivanti, hanno conseguito. La Fanciulla del West tratta da un dramma teatrale dello scrittore David Belasco venne musicata da Puccini con una sensibilità tutta nuova per la caratterizzazione di un luogo e della sua natura così come dei personaggi che lo popolano. Si può dire senza presunzione che la Fanciulla del West apra la strada alla musica moderna (per me molto di più di quanto farà Turandot) per la sua estrema attualità che in alcuni passaggi lascia stupefatti; Puccini stesso la descrisse in una lettera a Sybil Seligman come la sua migliore creatura, ed a ragione. A questi richiami descrittivi nella parte orchestrale corrispondono delle scritture vocali di grande difficoltà sia tecnica che espressiva; al canto,infatti, bisogna donare la sensibilità dell’animo del personaggio e purtroppo non sempre le due cose vanno di pari passo, come si spererebbe. Il Festival proponeva una nuova produzione puntando sulle due stelle della lirica internazionale Daniela Dessì e Fabio Armiliato che hanno riscosso un vero trionfo; si affidava inoltre la regia alla tedesca Kirsten Harms, le scene allo scultore Franco Adami ed i costumi a Giovanna Fiorentini. L’allestimento nel suo complesso è stato accolto molto freddamente dal pubblico forse per incomprensioni nei confronti di soluzioni ed interpretazioni, soprattutto scenografiche, che andavano in altre direzioni rispetto alle indicazioni originali dell’ambientazione. Se non si deve rimanere ancorati ad una tradizione che potrebbe, agli occhi del pubblico moderno, risultare polverosa, bisognerebbe però innovare mantenendosi sul sentiero tracciato dagli autori dell’opera. Della caratteristica ambientazione western sono rimasti solo dei totem indiani che erano presenti sia come sculture sia dipinti sul fondale del secondo atto, per il resto vediamo un saloon abbozzato, ma che di western ha davvero poco, una capanna di Minnie inesistente, sostituita da elementi scenici che non richiamano (eccettuati il tavolo e gli sgabelli) una casa ed una foresta troppo stilizzata nel terzo atto. I costumi erano riconducibili al momento storico, ma anch’essi spesso inadatti a distinguere i personaggi e ad inquadrarli nel loro ruolo sociale ( i minatori non avevano gli attrezzi del mestiere); la regia proponeva movimenti interessanti, nelle masse in particolare. Spesso però c’era quella incongruenza tra libretto ed azione scenica che negli spettacoli di oggi è ricorrente. Penso che il dissenso del pubblico si sia manifestato poiché non era possibile, con un allestimento del genere, capire la storia ed i suoi avvenimenti senza conoscere precedentemente l’opera; se si vuole avvicinare un nuovo pubblico a questo bellissimo genere musicale lo si deve anche guidare alla conoscenza dei capolavori. Come ho detto i protagonisti di questa edizione dell’opera erano Daniela Dessì e Fabio Armiliato che tornavano in questo titolo a Torre del Lago dove lo avevano già affrontato insieme nel 2005 e dopo averlo proposto anche a Roma e Siviglia.
Il ruolo di Minnie è quello di una giovane che con la propria forza di volontà e l’affetto riesce a tenere a bada un gruppo di minatori che pendono dalle sue labbra per ogni cosa, Minnie è la loro mamma, è quella mamma che hanno lasciato a casa, magari oltreoceano, per cercare la fortuna in America. Daniela Dessì ha debuttato il ruolo nel 2005 e da questo momento lo ha maturato vocalmente e scenicamente tanto da farne ,oggi, uno dei suoi cavalli di battaglia; cantante di riferimento nel repertorio pucciniano (come dimostra anche il cd Decca di recente pubblicazione), la signora Dessì in questa produzione ha riportato Minnie ad essere la fanciulla, e non la donna, come troppe volte ci è stata presentata. Una fanciulla, intendiamoci, dotata di un’intelligenza e una personalità non comuni data la situazione in cui vive, ma pur sempre desiderosa di vita e di emozioni. Abbiamo ascoltato un canto fermo, sicuro su tutti i passaggi più ostici della partitura (quella che insieme e forse più di Turandot richiede una tecnica formidabile), dal do scoperto di “Laggiù nel Soledad” al difficile “Oh se sapeste…”, fino all’”anche tu lo vorrai Joe..”, per citarne solo alcuni. La Dessì ha emozionato per il modo in cui pronunciava ogni piccola parola, ogni sillaba che prevedevano le sue frasi, e per come quindi queste parole erano sposate ad una emissione sempre ottima su tutta la tessitura, senza cedere ad effetti veristici, per un’innata intelligenza musicale, e risolvendo il personaggio sul tono che gli è più proprio, cioè quello giovanile e lirico. Scenicamente ogni piccolo movimento era calibrato alla situazione, si trattava di una Fanciulla vitale negli scontri con Jack Rance e sensuale negli abbandoni con Dick Johnson; la figura sempre affascinante completava il capolavoro realizzato già nella parte musicale da questa grande artista.

Non le era da meno, ne vocalmente ne scenicamente Fabio Armiliato che ho ammirato per una grande e partecipata aderenza al personaggio, che è adatto a lui musicalmente ed anche fisicamente, richiedendo da una parte una voce di tenore lirico spinto-drammatico qual è la sua e dall’altra una figura slanciata ed atletica. Fin dall’entrata con la frase “chi c’è per farmi i ricci?”si comprende la baldanza giovanile che pervade il sangue del bandito messicano che infatti non tarda ad accostarsi a Minnie, che però, come sappiamo aveva già incontrato. Armiliato riesce a sfumare il canto nei momenti di più intensa passionalità così come a renderlo eroico e più vigoroso quando si tratta di doversi difendere da Jack Rance o nella fatidica “Or son sei mesi…”vero banco di prova per un tenore pucciniano. Nell’altra grande aria “Risparmiate lo scherno…Ch’ella mi creda libero e lontano” si ascolta una voce che viene piegata al lirismo, con dei risultati veramente notevoli nelle dinamiche musicali associate al testo; è chiaro che l’aria ha strappato un grande applauso a scena aperta, e la motivazione è semplice;infatti non veniva isolata come momento di puro e solo canto, ma costituiva un punto fondamentale nell’interpretazione vocale e scenica di Armiliato che ha riconfermato di essere IL Johnson di oggi. Scenicamente i momenti di più intensa passionalità lo trovano a dialogare in modo perfetto con Daniela Dessì con un linguaggio dei gesti e dei movimenti tra loro ormai consolidato mentre invece risulta un vero bandito, ma pur sempre uomo fragile ed eroe allo steso tempo, quando deve confrontarsi nel terzo atto con Rance e i ragazzi del campo che lo trovano (forse giustamente) un ostacolo alla loro felicità che ormai si era ricreata (anche grazie a Minnie) in un paese straniero e lontano dalla patria. Durante tutta l’opera non c’è mai un guardare il personaggio a distanza, ed un pensare solamente al canto, come si sarà capito, anzi un penetrarlo nell’anima; riprova di questa capacità nell’esplorare dall’i terno gli eroi pucciniani è il nuovo cd Decca “Nessun Dorma” che comprende tutte le arie tenorili da Edgar a Turandot e che dimostra versatilità nel canto e quindi una grande conoscenza tecnica. Il “cattivo” della situazione, Jack Rance, era affidato al baritono messicano Carlos Almaguer, che avevo avuto occasione di sentire già come Alfio, e che non ha destato in me grandi emozioni, pur cantando correttamente ogni passaggio, con voce di volume ragguardevole. Ma il problema di questo Jack Rance era l’assenza dello sceriffo, dell’uomo innamorato e solo, infatti c’era esclusivamente il cantante che cantava bene, ma tutto sempre spinto ad una forza ed un brutalità che, nella mia concezione del personaggio ne costituiscono solo una parte. Da segnalare la presenza di un veterano del canto lirico come Luigi Roni che dava voce e corpo ad un Ashby molto credibile, testimonianza di come un grande artista possa ancora, dopo anni ed anni di carriera, rendere un personaggio minore unico e di rilievo nella storia. Di livello discreto i comprimari, che hanno in quest’opera il difficile compito di interagire tra loro vocalmente e scenicamente in modo ineccepibile. Il coro, interamente maschile, ha dato una buona prova diretto da Stefano Visconti, maestro di grande esperienza. L’orchestra, diretta per l’occasione da Alberto Veronesi, direttore artistico del Festival ha suonato correttamente ma priva di quella vitalità che in un’opera come la Fanciulla del West sarebbe auspicabile. Le scelte ritmiche di Veronesi sono state interessanti così come la ricerca dei dettagli e delle minuzie orchestrali, per altro geniali, di cui questo capolavoro è disseminato; c’è da dire che l’acustica del teatro non permette di godere completamente una partitura così complessa come questa, ma penso che si potranno prima o poi arginare questi problemi con delle modifiche strutturali. Successo al calor bianco per Daniela Dessì e Fabio Armiliato che hanno dato conferma del loro livello artistico, davvero ineguagliabile e calorosi applausi per gli altri cantanti, con i dissensi che ho già detto per la parte visiva. Bisogna dire che questa Fanciulla i suoi cento anni li porta magnificamente, buon compleanno!!!!!!!
Didier Pieri"



16 luglio 2010
Torre del Lago Puccini, Gran Teatro all'aperto
LA FANCIULLA DEL WEST

Minnie: Daniela Dessì
Dick Johnson: Fabio Armiliato
Jack Rance: Carlos Almaguer
Ashby: Luigi Roni
Sonora: Giovanni Guagliardo
Nick: Cristiano Olivieri
Sid: Federico Benetti
Trin: Marco Voleri
Bello: Massimiliano Valleggi
Harry: Ernesto Petti
Happy: Claudio Ottino
Larkens: Veio Torcigliani
Billy Jackrabbit: Choi Seing Pil
Wowkle: Larissa Demidova

Direttore: Alberto Veronesi

Regia: Kirsten Harms
Scene:Franco Adami

Orchestra e Coro del Festival Puccini
Maestro del Coro: Stefano Visconti

martedì 29 giugno 2010

E trionfavan le Stelle...


Ecco un po' di recensioni sulle due grandiose recite di Tosca al Teatro Carlo Felice di Genova:

"Daniela Dessì e Fabio Armiliato, che tornavano a cantare nel Teatro della loro città dopo diversi anni (era ora!), hanno colto un incontrovertibile successo personale con ovazioni da stadio che li hanno sommersi dopo "Vissi d'Arte" e "E lucevan le stelle" (bissata). E' evidente il loro affiatamento e il loro legame affettivo, che tanto ha giovato a un'opera "sanguigna" come Tosca."
A.Ottonello, Corriere Mercantile

"Applausi a scena aperta ieri sera al Teatro Carlo Felice di Genova per la “Tosca” di Giacomo Puccini interpretata magistralmente da Fabio Armiliato e Daniela Dessì.
Coppia sia sul palco che nella vita privata, i due hanno incantato il pubblico che li ha ricambiati tributando loro tutta la stima e l’affetto che una città come Genova spesso si crede non sia in grado di offrire in virtù di una millantata freddezza.
Il bis di Armiliato – Caravadossi in “Lucevan le Stelle” era dovuto, gli applausi scroscianti e generosi del pubblico critico ed attento anche. Daniela Dessì con la sua garbata eleganza, la gestualità generosa e delicata, ha saputo interpretare una Tosca colma di passione e fragilità al tempo stesso, e la splendida voce morbida ma potente ne hanno sancito il successo pieno presso pubblico e critica.
Fabio Armiliato è tornato nella sua Genova ed ha saputo conquistare ancora una volta quel Teatro che lo vide debuttare nel 1984 nelle vesti di Gabriele Adorno con il Simon Boccanegra. Molta strada è stata fatta, il suo percorso artistico gli ha visto segnare un successo dopo l’altro e la sua maturazione artistica è oggi giunta al culmine.
Anche Daniela Dessì ha avuto i suoi natali nella Superba. Si è diplomata in canto e pianoforte al Conservatorio “Arrigo Boito”di Parma specializzandosi in canto da concerto presso l’Accademia Chigiana di Siena. Dopo aver vinto il primo premio al Concorso Internazionale indetto dalla Rai nel 1980, ha debuttato con l’Opera Giocosa ne La serva padrona di Pergolesi, costituendo un repertorio comprendente circa 70 titoli da Monteverdi a Prokofiev, passando dal repertorio barocco alle sue straordinarie interpretazioni delle eroine mozartiane e verdiane, fino ad essere considerata oggi la miglior interprete del repertorio verista.
Siamo molto affezionati a questa coppia di assi della musica che sa portare l’Italia – e la nostra Genova – a livelli di eccellenza in tutto il mondo.
Grazie Fabio e Daniela!"
O. Mariotti, Genova-Zena

"Ovazioni anche a scena aperta alla coppia protagonista, il soprano Daniela Dessì e il tenore Fabio Armiliato, che deve addirittura bissare "E lucevan le stelle"... Segno caratterizzante di questa Tosca è stato quello del ritorno al Carlo Felice dei genovesi Dessì e Armiliato: intorno alla loro presenza si è ritagliata l'intera impostazione dello spettacolo. Applauditissimi non solo perchè genovesi, ma anche perchè per loro, insieme e separatamente, Tosca è ormai divenuta un vero cavallo di battaglia, portato nei maggiori teatri lirici del mondo. L'appassionata Tosca di Daniela Dessì appare pienamente consapevole delle stratificate sfaccettature del personaggio, oscillante fra tenerezze e scontrosità, fierezza e ingenuità. E Armiliato è un Cavaradossi stagliato in semplici ma assai efficaci intenzioni interpretative, convincente proprio per la sua diretta espressività."
W. E. Rosasco, Il Secolo XIX

"L'antica locuzione Nemo propheta in patria sua ha trovato clamorosa doppia smentita in occasione della prima di Tosca di Giacomo Puccini andata in scena al Teatro Carlo Felice di Genova lo scorso 8 Giugno. Il cast vedeva infatti nei panni della protagonista il soprano Daniela Dessì ed in quelli del pittore Mario Cavaradossi il tenore Fabio Armiliato: entrambi di origini genovesi e quindi impegnati a giocare “in casa” nel teatro della propria città. L'accoglienza per la coppia di artisti da parte del pubblico è stata assolutamente festosa e le cose del resto non potevano andare diversamente considerato l'alto livello della performance dei due cantanti che vantano con i rispettivi ruoli un rapporto di continuità decisamente significativo (A questo proposito basti solo ricordare che proprio il ruolo di Tosca rappresenta il personaggio portato in scena più volte dalla Dessì, la quale, nonostante sia artefice di una fra le più impegnative e prestigiose carriere dell'attuale panorama lirico mondiale e nonostante abbia abbracciato un repertorio decisamente vasto durante il corso degli anni, è ritornata con cadenza regolare ad interpretare in teatro la sfortunata eroina pucciniana). In questi casi è quindi inevitabile che la grande esperienza maturata nei rispettivi ruoli si faccia valere e che soprano e tenore riescano a gestire in modo ottimale le energie vocali da destinare alle proprie parti (oltremodo impegnative), così come è altrettanto vero che la lunga consuetudine con quest'opera abbia permesso loro di approfondire notevolmente lo scavo psicologico del personaggio affrontato, fornendone un'interpretazione compiuta e definita.
Entrando più nello specifico, la Tosca di Daniela Dessì non può che affascinare per i molti meriti esibiti, a cominciare dalla sempre soggiogante qualità timbrica, così rigogliosa in un registro centrale tanto morbido e tornito, specchio di una femminilità procace e sensuale spiccata. Lo si avverte distintamente negli abbandoni melodici dei duetti d'amore del primo e del terzo atto, in cui la passionalità della protagonista emerge in modo prepotente ma naturale, sempre misurato e spontaneo, mai esibito o ricercato. La carnosità timbrica del soprano è avvolgente e seduce insieme a Mario anche l'ascoltatore, conquistato dal fraseggio suadente e da tanta dovizia di mezzi. Nelle parti più drammatiche degli atti secondo e terzo invece, il soprano innerva il proprio canto di una grande tensione interpretativa che la porta ad affrontare con grande sicurezza e slancio tutti gli impegnativi scarti all'acuto prescritti dalla parte (ivi compreso quello della fatidica “lama”, adeguatamente incisivo e svettante), ma sempre senza tradire la natura intimamente lirica della propria voce e senza scadere in effetti di gusto troppo naturalista (la Dessì sceglie per esempio di cantare sempre ogni nota dello spartito, bandendo il ricorso al parlato anche nei punti in cui tradizionalmente esso viene praticato). Nel secondo atto l'appuntamento atteso con il momento solistico del “Vissi d'arte” la trova immedesimata e generosa oltre che festeggiatissima dal pubblico, mentre, per quanto riguarda il gioco scenico, l'attrice si muove sul palcoscenico con naturalezza ed eleganza veramente ammirevoli (doti evidenziate dalla sempre affascinante figura valorizzata dagli splendidi costumi disegnati per il suo personaggio). La conclusione del secondo atto lascia lo spettatore veramente senza fiato, sia per la pertinenza drammatica dei movimenti scenici che per la aderenza psicologica al momento teatrale: in definitiva una lettura maiuscola che conferma l'autorevolezza di un'interpretazione collaudata ma sempre profondamente sentita.
Dello stesso livello l'interpretazione di Cavaradossi offerta da un Fabio Armiliato in ottima forma vocale. Slancio sentimentale e patriottico convivono armoniosamente nella sua raffigurazione di Mario. Il timbro brunito conferisce la giusta virilità al personaggio mentre la propensione verso il canto a mezzavoce esibito nei momenti più intimi mette in risalto il lato più affettuoso e sentimentale dell'amante, come nel caso dell'aria del terzo atto, bissata a furor di popolo ed in cui Armiliato si è guadagnato un bel successo personale. Il lato eroico del personaggio emerge invece nel possesso sicuro del registro acuto che nell'esultanza del secondo atto ("Vittoria! Vittoria!") svetta imperioso ed adeguatamente insolente, provocando immediatamente l'applauso a scena aperta da parte del pubblico. Assolutamente calzanti poi sia la presenza scenica che le notevoli capacità attoriali, che delineano un Cavaradossi veramente credibile.
La direzione di Marco Boemi, alla testa dell'Orchestra del Teatro Carlo Felice, ha saputo equilibrare in maniera ottimale il rapporto voci-orchestra valorizzando adeguatamente le pagine strumentali ricche di colori e suggestioni.
Come anticipato applausi calorosissimi per tutti con punte di grande entusiasmo per la coppia Dessì-Armiliato."
F. Zanella, Operaclick

"La coppia Armiliato-Dessì ha naturalmente raccolto l'entusiasmo del pubblico: Cavaradossi, appassionato amante e spavaldo ribelle, si è congedato dalla vita con un'aria eseguita con gusto musicale e intelligenza; così come Tosca personaggio dipinto con grande esperienza e che con "Vissi d'Arte" ha avuto, meritatamente, caldi consensi dalla platea."
B.Catellani, Il Giornale

"Dessì è una Tosca di solido mestiere che in Vissi d’arte ha ottenuto una giustificata ovazione"
R. Iovino, La Repubblica

8 e 10 giugno 2010
Teatro Carlo Felice
Genova

TOSCA

TOSCA: Daniela Dessì
MARIO CAVARADOSSI: Fabio Armiliato
IL BARONE SCARPIA: Claudio Sgura
ANGELOTTI: Nicolay Bikov
SAGRESTANO: Armando Gabba
SPOLETTA: Marssimiliano Drappello
SCIARRONE: Angelo Nardinocchi
UN CARCERIERE: Roberto Conti

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice

Direttore: Marco Boemi

Regia: Renzo Giaccheri
Scene: Adolf Hohenstein

Allestimento: Fondazione del Teatro dell'Opera di Roma

lunedì 7 giugno 2010

Tosca sul grande schermo!

Dal Piemonte alla Puglia, dal Veneto alla Sardegna, ecco l'elenco delle sale cinematografiche italiane in cui giovedì 10 giugno, alle ore 20:30, verrà trasmessa in diretta la Tosca dal Teatro Carlo Felice di Genova:

"Daniela Dessì trionfa al MET con una Tosca storica"

mercoledì 2 giugno 2010

"Grazie Daniela Dessì!"


Riporto con enorme piacere questo post uscito sul blog dei Lavoratori del Teatro Lirico di Cagliari:
"UNA GRANDE ARTISTA HA INTONATO PER NOI UNA NOTA DI SOLIDARIETA’ E DI NETTO SOSTEGNO CHE NON PUO’ CHE DARCI SPERANZA E CORAGGIO: IL FAMOSO SOPRANO DANIELA DESSI’ HA PUBBLICAMENTE PRESO LE DIFESE DI NOI LAVORATORI DEI TEATRI LIRICI, DISTINGUENDOSI, PRESSOCHE’ SOLITARIA FRA GLI ARTISTI, DA CHI CI INDICA COME LA PRINCIPALE… CAUSA DELLA CRISI IN CUI I TEATRI VERSANO. GRANDE ARTISTA E GRANDE CUORE.

Scusate l’uso del maiuscolo, ma certe cose vanno dette a voce alta per poter contrastare le grandi voci che invece si esprimono in maniera malevola nei nostri confronti. Non alludo a nessuno in particolare (voglio evitare ulteriori polemiche): con grandi voci non mi riferisco solo a voci di cantanti ma a voci importanti ed autorevoli di ogni altro settore.

Alberto Loi"


Non zittite l'arte, 2 giugno 2010